Di lui qualcuno ha detto che non è adeguato a guidare il Paese in un momento tanto difficile: troppo giovane, troppo vecchio nonostante la giovane età, troppo democristiano. E poi c’è la “strana maggioranza” o il grande inciucio: difficile immaginare un governo forte. Staremo a vedere. Di sicuro il neo premier Enrico Letta ha pronunciato alla Camera un discorso sorprendente e incisivo: “L’Italia e l’Europa si trovano ad affrontare un momento eccezionale. E il presidente della Repubblica ci ha concesso un’ultima opportunità di mostrarci degni del ruolo che la costituzione ci riconosce come rappresentanti della nazione”.
Enrico Letta ha poi tracciato il programma del suo governo che in serata ha ottenuto la fiducia con 453 voti favorevoli. Un programma in virtù del quale si appresta a chiedere la fiducia al Parlamento, a cominciare dall’economia: “Non c’è più tempo” ha detto il premier, secondo il quale è necessario evitare che il malcontento e la rabbia degenerino in episodi di violenza puntando su risanamento e tenuta dei conti pubblici ma senza inasprimento fiscale. Riduzione delle tasse sul lavoro, stop ai pagamenti dell’Imu di giugno per poi rimodulare le imposte sulla prima casa, politiche di sostegno alla formazione e all’apprendistato, iniziative per la riduzione del gap culturale tra classi sociali, interventi di moralizzazione della cosa pubblica le priorità elencate da Letta.
Il premier incaricato ha annunciato anche una serie di provvedimenti per ridurre i costi della politica, a cominciare dall’eliminazione dello stipendio dei ministri parlamentari che non potranno più percepire la doppia indennità. Letta ha poi annunciato un giro di vite sul finanziamento alla politica, definito “eccessivo” e “mascherato” e controlli sulle spese delle Regioni.
Letta ha poi ricordato che la priorità del suo governo sarà quella del lavoro, piaga che affligge soprattutto il sud e i giovani, e che l’obiettivo è “prevenire l’incubo dell’impoverimento”.