Se ne è discusso sabato 2 febbraio 2013 allo Stensen di Firenze a conclusione del secondo ciclo di incontri dedicati quest’anno all’indagine dei rapporti tra dubbio e conoscenza e, più in generale, all’importanza del valore epistemico del dubbio.
Come messo in luce da Piero Meucci in apertura dei lavori, il giornalista, nella sua funzione di “detective del dubbio” dovrebbe avere il dovere di mettere in evidenza incongruenze, contraddizioni, falsità, avendo cura di sottoporre a critica le notizie. Non sempre questo è possibile, ma la funzione fondamentale del giornalista appare quella di costituire un interlocutore privilegiato tra il lettore e la notizia, assicurando una certa neutralità e favorendo un atteggiamento antidogmatico e riflessivo.
Dubitare, infatti, hanno osservato i due relatori invitati – Giampiero Gramaglia (ex Direttore ANSA) e Armando Massarenti (Il Sole 24 Ore) – rappresenta il vero e proprio motore dell’attività di chi fa dell’informazione quotidiana una passione e un lavoro. I giornalisti oggi si confrontano con i new media, con una immediatezza della diffusione delle notizie, spesso del tutto infondate, che sfrutta i mezzi digitali capaci di raggiungere il più ampio pubblico.
Gramaglia ha affermato l’importanza del “dovere del dubbio e della sua persistenza” per chi fa informazione: laddove la fonte non offre adeguati elementi a sostegno di una certa affermazione o fatto, sarebbe auspicabile esplicitare i dati mancanti o i dubbi, se argomentati razionalmente. Il giornalismo non ricerca, ha continuato, la verità, non ha la pretesa di ambire a un’astratta oggettività o imparzialità, ma ha il dovere di interrogarsi sui suoi metodi di lavoro e su temi fondamentali come il controllo, la correzione, la revisione dell’informazione.
L’accuratezza non deve, però, essere confusa con la freddezza dei dati, dei numeri, spesso da interpretare. Può sembrare incredibile, ma anche una semplice immagine o delle statistiche sono in grado di generare confusione nei lettori o veicolare vere e proprie falsità.
Anche Massarenti ha concordato sull’assicurare criteri di accuratezza delle notizie, ribadendo l’importanza delle recenti scoperte nel campo delle neuroscienze e delle scienze cognitive contemporanee per il giornalismo. Queste mettono in luce come l’essere umano sia soggetto a vere e proprie distorsioni, trappole cognitive sempre in agguato, responsabili di incomprensione e accettazione acritica di certe versione dei fatti in materia economica, politica o scientifica. Si assiste, inoltre, spesso ad un uso strumentale dei numeri, senza esplicitare le metodiche statistiche utilizzate. “Accuratezza, completezza, pertinenza” dovrebbero essere i principi base dell’informazione, con la consapevolezza che oggi, sempre di più, siamo tutti “fruitori e costruttori delle notizie”.
Il giornalista, infine, hanno concordato i relatori, dovrebbe far proprio l’atteggiamento ‘sperimentale’ di grande umiltà e predisposizione all’analisi, all’approfondimento, alla revisione. L’atteggiamento socratico diventa per questo un valore da salvaguardare e comunicare a quei giovani che intendono avvicinarsi alla professione di giornalista.
Alberto B