Firenze – Fermo come non mai, all’esterno. Agitato e diviso, all’interno. Il centrosinistra in Toscana suona una musica che richiama dinamiche proprie di altri schieramenti politici del tutto opposti. Merito forse del governatore uscente, Eugenio Giani, alla sfida del secondo mandato, il centrosinistra sembra aver trovato un miracoloso momento di quiete, attendendo le ormai prossime cruciali giornate del voto, il 12 e 13 ottobre. Tranquillità senz’altro alimentata dai due sondaggi (a firma Emg, e Noto) che danno Giani in vantaggio sempre più evidente su Tomasi, che comunque continua a promettere battaglia. Tant’è vero che caleranno i magnifici tre a sostenerlo, il trio Meloni-Salvini- Tajani. Arriveranno da Roma venerdì 10 ottobre, due giorni prima rispetto all’apertura delle urne e arringheranno in San Lorenzo, a Firenze.
Al di là della magia vera o presunta di Giani, tuttavia, sembra davvero che il vento calmo che spira per ora nel Pd sia frutto di una tirata di redini da parte della segretaria Elly Schlein. Bene discutere e confrontarsi, sembra abbia fatto capire ai suoi, ma dopo le elezioni. Ora, tutti uniti a sostenere lo scontro con la Destra dal vento ancora in poppa quasi ovunque, ma rallentato in Toscana. Forse la questione Gaza ha contribuito a raffreddare gli entusiasmi, anche nella nostra regione.
Tornando al Pd, se a livello nazionale la tregua è stata dichiarata e ad ora rispettata (persino la minoranza moderata Sensi-Guerini-Madia- Picierno – Quartapelle, rimanda la propria presentazione a dopo il 25 ottobre, ormai sicura l’entrata in campo di Gentiloni) la Toscana ad ora non è da meno. Sopiti i rumors, dalla ricandidatura di Jacopo Melio inserito nel listino bloccato, al ritorno in campo di Luca Milani, in coppia con Angela Scaglione, inevitabilmente in collisione con il rilancio di Andrea Vannucci e Cristina Giachi, finite le mormorazioni contro il segretario regionale Fossi che avrebbe “riempito di Schleiniani tutti gli spazi possibili”, tutto viene meno rispetto alla priorità delle priorità, ovvero affermarsi sulla destra, tenendo le regioni già conquistate e, se possibile, passare al contrattacco. Una differenza, fra vittoria pesante o leggera, che riverberà principalmente nella tenuta o meno della segreteria di Elly Schlein. Un silenzio che tuttavia non inganna nessuno, dal momento che dopo il 25 qualche chiarimento dovrà per forza avvenire. Ad esempio, circa cosa ha intenzione di diventare il partito, in un momento complicato in cui torna a crescere la voglia di Centro ma si registra anche la radicalizzazione delle posizioni. Il problema è probabilmente quello di sempre, mettere insieme la varie anime di cui è costituito il Pd. Ma ad ora, la parola d’ordine è unità e bocche cucite.
Più frizzante, ameno in questo passaggio, è la lista Giani, il listone di sostegno al presidente uscente che vede insieme civici, Repubblicani, Socialisti, +Europa e Italia Viva. Un partito da grandi firme , quest’ultimo, da Stefania Saccardi, attuale vicepresidente della Regione a Francesco Casini, fedele e amato figlioccio di Matteo Renzi, sindaco di Bagno a Ripoli, a Elisabetta “Titta” Meucci, competente e potente nuova candidata, che raccoglie simpatie e stima trasversali oltre a confidare su un solido pacchetto proprio, costruito negli anni. Intanto, fra i civici svetta il nome di Stefano Grifoni, ex primario del pronto soccorso di Careggi, capace di attirare i voti della sanità toscana.
Non male anche la squadra della “sinistra” interna al campo largo, ovvero Avs, che fra i candidati a Firenze annovera il sindaco di Sesto Lorenzo Falchi e Silvia Noferi, già consigliera regionale 5S. Il vero mistero rimane senz’altro come conciliare posizioni apparentemente inconciliabili come l’opposizione alla nuova pista per l’aeroporto di Falchi, con il sostegno a un presidente che non ha mai fatto mistero della propria convinzione pro pista. Certo, non di questioni di principio si tratta, ma di concrete visioni dello sviluppo futuro della Toscana sì. Del resto, il problema si estende anche alla tormentata adesione del M5S, che vede in Irene Galletti la sua punta di diamante. La battagliera consigliera regionale uscente ha più volte sfidato la maggioranza Pd in consiglio regionale. E senza dubbio, l’adesione di M5S al campo largo è avvenuta agli inizi di agosto, propugnata da un accordo in 23 punti. Solo il tempo darà ragione o meno alla scelta.
Intanto, al di là delle zuffe personali, dei veti politici, dei compromessi necessari, i numeri dei sondaggi danno un panorama senza eccessive scosse. Pd in testa con il 30% circa secondo una solida tradizione, con punte del 40%, Lega che potrebbe vedere una contrazione traumatica fino a 15 punti in meno, Avs bene all’8%; 8% anche per il “listone” Giani (zeppo di voti renziani), 6.5% o addirittura 5% per il M5S. Risultati più o meno in linea per le due agenzie di sondaggi, Noto per la Nazione e Emg per Toscana TV.
Nell’altro campo, FdI potrebbe stare fra il 23% e il 19% (quest’ultimo risultato firmato Noto), Lega ancora in ribasso, sorpresa FI, che potrebbe andare a prendersi il 9,5% (era al 4,20% nel 2020). Forse le intemperanze verbali, le affermazioni shock, vannaccismo compreso, fanno riscoprire ai toscani il fascino discreto del quieto e un po’ pilatesco “Centro”.
In foto Eugenio Giani all’inaugurazione della mostra del Beato Angelico