L’alleanza sport-scuola ponte di passaggio per giovani e adolescenti

Il progetto struttura una rete fra famiglie, istituzioni scolastiche e sportive

Approvato il 20 marzo all’unanimità. Si tratta del Progetto Scuola e Sport per tutti, e ad approvarlo è stato il Parlamento regionale degli Studenti della Toscana. Un progetto che nasce dalla passione e dall’interesse degli  studenti parlamentari della 3^ commissione sport e sociale Emma De Caroli , presidente provinciale Pistoia, Vanessa Ascareggi, Davide Scano,  Lucrezia Raugi,  Lorenzo Schiavone presidente provinciale Prst Prato, dal Presidente del Parlamento Regionale Studenti Toscani Sergio Angarano,  insieme alla responsabile progetto della Commissione Pari Opportunità Regione Toscana Mirella Cocchi, a Francesca Torricelli e Gilda Fronzoni, referenti del Gruppo di Lavoro CRPO, alla ricercatrice indipendente Melania Sebastiani, ad Alda Mannini in rappresentanza del Coni di Carrara e Andrea Capecchi, delegato provinciale del Coni di Pistoia. Partner del progetto, il CONI-Toscana   col presidente Simone  Cardullo e il   CSI -Comitato Toscana, col   presidente Carlo Faraci.  Al progetto hanno aderito e collaborato le scuole e i Comuni delle province pilota, Massa, Carrara, Lucca, Livorno. Beninteso il progetto si allargherà via via a tutte le province, partendo da Prato.

Di cosa si sta parlando? Lo spiega Mirella Cocchi, coordinatrice del Progetto che ha già prodotto un report con i dati delle province pilota, riguardanti il rapporto e le criticità sul territorio dell’intersecarsi fra scuola e sport. Perché la domanda di fondo è: come permettere agli studenti di perseguire insieme un percorso che sia di studio ma anche di sport? Un problema non solo toscano, ma anche italiano e addirittura europeo, come spiega la professoressa. “La percezione del disagio era evidente fra operatori scolastici e studenti – spiega Cocchi – disagio sancito sia da (poche) indagini territoriali, sia soprattutto da una ricerca europea, collegata al progetto Erasmus, che mette in luce un allarmante drop out sportivo fra gli adolescenti, a partire dai 13-14 anni fino ai 19. I dati (europei del 2025) mostrano inoltre evidenti differenze di genere. La partenza dell’iniziativa che portiamo avanti è radicata in questi dati, insieme a esperienze reali ascoltate via via. Segnali evidenti di abbandono di attività sportive che sono pesantissimi fra le studentesse. Insieme, emerge anche che la diminuzione del tempo dedicato all’attività motoria, oltre all’abbondono vero e proprio, pur crescendo per tutti e due i generi giunti all’adolescenza, sono sempre più alti per le ragazze. Una problematica che si pone in linea con gli scopi costitutivi della Commissione Pari Opportunità, sia per quanto riguarda l’uguaglianza di genere che l’opportunità per tutti di esercitare i propri diritti, in questo caso l’opportunità di esercitare un’attività sportiva in un momento in cui praticarla è particolarmente importante per crescere e star bene con se stessi e gli altri. Siamo partiti così insieme al Parlamento degli Studenti, nel 2025, ad affrontare questo tema”.

In particolare, l’attenzione si è indirizzata sulla necessità di mettere in atto una raccolta dati che avesse anche la funzione di monitorare le risultanze del progetto sperimentale ministeriale “Studente-Atleta”. Indagando sulla piattaforma ministeriale e attraverso i referenti dell’educazione motoria regionale, emerge che tale operazione non è mai stata fatta. “Esistono solo dei rilevamenti numerici a livello delle diverse regioni che non scavano dentro gli esiti, nei benefici, o nelle difficoltà che gli studenti incontrano nella conciliazione fra studio e sport – sottolinea la professoressa – approfittando della presenza del progetto Studente-Atleta nelle scuole in cui è attivato”. Il rilevamento, attuato attraverso un questionario diffuso nelle scuole pilota di Massa Carrara, Livorno, Lucca e… ha dato risultato interessanti. Non solo il questionario, che è stato affiancato anche da esperienze personali. Un passo importante perché ha permesso di verificare, ad esempio, che per accedere al progetto Studente Atleta spesso vengono richieste eccellenze altissime a livello europeo (ad esempio essere già a 14-15 anni, fra i primi 12 atleti europei della propria disciplina) ma anche che alcuni sport non sono considerati affatto, o che i requisiti per accedre vengono indicati dalle federazioni sportive, con discrepanza fra generosità o meno. .

