L’economia del mare é “un pilastro ” della vita della Terra e non solo perché genera oltre la
metà dell’ossigeno che respiriamo, assorbe il 90% dell’eccesso di calore accumulato dal
sistema climatico e un terzo delle emissioni CO2, ma anche perché contribuisce all’altezza
del 3-4% del valore aggiunto lordo mondiale. Ce lo ricorda l’Ocse, l’organizzazione per la
cooperazione e lo sviluppo economico in un rapporto in cui sottolinea la necessità di
proteggere quella che negli ultimi anni é diventata la “quinta economia mondiale” che da’
lavoro a milioni di persone in tutto il mondo e contribuisce grandemente alla sicurezza
alimentare .
Nel suo documento, intitolato “L’economia del mare all’orizzonte 2050 “, l’Ocse
ritiene che vadano potenziati gli sforzi se si vuole garantire la resilienza a lungo termine di
questo motore essenziale dell’attività economica mondiale messa a rischio dai crescenti
inquinamento e ipersfruttamento delle risorse naturali, dalle attività illecite, l’acidificazione
degli oceani, l’innalzamento del livello del mare e le sempre più frequenti episodi meteo
estremi.
Il rapporto, che analizza dati inediti su 25 anni, provenienti da 142 paesi sottolinea
come l’oceano “sia una componente essenziale della nostra economia mondiale” : tra il
1995 e il 2020 ha assicurato oltre 100 milioni di posti di lavoro , senza contare che la pesca
e le risorse marine garantiscano la sicurezza alimentare a oltre 3 miliardi di persone che
l’80% delle merci viaggia attualmente via mare e oltre il 98% del traffico internet transita
per cavi sottomarini.
L’economia del mare ha così registrato una crescita media annua del 2,8%. I settori
che hanno maggiormente contribuito all’espansione economica dei mari sono il turismo
marittimo, il petrolio e gas offshore, le energie rinnovabili con le pale eoliche offshore che
hanno registrato un più 31% annuo e un valore aggiunto lordo che dai 38 milioni di dollari
del 2000 è balzato a 4,6 miliardi nel 2020.
L’economia del mare offre enormi possibilità di sviluppo ma soltanto se preserva la
buona salute degli oceani grazie a politiche “audaci e coordinate”, sottolinea l’Ocse
convinta che bisogna avvalersi di una gestione “fondata sulla scienza” e che promuova la
digitalizzazione dei dati e rafforzi la cooperazione con i paesi in via di sviluppo. “Se
l’investimento nella produttività e la transizione energetica dovesse restare lettera morta ,
l’economia del mare mondiale potrebbe contrarsi di circa il 20% a metà secolo.
Inversamente, indica l’Ocse, l’accelerazione della transizione verso le energie pulite
accoppiata all’innovazione tecnologica potrebbe farle proseguire la crescita anche se a un
ritmo più modesto che negli anni passati “.