Calleri: “Mafie sempre più europee, Europa più forte per essere efficace”

In Corsica proteste per l’omicidio del fratello di un esponente dell’antimafia marsigliese

Vertice Antimafia, numero 35 , ventiseiesimo anno, Sala Capitolare del Convento degli Agostiniani in Santo Spirito, Firenze. La Fondazione Caponnetto torna al suo appuntamento annuale con un evento che si terrà che si presenta come la conclusione di una trilogia iniziata tre anni fa con Mafia 4.0, Antimafia 4.0, e quest’anno, quella che potrebbe chiamarsi “Analisi 4.0”. A spiegare come verrà affrontato quest’anno il tema “mafia”, è il presidente della Fondazione Caponnetto, Salvatore Calleri.

“Il Vertice di quest’anno si tiene nel corso di una guerra di mafia in atto sul territorio, di cui si parla poco- spiega Calleri – nel corso del Vertice avremo svariate partecipazioni di magistrati, politici, esponenti del Parlamento europeo e della Commissione Antimafia che vanno dalla Sicilia, Campania, Nord e Centro Italia, all’Europa. Lo scopo, quella di fornire un’analisi a più livelli, che risponda del fatto che l’Europa intera è ormai il territorio di mafia, e che la mafia (o meglio le mafie) si combattono sempre più con strumenti europei”.

Un’analisi che mostra, secondo la Fondazione Caponnetto, il forte legame che unisce una concezione di Europa unita e rafforzata nella sua natura federale e l’efficacia della lotta alla mafia. A patto però che l’esperienza italiana nel lotta ala criminalità organizzata venga ripresa e valorizzata in ambito europeo, dal momento che è fondata sull’esperienza di una vera e propria guerra mai spenta sul nostro territorio fra le cosche e lo Stato. Del resto, è ormai evidente che esiste una sorta di vaso comunicante fra la presenza dello Stato e la presenza e l’infiltrazione mafiosa: qualora questo si ritiri questa si allarga, e viceversa. Del resto, caratteristica identitaria dell’organizzazione mafiosa è proprio questo particolare rapporto di forza fra un’organizzazione che ambisce ad esercitare un potere parastatale (in termini non solo di controllo sul territorio ma anche di distribuzione di potere) e lo Stato stesso, considerato un interlocutore con cui patteggiare, scontrarsi, tentare armistizi o accordi.

Ma non tutto si ferma in Italia. “L’analisi si estenderà anche a ciò che succede a Marsiglia – spiega il presidente della Fondazione Caponnetto – e anche in Corsica, dal momento che a Marsiglia e in Corsica sta nascendo un movimento antimafia”. Una questione che se da un lato può essere ritenuta positiva (anzi, finalmente “si sono svegliati”, come pensa qualcuno) dall’altro lato mette i brividi, dal momento che la nascita della consapevolezza di dover costruire un movimento antimafia la dice lunga sulla presenza mafiosa anche presso i cugini d’Oltralpe. “E’ la prima volta a quanto mi consta che fuori dall’Italia, in Europa, nasce un movimento antimafia così strutturato – aggiunge Calleri – in realtà tempo fa ci furono tentativi anche in Irlanda”, quasi che all’allargamento del “potere mafioso” all’Europa corrisponda, sebbene in ritardo, il diffondersi della consapevolezza fra i popoli europei che la lotta alla mafia non si fa con i semplici strumenti giudiziari e di ordine pubblico, ma anche con la nascita e il presidio di una vera e propria cultura-coscienza antimafia.

“Il ruolo che gioca l’Europa è molto importante, ma al contempo è necessario che l’Europa si doti di norme capaci di incidere sul fenomeno mafioso, norme ad ora limitate. Ad esempio la Francia ha fatto un passo avanti interessante promuovendo il carcere duro, ovvero la norma che non permette le comunicazioni esterne a chi è accusato di mafia”.

