Referendum trivelle, Libertà e Giustizia: 7 buone ragioni per votare Sì

Milano  – L’associazione onlus Libertà e Giusitizia individua 6 ragioni per cui è importante votare Sì al referendum trivelle di domenica 17 aprile. Tra queste la non sostenibilità ambientale ed economica dell’uso delle energie fossili come gas e petrolio (idrocarbuti fossili), collegata agli impegni presi dall’Italia e altri 194 paesi alla conferenza ONU di Parigi lo scorso dicembre per abbandonare le energie fossili. In particolare il carattere inquinante dell’estrazione degli idrocarburi e i rischi ambientali più gravi che la loro estrazione comporta nei mari chiusi come il Mediterraneo.  Il video dal Salentoper salvare il mare dalle trivelle votando Sì.

Il quesito del referendum è sull’abrogazione (Si o No) di una modifica alle “Norme in materia ambientale” effettuata dalla “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato” (detta legge di stabilita’ 2016).  la vittoria del Sì avrebbe l’effetto di spingere Renzi e tutta la politica italiana a recuperare il ritardo, rispetto ad altri paesi europei, accumulato sull’utilizzo delle energie rinnovabili.  Se vince il no (o se non si raggiunge il quorum, ossia il 50%+1 degli elettori) le estrazioni di idrocarburi non avranno scadenza certa: in molti casi potrebbero proseguire fino all’esaurimento del giacimento.

Il refrendum abrogativo del 17 marzo è la prima consultazione referendaria nella storia della Repubblica indetta dai Consigli delle Regioni: in 10 (ma ne sarebbero bastati 5) a luglio 2015 hanno proposto 6 quesiti referendari contro le norme a favore delle trivelle contenute nel decreto Sblocca Italia. Di questi 6 referendum, approvati dalla Corte di Cassazione,  ne è rimasto solo uno, quello posto dal referndum trivelle di domenica 17 aprile.

Ecco perchè votare Sì al referendum trivelle secondo Libertà e Giustizia:
1) il tempo delle fonti fossili è scaduto: in Italia il nostro Governo deve ivestire da subito su un modello energetico pulito, rinnovabile, distribuito  e dmeocratico, già affermato nei paesi più avanzati del nostro Pianeta
2) Le ircerche di petrolio e gas mettono a rischio in nostri mari e non danno alcun beneficio durevole al paese. Tutte le riserve di petrolio presenti nel mare italiano basterebbero a coprire solo 7 settimane di fabbisogno energetico e quelle di gas appena 6 mesi
3) l’estrazione di idrocarburi è un’attività inquinante, con un impatto rilevantesull’ambiente e sull’ecosistema marino, Anche la fasi di ricerca che utilizzano la tecnica airgun (esplosioni di aria compressa), hanno effetti devastanti per l’habitat e la fauna marina.
4) in un sistema chiuso come il mar Mediterraneo un eventuale incidente sarebbe disastroso e l’intervento umano pressoché inutile. Lo conferma l’incidente del 2010 avvenuto nel Golfo del Messico alla piattaforma Deepwater Horizon che ha provocato il più grave inquinbamento da petrolio mai registrato nelle acque degli Stati Uniti.
5) trivellare il nostro mare è un affare per i soli petrolieri, che in Italia trovano le condizioni economiche tra le più vantaggiose al mondo. Il petrolio degli italiani è un altro: bellezza, turismo, pesca, produzioni animali di qualità biodiversità, innovazione industriale ed energie alternative
6) oggi l’Italia produce più del 40% della sua energia da fonti rinnovabili, con 60 mila addetti tra diretti e indiretti e una ricaduta economica di 6 miliardi
7) alla conferenza ONU sul clima tenutasi a Parigi lo scroso dicembre, l’Italia – insieme con altri 194 – ha sottoscritto uno storico impegno a conenere la febbre della Terra entro 1,5 grad centigradi, perseguendo con chiarezza e decisione l’abbandono dell’utilizzo delle fonti fossili. Fermare le trivelle vuol dire essere coerenti con questo impegno.
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