Perché il Pd rispolvera Berlinguer?

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Berlinguer a Reggio nell’83, fotografato da Ghirri

Il Pd tiene a Reggio, col concorso di Sel, una sorta di seminario, grazie all’iniziativa di alcune sezioni, sulla figura di Enrico Berlinguer. Se è solo un momento di approfondimento l’iniziativa va lodata perché in questi nostri tempi l’amore per la storia appare davvero un inutile diversivo. Se dallo studio su uno dei massimi protagonisti della politica italiana del dopoguerra, al quale certo si deve quel coraggioso strappo con l’Urss consumato a seguito del colpo di stato in Polonia, si passa alla promozione di Berlinguer a padre putativo del Pd, avrei qualche obiezione di merito sulle contraddizioni evidenti che questa operazione comporta.

Innanzitutto questo connubio Pd-Sel, che in politica si trovano su lati opposti della barricata, tende a significare che l’origine dei due partiti è identica e che solo la contingenza li divide. Possibile se si appartiene a un unico filone ideale massacrarsi così in Parlamento e nel paese? La verità è che Pd più Sel fa Pci. Si rimpiange il vecchio partito? Verrebbe da pensarlo se non ci fosse Renzi e tutta Renzilandia.

Però tutto questo avviene mentre col consenso, anzi su iniziativa, di Renzi, ha ripreso le sue pubblicazioni L’Unità e al vecchio giornale comunista sono dedicate le feste del partito. Qui sta il punto politico. Un partito che ha scelto il socialismo europeo, e che per aderirvi ha vissuto una lunga fase di problematica gestazione da un versante moderato, oggi tende a resuscitare, non già i maggiori protagonisti della storia socialista e riformista italiana, da Turati, a Prampolini, a Rosselli, a Nenni, a Saragat, a Pertini, e lasciamo per un attimo fuori Bettino Craxi, ma un comunista, d’accordo anomalo, perché eurocomunista, ma che certo non è mai stato socialista o socialdemocratico neppure nella versione più comoda, e cioè quella europea, come appunto fu Enrico Berlinguer.

Anche L’Unità è stato un giornale comunista, fondato da Antonio Gramsci in polemica con le posizioni dell’Avanti e ispirato al soviettismo più dogmatico. Tanto che Occhetto, nella svolta del 1989, aveva ipotizzato non solo la modifica del nome del partito, ma anche quella del giornale, con quello, in verità tutt’altro che suggestivo, de “La novità”. Anche Occhetto non volle rifarsi a Berlinguer che di cambiare il nome del partito e di aderire all’Internazionale socialista non aveva mai minimamente neanche pensato. Eppure Occhetto viene oggi ignorato dal Pd, nonostante a lui e non a Berlinguer, si debba la nascita del Pds, che poi divenne Ds e che nel 2007 confluì con la Margherita nel Pd. Perché ci si dimentica dell’uomo della svolta e si esalta quello della svolta mancata?

Perché oggi si riprendono i vecchi nomi e i simboli del comunismo? Perché a questo recupero non è estraneo lo stesso Renzi, che pur proviene da ben altra storia? Credo che il motivo sia semplice. Nel Pd è ancora radicata la componente che proviene dal mondo comunista. Sono in tanti che provengono dal Pci, dalla Fgci, che sono figli, nipoti, eredi di quella storia. Renzi deve sostenere un duro scontro con un’opposizione che prevalentemente da quelle radici è stata partorita. Il giovin signor fiorentino vuole aggirare la sua opposizione con una manovra di sentimental suasion della base ex comunista. E gli resuscita i vecchi miti, simboli e dirigenti. Anzi ha previsto una vera e propria divisione dei compiti. A lui la politica e il potere, agli ex comunisti la storia.

Rintanandoli nell’archivio ha l’impressione di avere più chanches e meno fastidi. Sembra dire loro, anche con una dose di evidente cinismo: “Volete Berlinguer? Eccolo. Volete L’Unità? E io ve l’ho data. E vi faccio pure i comizi alle feste de L’Unità. Che volete di più? Lasciatemi lavorare, dunque”. Ho letto che Bersani non ci sta. Che adombra che dietro il richiamo al Vietnam ci sia la voglia di napalm. Addirittura. Dovrebbe però spiegarlo ai militanti che si godono le feste e l’Unità e che possono bearsi dei richiami a Berlinguer. Una volta una militante del Pci, dopo la svolta della Bolognina, disse (ero presente anch’io al Campovolo): “Ci sarà la festa dell’Unità quest’anno? Si, bé allora non è cambiato niente”…. Se poi riscopriamo Berlinguer ho l’impressione che la vecchia militante non avesse torto.

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