A dodici anni dall’uccisione del giuslavorista Marco Biagi – freddato a Bologna nei pressi della propria abitazione in via Valdonica – per mano delle nuove Br si riaprono le indagini sulla revoca della scorta al docente di diritto del lavoro. La Procura bolognese ha infatti aperto un fascicolo sui fatti in questione.
Il fascicolo al momento è conoscitivo – ovvero senza indagati né ipotesi di reato – e ad aprirlo è il pm Antonello Gustapane. A motivare la riapertura delle indagini sarebbero stati alcuni documenti recentemente sequestrati dalla Procura di Roma in un’altra indagine e di recente trasmessi a Bologna.
Gustapane è lo stesso magistrato che nel 2003 chiese l’archiviazione dall’accusa di cooperazione colposa in omicidio per i quattro funzionari indagati per la mancanza della scorta a Biagi. Nel 2013 venne stabilito che era stato sottovalutato il pericolo al quale il professore era esposto come segnalato dalle informative del Sisde, che doveva essere certamente protetto ma quelle omissioni, che pure c’erano state, non potevano essere addebitate ai quattro indagati. Nella richiesta di archiviazione la Procura fornì però validissimi argomenti alla signora Marina Orlandi, moglie del giuslavorista, per chiedere e ottenere dallo Stato un risarcimento di cinque milioni di euro.
All’epoca proprio l’allora ministro Scajola, chiamato a riferire in Parlamento su quei fatti, parlò di negligenze e mancanze nella valutazione della revoca della tutela che aveva il professore ma concluse escludendo profili di responsabilità penale o disciplinare da parte dei funzionari a vario titolo coinvolti nella vicenda.