“Insomma, siamo partiti dall’esistente – dice Cocchi – dentro il questionario ci sono quindi anche dati anagrafici, esperienze di studenti atleta, ecc. Abbiamo allargato anche a una ricerca che non riguardasse solo le pratiche scolastiche sportive, ma anche alle difficoltà, soprattutto delle studentesse, dal momento che, se l’abbandono è maggiore, è evidente che sussistano stereotipi di genere che anche in questo campo sono difficili a morire. Così, si è cercato di costruire un’alleanza fra i due sistemi sportivi nazionali, Coni e Csi”.

Dunque, la rete. Una rete capace di supportare e mettere in positivo il desiderio e la necessità di coltivare mente e corpo insieme, in una stagione dell’età in cui iterazione fra le due sfere è fondamentale. I capi della rete da intrecciare insieme, “i Provveditorati scolastici, gli istituti scolastici territoriali, i Comuni, il Coni e il Csi, in particolare il Coni nel suo ruolo di controllo individuale dell’accesso al progetto”. Una rete informale, meglio dire di scopo, per prevenire l’abbandono dello sport da parte degli adolescenti. Tra gli obiettivi finali del progetto, continua Cocchi, “abbiamo voluto introdurre, oltre al report dettagliato con l’analisi dei dati, la presentazione dei risultati alle istituzioni e agli istituti scolastici e un documento con proposte concrete per modificare la legge”.

Per quanto riguarda uno degli attori principali, la scuola, “incontriamo difficoltà anche su questo terreno innanzitutto perché manca la conoscenza di questo progetto – spiega Cocchi – che a volte gli insegnanti vedono come un ostacolo, dal momento che capita che liquidino la questione dello sport come una scelta troppo individuale (questo appare anche dai questionari) , una scelta per studiare di meno”.

Il modello si basa sull’approccio integrato fra scuola, società sportive e famiglia, che rappresenta l’asse fondamentale del progetto. Un altro aspetto riguarda, oltre la ricerca, il cosiddetto “sport in vista”, ovvero la valorizzazione degli sport minori. Esiste una realtà territoriale che è fatta non solo di calcio, ma anche di sport che faticosamente sopravvivono.

Tornando al progetto ministeriale sperimentale Studente-Atleta, occorre ricordare che questo status è già riconosciuto, ma si rivolge solo alle eccellenze certificate ad alto livello dal Coni, con benefici come la sospensione nel giudizio, la flessibilità nelle assenze, la valutazione dei risultati sportivi e il tutor scolastico. “Alcune di queste cose ci sono, altre no – dice Cocchi – di variazioni, dentro il testo, ce ne sono molte da fare per migliorarlo”. In questo caso, la scuola sottoscrive un Progetto Didattico Personalizzato (Pdp) per lo studente, e vien attivato attraverso il Ministero della Pubblica Istruzione e del Merito. Questo per quanto accade oggi.

In sostanza, non è la mancanza di norme, ma è una certa resistenza culturale da parte degli insegnanti, che temono, appunto, escamotage, privilegi, e via dicendo. Per questo il ruolo del Coni è estremamente importante, come sottolinea Cocchi, dal momento che, come soggetto terzo è chiamato a garantire serietà trasparenza, oggettività di giudizio sui risultati dell’atleta, “e quindi a dare legittimità al progetto agli occhi della scuola”. Lavorare per trasformare il progetto sperimentale ministeriale inoltre, aggiunge Cocchi, significa intenderlo “non tanto come supporto ai singoli studenti, ma come alleanza strutturata fra scuola e sistema sportivo; alleanza necessaria anche per superare quelle difficoltà applicative che risultano di ostacolo nei consigli di classe”.

Intanto, sono interessanti le risultanze emerse dai dati raccolti col questionario, compilato anche con la partecipazione degli studenti. A rispondere sono stati 1336 ragazzi e ragazze, di età compresa fra i 14 e i 22 anni. L’iniziativa, come già detto, a livello territoriale è stata richiesta dalla Commissione regionale Pari opportunità e dal Parlamento degli Studenti toscani. In generale si nota la prevalenza della presenza maschile, che comincia fin dalle risposte; sui 1336 studenti che hanno risposto, si sono dichiarati maschi il 60,6%, mentre il 38§% spetta alle femmine e uno 0,9% non ha risposto. Per quanto riguarda le criticità lamentate rispetto al proprio rapporto con lo sport e la scuola, le doglianze sono trasversali: indipendentemente dal genere, è alto il numero di coloro che si sono sentiti prendere in giro per lo stile di vita sportivo (nei due gruppi, 129 maschi e 100 femmine, sebbene la percentuale risulti maggiore fra le femmine, dal momento che il numero di base è meno numeroso); in entrambi i casi, c’è la percezione di stereotipi e giudizi legati al corpo (216 per le ragazze, 222 fra i ragazzi); mentre 105 ragazze e 101 ragazzi si sono sentiti esclusi o incompresi all’interno del sistema scolastico, a causa dello sport.