La guerra alla mafia è necessariamente europea. “L’ultimo omicidio di mafia a Marsiglia è un ammazzamento non dovuto a un regolamento di conti fra mafiosi, ma mirato ad uccidere il fratello di un attivista antimafia marsigliese, che si stava accingendo ad affrontare il concorso in polizia. E’ un caso paragonabile all’omicidio eccellente che avvenne negli anni ’80 sempre a Marsiglia, di un magistrato di 38 anni, Pierre Michel, ucciso il 21 ottobre 1981, perché indagava, in collaborazione con i magistrati palermitani, sul traffico internazionale di eroina gestito da Cosa nostra, che vedeva coinvolta anche la criminalità organizzata marsigliese. Si trattò del primo caso in cui la mafia colpì un rappresentante dello Stato fuori dall’Italia”. Un caso emblematico di come la logica mafiosa, pur trapiantandosi in altre realtà, porti con sé le caratteristiche di una forza antistatale e antidemocratica propria del suo Dna criminale. Caratteristica del resto propria di tutte le mafie. Un altro caso, quello dell’omicidio dell’attivista antimafia còrso, ha avuto come conseguenza, ricorda Calleri, di produrre una spinta verso l’unione del movimento antimafia marsigliese con quello còrso. Insomma a poco a poco sembrerebbe che si possa asserire che si stia assistendo a una presa di coscienza della pericolosità e soprattutto della specificità del fenomeno mafioso in Europa. Del resto, anche la strage di Duisburg in Germania, pur coinvolgendo ‘ndranghetisti calabresi (nel Ferragosto del 2007, davanti al ristorante “Da Bruno”, caddero sei uomini, tutti calabresi, uccisi in un agguato ascrivibile alla faida fra i clan di San Luca Nirta-Strangio e Pelle-Vottari) contribuì a squarciare un velo e a far capire in modo traumatico ai tedeschi quanto la ‘ndrangheta avesse preso campo sul territorio nazionale. Un trauma che tuttavia contribuì a far crescere la consapevolezza del problema anche in Germania.

Il manifesto della protesta del movimento antimafia corso

Un moto collettivo, dunque, che comporta però anche un ripensamento sul ruolo dell’Europa, dal momento che un’Europa più solida, compatta e unita, in una parola, secondo Calleri, “più federale”, accresce naturalmente la sua capacità di combattere in modo strutturato un fenomeno non solo in crescita come la mafia, ma anche capace di mutare pelle rapidamente a seconda del mutare delle circostanze ambientali.

Un passo, quello della crescita nel senso del rafforzamento dell’Europa, così importante anche per quanto riguarda la lotta alle criminalità organizzate, che verrà tenuto, la mattina del 13 dicembre, a partire dalle 10, un evento in un certo senso pre-Vertice, in cui i vari movimenti federalisti faranno il punto sulla condizione dell’Europa. “Un’Europa forte può combattere in modo più forte la mafia – dice il presidente Calleri – e un ‘Europa forte per noi significa un’Europa Federale a tutti gli effetti. Del resto, le conseguenze di un’Europa non compiuta in senso federale si vedono proprio in questi giorni, al di là del contrasto alle mafie, nelle vicende delle trattative per la guerra russo-ucraina, in cui il Vecchio Continente è stato platealmente messo da parte”.

La riprova che la dimensione della lotta alle mafie ormai non può essere che europea, è la cosiddetta “guerra delle grucce”, in corso di svolgimento sul territorio italiano, nello specifico, Prato. Protagonista, la guerra per il potere interna alla mafia cinese che ha toccato Spagna, Francia e Germania, ma che sembra abbia la Cupola , se vogliamo usare una terminologia tutta italiana, nel distretto pratese. Distretto balzato all’attenzione delle cronache nazionali anche per i pestaggi, intimidazioni e violenze cui sono sottoposti i presidi dei lavoratori di varie ditte cinesi o riconducibili a gruppi cinesi, che protestano per l’applicazione dei contratti di lavoro nazionali.

La domanda, davanti alla dimensione sempre più europea del fenomeno, è: ma serve che l’Europa si doti di altri mezzi, specifici, pensati appositamente per contrastare la pervasività mafiosa? “No – conclude il presidente Calleri – i mezzi ci sono, come l’Europol, che è un mezzo che funziona, che per fortuna c’è, ma deve essere resa più forte. Ma per rafforzarla, l’Europa deve essere più forte. E un’Europa più forte significa sconfiggere la tendenza confederale che attualmente ha preso piede e scegliere decisamente gli Stati Uniti d’Europa”. In altre parole, con riferimento al dibattito che in questi ultimi tempi, sebbene un po’ sottotraccia ha continuato ad agitarsi, è necessario che gli Stati europei decidano una volta per tutte di smettere di pensarsi come alleanze di Stati singoli e realizzino che o si diventa un’Europa, sacrificando anche parti della propria sovranità nazionale, o si perderà la grande scommessa. Che, al di là delle mafie, è quella della sua esistenza futura. “Per evitare che le mafie sopravvivano all’Europa – conclude Calleri – bisogna che l’Europa diventi un soggetto politico reale e non un mercato connotato da un’espressione geografica”.

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