Scavi di San Casciano dei Bagni, dal fango un prezioso passato ponte verso il futuro

Il sito venne abbandonato verso il V secolo dc, tutto rimase al suo posto

È qui, nel Santuario Ritrovato del Bagno Grande a San Casciano Bagni, che Junco Valeriano fece la sua promessa di nozze, prima di diventare la “spia” che rivelò i tradimenti di Messalina all’Imperatore romano Claudio. Le tracce di personaggi antichi che, in questo lembo magico di Valdichiana, si immergevano nelle acque sacre chiedendo salute e guarigioni alle divinità, consentono adesso agli studiosi di ricostruire storie e percorsi di vita, grazie a molte iscrizioni rimaste intatte. Aggiungendo pathos ed emozioni alla suggestione dei reperti finora ritrovati in sei anni di scavi e miracolosamente conservati perché protetti dal fango e dalle acque minerali della sorgente.

Il santuario, che terminò la sua missione intorno al V secolo dopo Cristo, fu solo abbandonato. Niente andò distrutto. Ogni cosa rimase al suo posto. Come se qualcuno avesse chiuso una porta immaginaria, spento la luce, e lasciato alla natura il compito di preservare per secoli le testimonianze della fede e la generosità della natura. È lo stesso rispetto che ispira il lavoro dei giovani archeologi che lavorano al Santuario, sotto il coordinamento scientifico di Jacopo Tabolli e del direttore degli scavi Emanuele Mariotti:
preservare le acque e la sorgente che alimentava i bagni sacri, perché proprio l’acqua era il tramite del culto. Ma tutto è conservato: anche l’architettura, le palificazioni in legno, le divisioni fra le varie vasche che ormai consentono di comprendere l’estensione e i confini. Le ricerche sono state sempre portate avanti con passione e cura meticolosa, per non turbare gli equilibri di quello straordinario microcosmo che ha consentito di estrarre dal fango statue quasi a grandezza naturale, migliaia di antiche monete romane in oro, monili, ex voto, perfino una corona dorata. Ma anche uova – vere, non in bronzo – miracolosamente intatte e tanti serpentelli bronzei, che erano ritenuti portatori di fortuna e parevano vivi quando sono stati estratti durante gli scavi.

Il Santuario ritrovato del Bagno Grande è senz’altro il più grande deposito di statue in bronzo di età etrusca e romana che sia mai stata scoperto. Le statue estratte dal fango, datate tra il II e il I secolo avanti Cristo, hanno la dimensione rilevante di circa un metro perché realizzate secondo le regole della cosiddetta “Mensula Honorata” utilizzata per raffigurare le divinità o i pazienti che chiedevano miracoli agli dèi. Ci sono anche parti del corpo, forse ad indicare gli organi guariti, come nel caso di un busto di uomo praticamente tagliato a metà, dal collo all’ombelico, a cui grazie a un’iscrizione, si è dato anche un nome: Gaio Roscio, forse guarito da una malattia proprio in quella parte del corpo raffigurata nella statua dimezzata.

Dalle storie del passato, al futuro, di cui si è parlato a Siena, in un convegno internazionale organizzato dall’Università per Stranieri, l’istituzione a cui si deve il progetto di ricerca: “Il popolo di bronzo che torna dalle acque rinsalda la comunità di San Casciano Bagni” ha detto il Rettore Tomaso Montanari aprendo i lavori a cui hanno assistito anche cittadini di San Casciano, arrivati in autobus, per comprendere nel profondo la storia degli dèi e dei loro fedeli riemersi dal fango della propria campagna. Perché non si capisce fino in fondo il significato di questa scoperta, tra le più iimportanti dell’archeologia mondiale, se non si lega il passato al presente. In questo piccolo paese di poco più di 1.400 abitanti, all’estremo lembo meridionale della provincia di Siena, il vero miracolo le divinità del Santuario ritrovato lo stanno compiendo adesso, regalando impensabili squarci di futuro a questa terra.

Un’immagine degli scavi

La giovane sindaca di San Casciano Bagni, Agnese Carletti, che è anche presidente della Provincia, lo dice con emozione: “Nel 2026 aprirà nel cuore del nostro paese, in un palazzo del ‘500 acquistato per questo scopo, il Museo che consentirà di esporre tutti i reperti ritrovati. Stiamo lavorando allo statuto della Fondazione che lo gestirà. La comunità è coinvolta, attenta, segue passo passo quello che percepisce come una nuova occasione, un’opportunità soprattutto per i giovani, per rimanere qui, nella loro terra. La prossima settimana aprirà un negozio di alimentari. Sembra poco, e invece è un segnale, un evento”.

