Resurrezione biologica: nati un topo e tre lupi di specie estinte geneticamente modificati

Ma non tutto ciò che è tecnicamente realizzabile è moralmente ammissibile

di Ennio Brovedani

La nascita di un roditore (topo) con un manto geneticamente modificato(*) per assomigliare alle specie estinte (de-estinzione), nonché — la notizia è di questi giorni —   l’annuncio della nascita di tre lupi modificati geneticamente(*), con una nuova tecnica di introduzione di geni appartenenti a specie estinte migliaia di anni fa (nella fattispecie, una specie di lupo vissuta tra i 200mila e i 10mila anni fa), ha suscitato grande interesse, ma anche molte incomprensioni, preoccupazioni etiche, sperimentali e rilievi critici.

Il risultato è comunque considerato un passo importante nello sviluppo delle tecniche di manipolazione genetica. La “de-estinzione”, infatti, è qualcosa di più del riportare in vita degli organismi morti. È una tecnica scientifica a cui si potrà ricorrere per salvare le specie in via di estinzione [“risurrezione” biologica o riportare in vita una specie estinta? (revivalismo)], plasmare l’evoluzione e forgiare il futuro della vita sul nostro pianeta. Non proprio una specie estinta (per ora?), ma animali nuovi con caratteristiche di quella specie estinta.

Non tutto ciò che è tecnicamente realizzabile è moralmente ammissibile”, recita un principio (bio)etico universalmente ammesso, anche se, — in relazione alle sue diverse e complesse implicazioni, — non è sempre responsabilmente assunto. 

In un contesto di guerre insensate e con la prospettiva di ulteriori sviluppi della ricerca scientifica, celebriamo questa “Pasqua di resurrezione” 2025, una speranza che non delude, in quanto, — come afferma S. Paolo, nella Lettera ai Romani (Rm 5,5) — : «l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato». Un’esistenza, in altre parole, che ci interroga e non può prescindere dalla ricerca di un suo senso e significato.

P. Ennio Brovedani sj
Presidente Fondazione Stensen

Nota del prof Paolo Vezzoni – Istituto di Tecnologie Biomediche del CNR di Segrate:

*Si prendono cellule vive normali della specie odierna più vicina possibile a quella che si vuole ricreare e vi si inseriscono tutte le varianti presenti nel lupo antico (il cui genoma era stato recentemente sequenziato). Una volta verificato che tutte le varianti sono state perfettamente trasferite, si procede a formare il lupo antico mediante clonazione classica utilizzando cellule uovo del lupo odierno e successivo reinserimento nell’utero del lupo odierno in cui la gravidanza viene facilmente portata a termine data la stretta somiglianza dei due tipi di lupo.

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