Medicina rigenerativa: nuova terapia con stimolazione ultrasonica

Pisa – Una nuova terapia basata sulla stimolazione ultrasonica è in grado di ottenere effetti anti infiammatori sui macrofagi umani e contrastare così con più efficacia patologie in cui l’infiammazione cronica ha un ruolo rilevante.

È questo il principale risultato di uno studio pubblicato sulla rivista APL Bioengineering e condotto dall’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna assieme a due aziende che producono dispositivi medicali, l’italiana BAC Technology e la francese Image Guided Therapy. La ricerca è stata realizzata nell’ambito del progetto europeo ADMAIORA (ADvanced nanocomposite MAterIals fOr in situ treatment and ultRAsound-mediated management of osteoarthritis), incentrato sulla cura dell’osteoartrosi, coordinato dal prof. Leonardo Ricotti.

“I risultati ottenuti grazie a questo studio possono aprire la strada per il trattamento di patologie in cui l’infiammazione cronica ha un ruolo importante, quali osteoartrosi e polineuropatie” dichiara Andrea Cafarelli, ricercatore dell’Istituto di BioRobotica e del progetto ADMAIORA sul fronte delle tecnologie di stimolazione non-invasive mediante ultrasuoni.

La stimolazione ultrasonica per aumentare gli effetti anti infiammatori dei macrofagi

Il controllo dell’infiammazione rappresenta una criticità nella gestione di diverse patologie come il cancro, le polineuropatie periferiche e l’osteoartrosi. Attualmente, in ambito clinico, i farmaci anti infiammatori non sempre sono soddisfacenti e possono causare effetti collaterali dannosi per il paziente.

Per scatenare una risposta immunitaria nell’organismo umano a seguito di un’infiammazione, i primi a intervenire sono proprio i macrofagi, le cellule del sistema immunitario che danno origine a dei segnali infiammatori alla base della risposta immunitaria.

“Nel nostro studio – commenta Francesco Iacoponi, allievo PhD dell’Istituto di BioRobotica e primo autore del paper – abbiamo indagato i bioeffetti di una terapia non invasiva e molto sicura, costituita da ultrasuoni pulsati a bassa intensità, capendo quali potessero essere i migliori parametri in grado di abbassare il più possibile l’infiammazione indotta su macrofagi”.

Per far ciò, è stato utilizzato un particolare sistema, brevettato e sviluppato in questi anni dal gruppo di ricerca coordinato dal prof. Ricotti: questo consiste di varie componenti che consentono di esporre il campione biologico a una dose ben controllata di energia meccanica.

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