Firenze – E’ l’Irpet, acronimo che indica l’Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana, a dare l’allarme: per quanto riguarda l’andamento congiunturale dei settori culturali: a fronte di una nuova crescita si scontano alcune criticità che possono essere pericolose nel futuro. Infatti, alla carenza di fonti dati aggiornate e alla nuova rarefazione della loro visibilità, si aggiungono alcune dinamiche del sistema che creano incertezza e non favoriscono dunque il consolidamento delle attività culturali. come spiega la nota 2/2025 dell’Osservatorio dell’Irpet, “la domanda di cultura e intrattenimento è sostenuta da tre diverse componenti, quella legata alle presenze turistiche, quella derivante dalla popolazione residente e quella sostenuta dagli enti pubblici, che riconoscono la natura di bene meritorio dei consumi culturali, consumi cioè da sostenere per le ricadute positive che hanno in termini di benessere individuale e collettivo”.
Se questo è vero, tuttavia tutte e tre le componenti evidenziate mostrano alcune criticità: la domanda turistica internazionale non solo è minacciata dai conflitti geopolitici in essere, ma anche “dal passaggio da una politica di scambi commerciali aperti ad una progressiva chiusura protezionistica, che agendo sui prezzi di alcuni servizi o anche sui cambi monetari, può rendere più costosi (e dunque meno accessibili) i viaggi e i soggiorni in alcune destinazioni”.
Se si prende in esame la domanda interna, presenta anche altri profili critici, fra cui senzìaltro l’erosione in atto del reddito disponibile per le famiglie, il che significa in soldoni restringere le spese, cominciando ovviamente da quelle non essenziali, epperciò quelle culturali e di svago.
La richiesta infine che proviene dal settore pubblico, in buona parte sotto forma del sostegno ai produttori culturali, si ritrova imbrigliata sia dall’avanzare della penuria dei bilanci degli enti locali, sia dalla politica anche in corso, che modifica gli strumenti di finanziamento principali appannaggio del Mic, a partire “dalla tax credit per le produzioni cinematografiche fino ai criteri di valutazione dell’attività teatrale, che creano incertezza e una forte
preoccupazione da parte degli operatori di settore”.
Intanto però i dati incrociati dall’Osservatorio, che vanno fino al 2023-24, relativi sia al lato della domanda (visitatori, utenti) che all’occupazione sono tendenzialmente positivi, si legge nella nota. Presentano valori in crescita musei e monumenti, per la richiesta del turismo internazionale, mentre sono stabili le biblioteche, che devono il loro status in buona parte agli enti locali, su cui tuttavia pesano anche i vincoli sulla spesa pubblica locale.
Bene l’industria editoriale, mentre si conferma la crisi del cinema in sala, ancora in espansione le produzioni audio-visive.
Musei e monumenti – Molto bene i grandi attrattori internazionali, il che significa anche che il peso del tursimo internazionale si fa sentire. Ecco qualche numero: Gallerie degli Uffizi, 5,2 milioni di visitatori nel 2024, Galleria dell’Accademia, 2,2 milioni di visitatori nel 2024. Il che significa che questo particolare questo segmento fa registrare un +5,4% nel 2024 rispetto al 2023, ma soprattutto un +17,8% rispetto al dato pre-Covid del 2019. Peggio i dati delle altre tipologie museali, che, secondo il dato pubblicato da Regione Toscana al 2023, a seguito di una sua rilevazione sulla parte non statale, vede i visitatori delle altre tipologie museali non crescere con la stessa intensità. per cui si rimane sotto i livelli del 2019, -1,1%.
intensità minore, per cui complessivamente non si è ancora del tutto tornati sui livelli del 2019.
Biblioteche e archivi – Questo settore è sostanzialmente appannaggio di un’utenza residente e si regge in buona parte sugli enti locali: in Toscana si contano 10 archivi nazionali (uno per provincia), 3 biblioteche pubbliche statali (Firenze, Lucca, Pisa) e circa 370 biblioteche comunali, di cui quasi il 75% scritte nel sistema di monitoraggio regionale. Circa quest’ultimo segmento, il monitoraggio della Regione Toscana, fermo al 2023 (i dati del 2024 saranno fruibili ad ottobre) rivela che il numero degli iscritti al prestito attivi supera di poco le 260mila unità, un dato ancora al di sotto del livello pre-pandemico (309mila). In realtà, è cresciuto il numero dei prestiti 2,6 milioni nel 2023, “contro i 2,7 del 2019, per cui si è tornati ad un valore pari al 95% del valore del 2019 (solo 85% nel caso degli utenti).
Ne segue che è decisamente aumentato il numero medio di prestiti per iscritto, passando da 8,8 nel 2019 a 9,8 nel 2023″. La situazione ristagnante del settore però si vede bene dal lato dei dipendenti che è in crescita rispetto al dato del periodo pandemico, ma non si è ancora tornati sui livelli preCovid, “probabilmente anche a causa dei vincoli comunque persistenti ai bilanci dei Comuni”.