Un acquisto, quello del Palazzo che diventerà Museo, che non sarebbe stato possibile senza il finanziamento del Ministero della Cultura e il Soprintendente Gabriele Nannetti sottolinea la sinergia con l’amministrazione comunale: “Stiamo lavorando alla progettazione del primo lotto del parco archeologico, ma anche alla nuova sede del museo e del relativo ufficio nel centro storico: due obiettivi che dovrebbero essere raggiunti entro la fine del 2026. Il nostro Ministero ha messo a disposizione 4 milioni e mezzo di euro, con la linea di finanziamento dei Grandi Beni Culturali, ma non dimentichiamo gli sforzi che il Comune sta facendo, da inquadrare in una lucida gestione delle potenziali trasformazioni che potranno incidere nella comunità. La volontà locale – sottolinea Nannetti – infatti, indirizzata al mantenimento sul territorio degli elementi valoriali riconducibili allo scavo, è stata fin da subito condivisa tra il Comune e gli uffici del Ministero della Cultura.”. Restare saldi nelle proprie radici, come lo sono state per secoli e secoli, le statue degli dèi di bronzo, è la grande scommessa che unisce ricerca scientifica e vita quotidiana di una comunità. Anche per questo l’Università per Stranieri di Siena ha voluto prendere casa a San Casciano Bagni, in modo da ospitare archeologi e ricercatori che verranno da tutto il mondo: “Abbiamo acquistato la casa della nostra Università – ha sottolineato Montanari – come si fa quando si vuole vivere in una comunità. Siamo addossati alle mura medievali, vicino alla Porticciola dell’Accoglienza, che sembra fatta apposta per l’Università per Stranieri. Questa acquisizione ci sembra un passo importante, che dice che vogliamo rimanere a San Casciano. E dice anche un’altra cosa: che il vero tesoro è la comunità e il nostro rapporto con essa. Quindi non solo la ricerca, ma anche la restituzione della conoscenza, e la capacità di riannodare i fili tra coloro che erano vivi ieri e quelli che sono vivi oggi, perché San Casciano dei Bagni è uno di questi posti in cui, come diceva Carlo Levi, i tempi sono tutti compresenti e quel passato è ancora lì.”.

A maggio uscirà la pubblicazione scientifica che darà conto delle ultime scoperte. Il coordinatore scientifico Jacopo Tabolli annuncia ulteriori sorprese: “Le nuove scoperte dell’ultima campagna appena terminata permettono anche di rileggere quanto rinvenuto negli scorsi anni e delineano sempre più il quadro di uno scavo che è un osservatorio privilegiato su comunità antiche del territorio. I dati sono sorprendenti ed è chiaro che siamo solo all’inizio di un lungo percorso di ricerca”.

Una parte dei bronzi di San Casciano Bagni è ancora esposta al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, terza tappa dopo le mostre alle Scuderie del Quirinale e al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Vi resteranno fino al 2 marzo. Nessun dualismo con i più famosi bronzi di Riace. Semmai un richiamo, come in un dialogo a distanza tra le due
testimonianze di un’antichità che credeva nella bellezza. Aprendo la mostra, nell’estate scorsa, il direttore del Marc, Fabrizio Sudano, sottolineò questo legame: “Ho voluto fortemente che le due scoperte archeologiche più importanti degli ultimi due secoli, quella dei Bronzi di San Casciano e dei Bronzi di Riace, si incontrassero proprio al museo di Reggio Calabria. A cinquant’anni di distanza l’una dall’altra, le due scoperte sono sempre al centro dell’attenzione e faranno ancor parlare di sé in futuro”.

Nei prossimi mesi l’area di scavo a San Casciano Bagni si amplierà ulteriormente. C’è addirittura l’ipotesi che esista un ambiente gemello del Santuario ritrovato. Ma intanto durante il convegno, le immagini mostrate hanno riportato alla magia dei momenti dei ritrovamenti. Le mani dei giovani archeologi immersi nel fango che estraevano qualcosa da sottoterra. Si immagini la sorpresa, per esempio, quando all’improvviso, si è materializzato un grande serpente agatodemone, cioè “buono”, simbolo della salute. O una donna con le trecce e le braccia levate in segno di preghiera. Non ce l’ha fatta a trattenere la commozione il direttore degli scavi, Emanuele Mariotti, durante la sua relazione al convegno. Un momento raro in un ritrovo scientifico, ma bello proprio per la sua intensità.

A chi era nella sala, del resto, quelle immagini che scorrevano sullo schermo, suscitavano grandi suggestioni. Come quando, durante il report di Ada Salvi, incentrato sulle rappresentazioni di bambini e fanciulli ritrovati al Bagno Grande, è apparsa una statua di circa 60 centimetri, che raffigurava un bimbo. Vestito di una tunichetta, stringeva in mano una palla. Dall’iscrizione sulla sua gamba si trattava probabilmente di un oggetto rituale. E il bambino raffigurato era probabilmente un piccolo sacerdote. Ma è bello pensare che quella palla, stretta con vigore nella mano sinistra, sia stata semplicemente un giocattolo. Un oggetto amato che, in tutti questi secoli, abbia confortato quel piccolo bambino antico nella sua infanzia eterna protetta dal sacro fango.

In foto, il piccolo sacerdote che stringe la sua palla

Total
0
Condivisioni
Prec.
Made in Italy: i brand di tutto il mondo alla corte del re del mascara

Made in Italy: i brand di tutto il mondo alla corte del re del mascara

Ancorotti Cosmetics lo fornisce al 90% delle maggiori case internazionali

Succ.
Linea Faentina, scoppia la rivolta popolare

Linea Faentina, scoppia la rivolta popolare

Disservizi e sospensioni insopportabili per pendolari, studenti, lavoratori

You May Also Like
Total
0
Condividi