L’ultimo biglietto

Una recensione e una foto esclusiva
La foto esclusiva di Shen Wei scattata da Domenico Giannantonio

Domenico Giannantonio

L’ultimo biglietto. Sono arrivato appena in tempo per strappare l’ultimo biglietto d’ingresso alla Collezione Maramotti, per assistere ad un evento del quale non sapevo assolutamente nulla: la “Site specific performance artworks” di Shen Wei. Se non sei dentro al giro, difficilmente puoi conoscere artisti che poco o nulla frequentano l’Italia e quando lo fanno non vanno certo in giro nelle piazze a mangiare un panino e bere acqua minerale in bottigliette di plastica. Anzi, da quel che ho letto, Shen Wei era già passato in Italia di recente, ma si era fermato alla Collezione, appunto. Collezione che, per essere uno dei gioielli della famiglia Maramotti, è ritenuta, erroneamente, troppo elitaria per poter essere frequentata da tutti.

L’arte però non crea distanze tra ricchi e poveri, ma il più delle volte unisce perchè tutti si trovano di fronte agli stessi oggetti e tutti possono liberamente esprimere la propria opinione, liberare le proprie emozioni, il cui prezzo è il medesimo, per il ricco come per il povero. E così, anche a me, che capisco praticamente nulla di danza-performance, questo giovane artista ma di fama mondiale, mi ha frastornato non poco. Intanto, lo shock nel vedere decine di giovani, ragazzi e ragazze, quasi nudi, anzi, a parte le mutande color pelle, totalmente nudi, muoversi liberamente sui freddi pavimenti della ex Max Mara. Muoversi in realtà è un verbo semplificativo.

Questi giovani performer ripetevano i nostri gesti quotidiani, i tic, gli scatti nervosi, le nevrotiche ossessioni giornaliere. Tutto ciò che oggi è l’occidente condensato in una performance itinerante, all’interno di quegli enormi spazi, dove la cosa che più colpiva, almeno per quanto mi riguarda, oltre ai corpi esattamente agli antipodi rispetto ai corpi ultrascultorei ai quali ci hanno abituato Calvin Klein, Dolce & Gabbana – erano gli sguardi, gli sguardi che vedevano ma non vedevano, totalmente concentrati sui movimenti, sulla ripetizione dei gesti. Eppure, gli stessi sguardi che si incrociano negli ascensori. Spesso persi chissà dove. E poi la scena finale, che mi ha aperto finalmente la mente sul significato di questa performance: l’origine del mondo, dove l’essere umano ritorna da dove è partito: il fango. La foto, che l’artista mi ha gentilmente concesso di scattargli, lo ritrae sotto l’opera di Parmiggiani “Caspar David Friedrich”.

Total
0
Condivisioni
Prec.
Shen Wei, il nudo che incanta

Shen Wei, il nudo che incanta

L'artista cinese ha conquistato Reggio

Succ.
Ungheria 1956. Per non dimenticare

Ungheria 1956. Per non dimenticare

Il prof Fieschi ricorda l'invasione sovietica

You May Also Like
Total
0
Condividi