Spettacoli dal vivo – Recupero totale di spettatori per il teatro di prosa, che secondo i dati SIAE nel 2019 raccoglieva in Toscana poco più di 1 milione di spettatori e generava quasi 18 milioni di spesa. Nel 2023 ha aumentato il numero di spettacoli offerti (+8,8%), ha accresciuto leggermente il pubblico (+1,1%), anche se ha visto diminuire il giro di affari (-3,4%) . La spesa media pro-capite è leggermente diminuita dai 17 euro del 2019 ai 16 del 2023. Ma in questo caso, come si legge nella nota, ” ha probabilmente pesato il sostegno pubblico all’offerta”. Purtroppo in peggioramento la lirica, che passa da poco più di 200mila spettatori nel 2019, a una perdita, nel 2023 del -34,8% di spettatori, di- 18,9% di volume di affari e del -41,1% sul numero di eventi. In compenso, la spesa media per spettatore è cresciuta da 26 a 32 euro. Concerti classici, trend contrario: circa 270mila spettatori nel 2019, al 2023: +14,5% gli spettacoli offerti, +16,9% gli spettatori e +39% la loro
spesa, passata dai 22 euro pro capite del 2019 ai 26 del 2023. Concerti di musica jazz e pop,
decisamente meglio: al 2019 registrava 1,1 milioni di spettatori e circa 51 milioni di euro di giro di affari. Il 2023 vede il settore in crescita sia nel numero degli spettacoli offerti (+35,4%) che in quello degli spettatori (+16,8%), a fronte di una sostanziale stabilità della spesa complessiva del pubblico, indotta dalla diminuzione della spesa media pro capite, che scende dai 46 euro di spesa pro capite del 2019 ai 40 euro del 2023.
Mostre maluccio: si passa dai 2 milioni di visitatori del 2019 alla perdita in percentuale su tutti gli indicatori, -13,9% gli eventi, -33,3% gli utenti, -65,2% gli incassi, con la spesa media pro
capite che passa da 15 euro a 8. Intrattenimenti musicali e ballo, vento in poppa: dai 3,7 milioni di partecipanti nel 2019, si passa a +16,1% nel 2023. e la spesa scende, -20,3%. Eventi sportivi, buon recupero sul periodo pre-pandemico, nel 2019 erano tra i settori di maggiore successo in termini di spettatori (3,3 milioni di persone) e di incassi (106 milioni di euro). Al 2023 hanno quasi recuperato il livello di partenza in termini di pubblico, (-2,1%), mentre risultano notevolmente ridotti sia il numero di eventi (-35,9%) che il volume di affari (-63,9%). Spesa media pro-capite significativamente più bassa, da 33 euro nel 2019 a 12 nel 2023.
Cinema, nel senso di proiezione cinematografica in sala, in caduta libera. Si conferma un trend già sperimentato, dal momento che, mentre i dati degli spettatori in sala continuano a scendere, aumentano in vece gli utenti delle piattaforme. Ecco i numeri: nell’intervallo temporale 2019-2023 tutti gli indicatori sono negativi: gli spettacoli sono diminuiti del 23,3%, gli spettatori del 34,4% e la spesa del pubblico del 38%. Secondo prime stime di fonte CINETEL, il 2024 ha fatto registrare un’ulteriore -1,3% di spettatori. Gli utenti delle piattaforme online sono passati in Italia dai 19 milioni del 2020 ai 22 del 2024, con una crescente concorrenza tra le principali piattaforme che porta anche ad una parziale
redistribuzione dei clienti unici.
Editoria, si galleggia con qualche speranza. Circa la produzione libraria, i dati ISTAT si fermano al 2022, segnalando, per quell’anno sia l’aumento sia delle opere complessivamente pubblicate in Italia (+7,5% rispetto al 2019), sia delle copie
stampate e distribuite (+5,1%), grazie soprattutto alla buona performance dei libri per bambini e ragazzi e dei fumetti. Tuttavia, continuava la diminuzione dei lettori,
L’unico aggiornamento ad oggi disponibile, si legge nella nota Irpet, è riferito al 2023, e riguarda la quota di lettori rilevata tramite l’indagine campionaria multiscopo “Aspetti della vita quotidiana” Secondo questa fonte, la Toscana si colloca sì sopra la media nazionale, per lettori, ma sotto alla media di regioni del nord più dinamiche. Profilo produzione, l’editoria del Bel Paese mantiene una forte polarizzazione dei produttori , tant’è vero che, come emerge dalla nota, “i grandi editori realizzano il 35% delle opere pubblicate e il 76% delle copie stampate” creando di conseguenza una forte concentrazione territoriale, soprattutto nelle province di Milano, Roma e Torino.
Conclude la nota: “In Toscana, secondo i dati disponibili nel SIL regionale, i lavoratori dipendenti del settore al 2024 sono poco più di 1.300, in lieve crescita rispetto all’anno precedente (+2,2%) e in più decisa espansione rispetto al 2019 (+17,1%). Importante per il settore resta il sostegno pubblico nella forma sia di campagne di sensibilizzazione alla lettura della popolazione, sia di supporto agli editori medio-piccoli per la partecipazione alle fiere di settore”.
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