Questione PD:
sarà meglio passare dal tifo alla riflessione.
Leggo analisi, invettive, deliri post referendari dove mi pare si tenti di applicare una affermazione di Corrado Guzzanti “i partiti non rappresentano più gli elettori, cambiamoli questi elettori”.
Sembra leggendo in particolare i social, che i problemi del PD stiano nella minoranza irrequieta da espellere, (e il non detto, per sostituirla con Alfano, Casini, Verdini) e che il referendum sia andato bene così perché così si è consolidato un 40% renziano!!!
Tra le tante uscite discutibili che rischiano di avvalorare questa lettura, vie è anche quella sui social e Carlino del mio amico sindaco Mauro Bigi, che scrive “la sinistra PD non ha portato voti al fronte del no”, traendo spunto da una ricerca dell’Istituto Cattaneo che raffronta i risultati referendari con l’indicazione dei partiti ed i risultati dei partiti stessi alle elezioni politiche del 2013.
In effetti le prime pagine della ricerca dell’Istituto Cattaneo di Bologna affronta i numeri complessivi, ma poi basterebbe continuare a leggere e la stessa ricerca affronta il tema dei flussi elettorali.
Abitando in un paese non ci sarebbe bisogno del Cattaneo per sapere che una cosa sono l’indicazione di voto dei partiti ed un’altra la libertà e la mobilità di voto stesso dei cittadini, sono tanti gli elettori di centro destra che hanno votato si, e persino qualche grillino, e non si possono annoverare tutti nello zoccolo duro renziano.
L’Istituto Cattaneo sugli elettori del PD scrive testualmente: “ ………Cominciamo dal Pd… L’elettorato di questo partito ha partecipato quasi interamente al voto (pochissimi – a parte il caso di Reggio Calabria – sono gli elettori del Pd che si sono astenuti).
Il “No” ha invece avuto un’incidenza talvolta marcata. Nelle città del Nord e del Centro inserite nella nostra analisi. il peso della diaspora verso il No varia da un minimo di un quinto (20,3% a Firenze) a un massimo di un terzo (33% a Torino).
Al Sud questo peso è in alcuni casi anche maggiore: a Napoli e a Palermo più del 40% degli elettori Pd ha respinto la riforma.
………il “Centro” (figura 2), ossia gli elettori che nel 2013 avevano votato per la coalizione Monti (Scelta civica, Udc, Fli).
Com’è noto, Mario Monti si è espresso in campagna elettorale a favore del No. Altri dirigenti di questa coalizione (come Pierferdinando Casini) si sono invece espressi per il Sì. ………. quasi unanimemente, infatti, i centristi scelgono il Sì (parziali eccezioni sono alcune città del Sud come Paleremo, Cagliari e Reggio Calabria).
……il partito di Berlusconi perde una quota abbastanza significativa verso l’astensione…..
In secondo luogo, si può osservare che la riforma è riuscita a fare breccia nell’elettorato berlusconiano.
È una breccia in genere piccola (a Parma, Napoli e Palermo i Pdl pro-riforma sono meno del 20%) ma comunque significativa.
E che, in alcune città, arriva anche a proporzioni consistenti: a Brescia i berlusconiani favorevoli alla riforma sono il 36,8% e a Bologna superano il 41%, a Firenze arriva al 44%.
…Movimento 5 stelle….
Quasi unanimemente gli elettori che nel 2013 avevano scelto il partito di Grillo oggi hanno scelto di opporsi alla riforma costituzionale (in sei città su dieci le percentuali sono superiori al 90%).
È molto interessante notare che una delle città in cui i pentastellati (pur rimanendo maggioritariamente contrari alla riforma) si discostano maggiormente da questo patternè Parma (la città del “caso Pizzarotti”): qui il 67,7% di loro ha votato No, mentre il 17,4% si è astenuto e il 14,9% ha votato Sì.”
Otre alla ricerca sui flussi elettorali l’istituto Cattaneo ha studiato sulla sola città di Bologna i voti in base all’età, al reddito, ed alla aree a forte presenza di immigrati, ovviamente i risultati dimostrano la distanza dai giovani e dalle periferie che incarna il nostro partito.
POSSIAMO FARE FINTA DI NIENTE, ED INTONARE VA BENE, VA BENE COSì DI VASCO ROSSI O INIZIARE ALMENO A RIFLETTERE!
Mi ha fatto piacere leggere una intervista di Beppe Pagani dove molti elementi anche problematici venivano posti sul tavolo della discussione, ho apprezzato lo stile e tanti punti, poteva evitare di concentrarsi sull’ “ambito renziano” e “nuova fase del renzismo” mi pare un problema di tutto il PD!