Nuovo calo della produzione industriale delle imprese reggiane nel trimestre luglio-settembre 2013. Secondo l’indagine congiunturale di Unindustria la flessione è stata dell’1,4% sull’analogo periodo dell’anno precedente. Il calo è tuttavia apparso meno intenso rispetto ai trimestri precedenti, grazie al sostegno della domanda estera, tornata a crescere in misura apprezzabile.
Prosegue però il trend negativo, anche se la caduta della produzione mostra segni di rallentamento dovuti in parte al fatto che il raffronto è stato effettuato con un trimestre, il terzo del 2012, caratterizzato da una forte flessione, in parte grazie alla tenuta delle imprese internazionalizzate. Diversamente, il calo della domanda interna sta avendo ripercussioni sulle performance delle imprese rivolte al mercato domestico o a mercati maturi, anch’essi colpiti dalla fase recessiva, o che appartengono a filiere complesse con scarsa visibilità autonoma. Il 43% degli intervistati ha registrato un lieve miglioramento tendenziale, a fronte del 21% che non ha avuto variazioni e del 36% che ha segnalato un peggioramento.
L’andamento del fatturato traccia un quadro di sostanziale stazionarietà: +0,7% la variazione acquisita rispetto all’analogo periodo del 2012. I numeri minimi del terzo trimestre non sciolgono l’incertezza sui caratteri e sull’intensità del percorso di ripresa. L’analisi dei dati di vendita mostra la divaricazione degli andamenti in funzione del mercato di destinazione: negativi per l’interno (-1,9%) e positivi per il mercato estero (+3,7%). La quota del fatturato estero sul totale mostra una tendenza di fondo crescente che è andata accelerando nell’ultimo periodo, indice di una maggior esposizione sui mercati esteri delle imprese reggiane che cercano di compensare così la stagnazione della domanda interna.
Anche la dinamica del portafoglio ordini riflette le difficoltà ancora presenti nello scenario. Gli ordinativi acquisiti nel trimestre dalle imprese industriali si posizionano in area positiva, ma di nuovo con andamenti diversi tra mercato interno ed estero e in frenata rispetto alla rilevazione precedente. Mentre gli ordini nel complesso fanno registrare un modesto +0,8%, la componente estera mostra una crescita del 2,7%.
Il mercato del lavoro riflette gli andamenti dell’economia. I dati occupazionali presentano un saldo negativo dell’1,6%.
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2012 |
2013 |
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II trim. |
III trim. |
IV trim. |
I trim. |
II trim. |
III tri. |
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| Produzione industriale |
-7,2 |
-6,9 |
-5,0 |
-3,9 |
-2,2 |
-1,4 |
| Fatturato |
-4,1 |
-9,4 |
-3,4 |
-8,6 |
-1,1 |
0,7 |
| Fatturato interno |
-9,8 |
-11,9 |
-7,3 |
-10,5 |
-4,1 |
-1,9 |
| Fatturato estero |
3,4 |
-8,5 |
1,2 |
-5,4 |
2,1 |
3,7 |
| Occupazione |
-0,4 |
-0,1 |
0,3 |
-0,8 |
-1,1 |
-1,6 |
| Ordini complessivi |
-7,5 |
-6,8 |
-4,5 |
-4,7 |
1,3 |
0,8 |
| Ordini esteri |
-2,4 |
-8,0 |
0,2 |
-4,0 |
1,5 |
2,7 |
«Il profilo delle aspettative a breve termine, meno ottimistico e più orientato ad una situazione di stallo, – commenta il presidente di Unindustria Stefano Landi – conferma un quadro congiunturale ancora instabile su cui gravano fattori critici che minacciano l’operatività delle imprese: instabilità del quadro politico interno, tassi di cambio, credit crunch, reale possibilità di conciliare politiche di rigore della spesa pubblica e politiche di sviluppo. Inoltre, la crescita meno sostenuta dei paesi emergenti e la crisi che continua nell’area euro pongono dubbi sulla capacità di mantenere un andamento delle esportazioni sufficiente a trainare la ripresa. Per il prossimo trimestre la maggior parte delle imprese intervistate (43,8%) prevede prudenzialmente livelli produttivi stabili sui valori attuali, il 29,7% si attende un ulteriore incremento e il 26,6% un peggioramento, ma i progressi attesi non sono ritenuti sufficienti ad invertire le tendenze occupazionali a breve che si confermano negative. Le principali leve di sviluppo su cui dobbiamo puntare rimangono le stesse su cui Confindustria ha sempre scommesso: occorre rimettere la manifattura al centro delle scelte, rendere il nostro territorio più attrattivo per gli investimenti produttivi anche dall’estero e ridurre in maniera sensibile il cuneo fiscale».
