Alla stazione Mediopadana di Reggio Emilia un pannello di 8,8 metri per 4 riproduce il capolavoro di Leonardo conservato nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano. Si tratta di un’opera di Giuliano Melioli realizzata attraverso la tecnica del cocciopesto intarsiato ed allestita in occasione di Expo 2015. La tecnica utilizzata è quella del cotto policromo intarsiato ed è una rilettura in chiave moderna del cocciopesto romano. L’artista reggiano titolare di Ars Vivendi, che ne possiede il brevetto, ne fa materiale per il design, la scultura, la decorazione.
Attraverso la riproduzione de L’Ultima Cena in chiave moderna, Melioli invita a riflettere sul significato del cibo, tema intorno al quale ruota l’esposizione milanese. La luce e le ombre sono elemento chiave dell’interpretazione, rivelano e nascondono dettagli utili a comprendere il messaggio dell’opera. Il supporto è montato inclinato, minaccioso in considerazione delle sue dimensioni, a sottolineare l’urgenza nel risolvere il problema della distribuzione del cibo, e nel rispondere efficacemente a “nutrire il pianeta”. Melioli utilizza con consapevolezza l’affresco leonardesco, ricco di livelli di lettura e significati simbolici.L’Ultima Cena incanta lo spettatore con una perfetta scansione ritmica e costruzione geometrica, ma possiede soprattutto un profondo potere di emozionare attraverso un’atmosfera palpabile. L’opera si fa modello iconografico, perciò studiata, riprodotta, attualizzata come nell’opera di Melioli.

La lettura contemporanea attraversa quindi necessariamente i temi dell’alimentazione sostenibile, dell’equa distribuzione delle risorse, della condivisione. Un pane in cocciopesto è collocato davanti all’opera, la sua pasta è dorata e nera: è oro se condiviso, morto e secco se conservato per pochi. Melioli propone dunque riflessioni obbligate per un evento che si occupa di cibo ed alimentazione. Il vero spirito dell’Expo dovrebbe essere proprio questo, invito alla discussione sulla necessità di evolvere un sistema che ha generato differenze e sbilanciato pericolosamente la distribuzione delle risorse alimentari a favore di pochi. La forza dell’opera sta nel tentativo di promuovere azioni concrete per ridimensionare il problema. La speranza è che lo scopo dell’opera coincida con quello dell’iniziativa.
Anna Vittoria Zuliani