Italia e Germania: mutazioni genetiche nelle forze della destra radicale

Una ricerca della Friedrich Ebert Stiftung di Roma

L’Italia ha due partiti della destra radicale che oggi governano insieme, la Lega e Fratelli d’Italia, mentre la Germania ne ha uno solo, Alternative fuer Deutschland (Afd), presente nel Bundestag, ma sottoposto a un “cordone sanitario” da parte degli altri partiti al punto che non vengono eletti i due o tre presidenti di Commissione ai quali avrebbero diritto.

Il mero confronto numerico fra le due situazioni nulla dice sulla natura di quelle forze e su come  quei partiti si pongono nei confronti del loro elettorato e viceversa su quali basi e aspettative questo li sostiene. Nei fatti la grande maggioranza degli elettori di Lega e Fratelli d’Italia non si percepisce come   “antisistema” o “radicali”, ma come genericamente “conservatrice”, componente politica di qualsiasi democrazia liberale. Completamente diverso il caso dell’Afd, partito che da posizioni nazionaliste e neoliberiste è evoluto in una forza xenofoba con un chiaro spirito sovversivo che non rispetta le regole di comportamento e di linguaggio di una democrazia parlamentare. Al punto che lo stesso Verfassungsschutz, il servizio tedesco per la tutela della Costituzione lo sospetta di essere nemico della democrazia.

Il confronto fra le realtà politiche di estrema destra dei due Paesi è stato al centro di un dibattito che si è svolto presso la sede dell’Istituto tedesco di Firenze con la partecipazione di due esperti della Friedrich Ebert Stiftung (FES), la fondazione socialdemocratica tedesca, della sede di Roma, Michael Braun e Tobias Moerschel, di Marco Valbruzzi, professore di Scienze Politiche all’Università Federico II di Napoli e autore del saggio: “Fratelli d’Italia e Lega. Diversamente populisti di destra?” e Valdo Spini, esponente storico del socialismo italiano.   

Pubblicato dalla FES, lo studio di Valbruzzi e Sofia Ventura analizza il profilo ideologico e programmatico della Lega di Matteo Salvini e di Fratelli d’Italia guidati dall’attuale Presidente del Consiglio Giorgia Meloni attraverso due consolidate tecniche di ricerca. Da una parte la collocazione dei singoli partiti nello schieramento politico attraverso le dichiarazioni dei suoi leader e il suo programma, dall’altra il sondaggio a campione dell’elettorato italiano in base a tre criteri: la mentalità populista, il grado di intervento dello stato in ambito economico, la preferenza per una concezione “nativista” o “sciovinista” del welfare state.

La prima conclusione della ricerca è che gli elettorati dei due partiti tendono a sovrapporsi, vale a dire che lo spazio politico sul quale insistono è praticamente coincidente e sovrapponibile e questo spiega il massiccio passaggio di elettori da “un contenitore all’altro” tra una chiamata al voto e l’altra. In secondo luogo gli analisti hanno verificato che le posizioni espresse dai leader sono più radicali di quelle dei loro elettori, soprattutto per quanto riguarda i beneficiari del welfare state e le retoriche populisti. E’ soprattutto la Lega che fatica a ritrovare un’identità all’interno dello stesso spazio ideologico.  

Il risultato più interessante riguarda l’economia. Valbruzzi parla di welfare “sciovinista”  e “nativista”: partiti da una posizione iperliberista le due formazioni politiche accettano ora l’intervento dello Stato con proposte pragmatiche quasi identiche. Questo tuttavia non guarda all’equità e alla distribuzione delle risorse per combattere le disuguaglianze, ma va a beneficio di determinate categorie, alle quali offre protezione e garanzie economiche (vedi balneari) ed esclusivamente ai cittadini italiani.  “Gli elettori di destra non hanno alcun interesse all’assunto di base socialdemocratico dell’avere bisogno di tutti e pagati in maniera decente, alcun rispetto per il lavoro manuale”, ha commentato Braun. .

Queste politiche non sono percepite dagli elettori come estremiste, ma come obiettivi della normale dialettica politica democratica ed è questo il motivo che spinge lo studioso a parlare di “normalizzazione” dei due partiti di destra. Nello stesso tempo è anche una spiegazione del fatto che essi possono attrarre elettorato di altre aree politiche, comprese quelle più orientate tradizionalmente a sinistra . Nel Parlamento europeo la Lega è alleata di Afd, mentre Fratelli d’Italia sta nel raggruppamento dei conservatori, ma questi schieramenti non incidono sull’appeal sugli elettori. L’analisi rileva una “graduale attenuazione, per motivi diversi, della carica euroscettica presente nelle due classi dirigenti”, afferma la ricerca.

Dal punto di vista della retorica populista, infine, la Lega di Salvini si conferma un partito di impronta populista anche se in modo meno mercato del passato dopo la sua esperienza di governo di Mario Draghi, mentre FdI non ha costruito il suo successo elettorale attraverso messaggi antipartitici. La sua retorica – mediamente populista – si è rivolta soprattutto contro le élites sovranazionali, prima di tutto l’Unione europea e poi quelle economiche e culturali internazionali “in quanto portatrici di un multiculturalismo deleterio per l’identità nazionale”. E anche sotto questo aspetto “con poche eccezioni le leadership dei due partiti sono più populisti della maggior parte dei loro sostenitori”.

In foto la copertina della ricerca realizzata dalla Friedrich Ebert Stiftung

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