Sartre e Rossanda: l’impegno etico e critico dell’intellettuale

Il volume di Sandra Teroni su un rapporto aperto e fecondo durato più di 30 anni

Jean Paul Sartre è tornato da tempo all’attenzione di studiosi e uomini di cultura per la rinnovata attualità delle opere filosofiche e letterarie e, soprattutto, per la nostalgia di una figura di cui oggi è drammatica l’assenza: l’intellettuale impegnato che insegna il pensiero critico e invita ad usarlo per preservare la libertà di giudizio contro le mutevoli forme del potere.

L’ultimo in ordine di pubblicazione è il volume curato da Sandra Teroni Sartre e Rossanda – Una ingombrate intransigenza” pubblicato da Donzelli alla fine del 2025. Il libro contiene un saggio introduttivo della curatrice, articoli, interviste e anche lettere, testimonianze e interventi a due voci, documenti in parte anche inediti, che segnano il percorso dell’amicizia e della stima reciproca fra il filosofo francese e la scrittrice e giornalista istriana che fu responsabile della Commissione culturale del Partito comunista italiano e confondatrice de Il Manifesto.  

Sullo sfondo del dialogo fra Sartre e Rossanda, l’attrazione che il teorico dell’esistenzialismo e la compagna Simone de Beauvoir sentivano per l’Italia e per i protagonisti della cultura letteraria e politica italiana che avevano cominciato a frequentare fin dal loro primo viaggio del 1946, quando avviarono stretti contatti con Elio Vittorini e il Politecnico. Sartre diventò assiduo frequentatore non soltanto delle riviste della sinistra italiana, ma anche della Casa della Cultura di Milano della quale per undici fu animatrice Rossana Rossanda che ne fece un luogo – scrisse Raffaele De Grada – dove “tutti coloro che volevano avere un rapporto con la sinistra venivano, dove c’era continuamente un dibattito alla pari , senza preclusioni, senza accademismi”.

Che cosa accomunava il pensatore francese e l’intellettuale militante del PCI? “Una delle ragioni della profonda intesa con Rossanda – scrive Sandra Teroni, che è stata insegnante di letteratura francese e ha scritto saggi sul romanzo francese del novecento e Simone de Beauvoir – ha le sue radici oltre che nella comune passione politica e nello stesso orientamento, sta nel valore fondativo di una profonda formazione letteraria, nella polarizzazione fra letteratura e politica, nel sacrificio della prima alla seconda. Entrambi sotto l’urto della storia”.

Così Sartre non si negava mai quando veniva richiesto di un intervento o di un’intervista e Rossanda era pronta ad aggiornarlo sull’elaborazione ideologica e politica in atto nel partito di Palmiro Togliatti, sul quale lo scrittore transalpino ha scritto un articolo, “Il mio amico Togliatti” ,apparso sull’Unità nel 1964 a pochi mesi dalla morte del leader comunista. L’intervento esprime tutta la amicizia e la stima per l’uomo che “aveva saputo congiungere due facoltà difficilmente compatibili, una delle quali deve appartenere al capo responsabile e l’altra è indispensabile all’intellettuale: incrollabile nell’azione senza mai rimettere in causa i principi, il metodo e lo scopo, non formulava mai un pensiero che non contenesse il germe della propria critica”.

Il giudizio su Togliatti rifletteva quello rivolto all’intero partito italiano (“nazionale e libero – libero perché nazionale – che faceva di tutto per salvaguardare l’unità internazionale”), così diverso da quello francese, chiuso e dogmatico, abbarbicato al materialismo dialettico e alla negazione del soggetto al quale, dopo un’adesione in nome dell’antifascismo, Sartre rivolse tutta la sua capacità di critica, brutalmente ricambiato.

Nel dialogo fra lui e Rossanda si ricostruisce non solo il percorso del pensiero filosofico e politico di Sartre, ma anche la graduale autonomia dei comunisti italiani da quelli sovietici: “la via italiana al socialismo”, riconoscibile negli scritti di Rossanda fino al momento nel quale il tentativo di un rinnovamento dei fondamenti marxiani del pensiero comunista, facendo tesoro delle idee e delle tesi  dei movimenti degli anni Sessanta, anche grazie all’influenza delle teorie sartriane, porta alla radiazione del gruppo del Manifesto e alla formazione di un nuovo movimento politico.

Si diceva all’inizio che c’è un altro motivo per il quale vale la pena leggere il volume di Sandra Teroni. Cogliere il senso di un’assenza in un mondo pericolosamente incline a lasciarsi manipolare da un potere che ha perso ogni limite etico e mostra i vecchi tratti della forza, dell’arroganza e dell’illiberalità. Per ritrovare la coscienza critica che lo ha guidato per tutta la sua esistenza, occorre tornare a studiare le opere di Sartre che fu rappresentante della parte più avanzata della coscienza e della cultura europea.

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