Mentre la stagione cinematografica estiva si appresta al suo canto del cigno, si affaccia nelle nostre sale una commedia degna (in tutti i sensi) di nota. Si tratta di Rock of ages, adattamento per il grande schermo del musical omonimo che aveva conquistato gli USA nella seconda metà degli anni Zero. Il regista è Adam Shankman, autore di una filmografia modesta dalla quale tuttavia cinque anni fa aveva spiccato il divertente Hairspray – Grasso è bello, con un John Travolta reso (per l’occorrenza) muliebre ed extra large.
La storia ripercorre i sogni e le speranze di due giovani aspiranti cantanti (una ingenua biondina di provincia ed il classico bravo ragazzo che la accoglie nella grande città) i quali, gravitando attorno al famoso locale Bourbon Room, cercano di costruirsi insieme un destino da star hollywoodiane. Con loro, a suon di dialoghi serrati e hit anni 80, interagisce un carosello di personaggi pittoreschi: la bellissima e bigotta integralista di Catherine Zeta-Jones, l’agente musicale spietato e calcolatore di Paul Giamatti, il pingue gestore in crisi di identità di Alec Baldwin e, soprattutto, l’indimenticabile rockstar strafatta e sessuomane interpretata da un magnifico Tom Cruise.
Al di là della solita ostentazione di ingenuità adolescenziale infarcita di ammiccamenti adulti e sovraesposizioni corporee, il film si presenta come un ennesimo (e riuscito) omaggio a quei favolosi eighties che tanto hanno monopolizzato i ricordi e le attenzioni del cinema di questi ultimi anni. Considerando le alternative in sala al momento, vale senza dubbio la pena optare per questo manifesto pop sgargiante e canterino. Fosse anche solo per godere di ogni minuto di Stacee Jaxx e potere aggiungere alla propria top ten un nuovo, personale mito cinefilo.
