Partito democratico coast to Costa: sikh transit…

Il segretario Andrea Costa rompe… il silenzio dopo la scissione e senza schierarsi in vista del congresso: avremmo potuto fare meglio. Lui si ricandida a guidare il partito reggiano mentre lunedì si presenta il gruppo Tutine blu

costa sogna“Ho ancora in testa l’idea di partito plurale e pluralista, mi dispiace quando qualcuno esce. Speravo in un esito diverso. Non attribuisco maggiori responsabilità a questo o a quello. Dico che, a livello nazionale, avremmo dovuto fare di meglio. Tutti”.

Il segretario reggiano del Pd, Andrea Costa rompe il silenzio, dopo la scissione, dolorosa, del suo partito. Nel Reggiano, dopo quello del gruppo guidato da Mirko Tutino, esclude altri addii: “Adesso vediamo di fare un congresso fatto bene”. All’appuntamento congressuale Costa e gli altri segretari dem della regione potrebbero non schierarsi per continuare a essere “garanti di una gestione unitaria”. A Reggio Emilia il congresso si terrà, invece, in autunno e l’intenzione di Costa è quella di ricandidarsi alla guida del partito. “Al momento non c’è niente che mi faccia dire che non dovrei farlo”, anticipa il segretario dem.

Costa, il Pd vive ancora un momento di grande turbolenza. Dopo la scissione, si aspettava che le cose sarebbero andate meglio?

E’ un momento di dibattito forte per il nostro partito, turbolento. In una situazione del genere penso che si debbano raddoppiare gli sforzi, anziché farsi spaventare e mettersi al riparo. Quando piove devi far vedere che ci sei, devi prenderti, mi passi l’espressione, tutta l’acqua in testa. Per questo noi, a Reggio, stiamo facendo 42 assemblee di circolo, tutte molto partecipate. Più della metà le sto facendo personalmente e, ogni sera, incontro tante persone che hanno voglia di parlare del momento del Pd, ma anche degli argomenti che noi abbiamo sottoposto loro e che riguardano la vita quotidiana di tutti, cioè lavoro, immigrazione e sicurezza.

A livello nazionale è ancora scontro nel Pd…

Oggi più mai il gruppo dirigente deve stare in mezzo alla gente, dimostrare che questo partito continua a esserci e che continuerà a esserci anche quando sarà passata la tempesta.

Quale partito ci sarà?

Quel partito che avevamo in testa quando l’abbiamo fondato, cioè la sintesi più alta possibile fra culture diverse.

Come va letto il calo d’iscritti al Pd reggiano?

Anche nel 2016 c’è stata una lieve flessione di tessere. E’ un dato che s’inserisce in un trend che dura da anni, quasi dalla fondazione del partito. Spero che il congresso sia una tappa, non l’unica, di un percorso utile a ridefinire il profilo identitario di questo partito. Avere in tasca la tessera deve significare riconoscersi in un sistema d’idee e di valori. Questo partito ha bisogno di ridefinire il proprio profilo identitario. Questo lo si fa sulle grandi questioni e se fai parlare tutti. Allora puoi recuperare il senso della tessera.

Le primarie ci saranno il 30 aprile, quando farete il congresso a Reggio?

Al momento il congresso è solo nazionale, gli altri livelli di governo del partito, come quello provinciale e comunale, vanno a scadenza naturale, cioè nell’autunno 2017.

Lei ha deciso chi sostenere al congresso?

A livello regionale sta avanzando un’idea, che discuteremo la prossima settimana in un incontro ad hoc. In Emilia-Romagna, forse più che altrove, si è riusciti a garantire una gestione unitaria e rappresentativa di tutte le sensibilità del partito. In virtù di questo, dell’unitarietà del partito garantita dai segretari, è emersa l’idea che sul congresso si debba stare un passo indietro. E’ una cosa che condivido.

L’idea quindi è di non schierarvi?

Esatto. Finora siamo stati garanti del Pd, è giusto continuare a esserlo. E’ un po’ come il sindaco, che è il primo cittadino anche di chi non l’ha votato.

Lei si ricandiderà alla guida del Pd reggiano?

Al momento non c’è niente che mi faccia dire che non dovrei farlo.

E’ d’accordo con il sindaco Vecchi quando dice che la scissione non deve avere ripercussioni sui governi locali?

Sono assolutamente d’accordo e ne abbiamo parlato anche in direzione. C’è un livello istituzionale che dobbiamo tutelare. Abbiamo dei programmi con i quali ci siamo presentati ai cittadini nel 2014, abbiamo individuato secondo noi i profili giusti per portarli avanti e siamo a metà mandato. Che senso avrebbe produrre delle turbolenze dentro alle istituzioni per un dibattito politico che è altra cosa? In direzione nessuno ha espresso posizioni diverse sul tema.

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