Se nella platea maschile il calcio è lo sport più rappresentato col 21%, tuttavia tutti gli sport, anche i cosiddetti minori, hanno i loro seguaci, in una quadro molto ricco e diversificato. Un dato interessante sono le ore dichiarate dai 1336 studenti per quanto riguarda il tempo dedicato agli allenamenti, che per 208 studenti risulta di 15 ore settimanali, per 336 dalle 10 alle 15 ore settimanali, 448 si impegnano negli allenamenti dalle 5 alle 10 ore alla settimana, mentre per 337 l’impegno sportivo è di meno di 5 ore alla settimana. Un impegno importante dunque, che rischia di collidere con l’impegno richiesto dallo studio secondo l’impostazione tradizionale. Sempre secondo i risultatati del questionario, per il 47% è auspicabile una maggiore flessibilità negli orari scolastici, per il 41% necessitano insegnanti più comprensivi, per il 36% è fondamentale il riconoscimento dello status studente-atleta. Per un 23% dei rispondenti al questionario, sarebbe importante che la scuola predisponga spazi per allenarsi. La richiesta, generale, che è emersa (64,7% degli interpellati) è che la scuola si dia da fare per rendere sempre più conciliabile e virtuoso il rapporto sport-didattica.

Concetto ribadito da Davide Scano, componente della Terza Commissione del Parlamento regionale degli Studenti, che raggiunto telefonicamente conferma la necessità, per evitare il drop out cui spesso si trovano obbligati gli studenti sportivi, di cambiare a vari livelli, da quello organizzativo a quello culturale, il rapporto scuola-sport vigente. A questo punto, è quasi inevitabile pensare agli esempi dei campus americani, dove il rapporto in questione, non solo è assolutamente paritario, ma a volte è lo sport che sembra travalicare sulla didattica (e sui risultati scolastici). “Siamo dell’idea che da qualcosa sia pur necessario partire – dice Scano – quelli ricordati sono modelli invidiabili, con la loro complessa organizzazione e gestione a 360° dell’attività scolastico sportiva, al netto del fatto che a volte negli Usa sembrano pesare di più i risultati sportivi di quelli da “studio”. Per quanto ci riguarda, senza dubbio si può costruire, partendo anche da quelle esperienze, un modello più “di mezzo”, che possa essere ottimale sia per la nostra cultura che per le nostre esigenze, indiscutibilmente più europee”. Allora, più che ai campus statunitensi, sembrerebbe che si guardi al vecchio, classico adagio “mens sana in corpore sano”, con una sorta di ritorno all’antica scuola greca e poi latina: la salute come equilibrio del corpo e della mente, attraverso, anche, all’educazione fisico-sportiva.

Per quanto riguarda le proposte per diminuire lo iato che divide scuola e sport, il presidente Scano non ha dubbi: “Uno dei punti più necessari e urgenti da ottenere è l’allargamento dei criteri per ottenere lo status di studente atleta già riconosciuto”. Una strozzatura che ad ora, come riportato poco sopra, impedisce davvero di lanciare la sperimentazione come dovrebbe essere lanciata. Anche le voci che si rincorrono per prospettare al legislatore l’introduzione di una materia curriculare dal titolo Storia dello sport accoglie l’adesione convinta degli studenti, come “leva per un cambiamento culturale”. Infine, il divario delle ragazze , che, secondo quanto emerso anche dal questionario, sono in numero maggiore rispetto ai ragazzi nell’abbandono dello sport in particolare giungendo agli studi superiori. “E’ una piaga sociale, oltre che culturale, cui dobbiamo trovare una soluzione – conclude Scano – in particolare considerando il fatto che, come da cronache sportive, sono molte le ragazze toscane che hanno raggiunto e stanno raggiungendo ottimi risultati nello sport a livello agonistico. Ciò anche perché, me lo lasci dire, le ragazze sono in generale estremamente determinate a raggiungere i loro traguardi, se non le si distoglie con le pressioni culturali e sociali di cui sono ancora oggetto. Penso anche – conclude il presidente del Parlamento degli Studenti toscano – a quante di più potrebbero essere le atlete che darebbero lustro alla società italiana e che resteranno sempre sconosciute (anche a loro stesse) per non avere potuto neppure provarci”.

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