Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni rientra tra le bellezze naturalistiche e paesaggistiche della provincia di Salerno ed è il secondo Parco Nazionale protetto dopo quello del Gran Paradiso d’Italia. Polmone verde del sud di Salerno, con circa 80 comuni, istituito nel 1991, che conserva in sé un ricco patrimonio di siti archeologici, borghi storici, tradizioni culinarie e culturali, dal 1998 è riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Inoltre, si estende dalla costa tirrenica, con le due aree marine protette di “Santa Maria di Castellabate” e della “Costa degli Infreschi e della Masseta”, fino ai piedi dell’Appennino campano e lucano, e comprende le cime dei monti Alburni, Gelbison, i contrafforti costieri del monte Bulgheria e del monte Stella e la vetta più alta della Campania il Monte Cervati.
Dal 2023, è sulla poltrona di comando – su nomina del Ministro all’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, – il presidente Giuseppe Coccorullo. Politico di spicco di centro destra, dirigente di Fratelli d’Italia Campania. E’ a lui che abbiamo voluto chiedere di illustrarci l’importanza e le emergenze di uno dei luoghi più caratteristico del nostro Bel Paese.
Presidente Coccorullo, il Parco è diviso tra mare e monti con storie, culture e tradizioni ancora incontaminate. Un luogo che vanta ancora un’alta sostenibilità. Cosa sta facendo l’Ente Parco per preservare ancora di più le sue risorse naturali?
“Stiamo facendo di tutto per preservare il Parco. Ad esempio, continuiamo ad attuare i nostri piani di zonizzazione, che insieme ai comuni subiscono modifiche per quanto riguarda i piani decoratori, i piani di assestamento forestale e per la sostenibilità dei boschi. Con queste misure, in 30 anni, siamo riusciti a preservare bene il territorio. Alcune delle modifiche che abbiamo apportato riguardano in modo particolare, ad esempio, la delineazione dei confini, perché c’erano abitazioni che si trovavano per metà in “zona C e per metà in zona D”; un altro esempio, abbiamo cercato di togliere la zona D dove erano previste zone rosse a rischio di frane; inoltre, con le amministrazioni locali abbiamo cercato di proteggere la nostra biodiversità e il nostro territorio.
Chi sono coloro che operano nel Parco per tutelare e far applicare il regolamento?
“I carabinieri Parco, (exforestale), sono il nostro braccio destro; abbiamo distribuito per tutto il territorio diverse Caserme che ci consentono un monitoraggio continuo, soprattutto per verificare se ci sono abusi o che vengono rispettate le regole”.
Il regolamento è stato elaborato da voi oppure vi siete rivolti ad altre istituzioni?
“Abbiamo chiesto la collaborazione dell’Università degli Studi di Salerno per realizzare un regolamento più dettagliato e aggiornato del Parco. Questa scelta è nata dall’esigenza di stabilire ciò che si può fare e ciò che non si può fare nei nostri territori, perché per poter preservare il Parco occorre una pianificazione di tutto, da sottoporre attivamente anche alle amministrazioni locali. Crediamo solo insieme ai Comuni, anche se sono tanti, riusciremo a trovare un’intesa. Questo regolamento può essere d’aiuto per snellire la burocrazia e rendere tutto più pratico”.

Giuseppe Coccorullo
Vogliamo fornire un’anteprima o qualche dettaglio in più di questo regolamento?
“Il regolamento avrà un punto dove si definisce che tipo di interventi vanno apportati nei centri storici. Questo perché spesso ci si lamenta che qualche borgo è stato deturpato o che è stata messa una finestra di alluminio rossa invece di mettere una finestra con il legno come previsto; oppure non tutti i comuni hanno un piano colore approvato e ci si ritrova un colore che nessuno ha comunicato. Inoltre, un altro disagio che sta sorgendo in questi giorni, l’utilizzo dei fuochi d’artificio, che in base alle normative non si dovrebbero utilizzare senza una valutazione tecnica. Pertanto occorre una burocrazia che servirebbe ad evitare una mancanza da parte dei comuni, comitati festa, ecc. Tuttavia, gli studi che ci arriveranno dall’Università ci consentiranno di creare una sinergia con gli Enti Locali, Associazioni ambientalistiche e tutti gli organi di competenza a fine di rendere fattibile una maggiore tutela del nostro territorio.
Anche un modo per riqualificare il territorio?
“Esatto. Perfetto”.
Un tema molto scottante è lo spopolamento soprattutto nelle aree interne. Le vorrei chiedere, un mezzo per riqualificare i territori potrebbe essere oltre alla regolarizzazione anche una nuova pianificazione delle risorse locali e territoriali?
“Sicuramente occorre semplificare; abbattere il pregiudizio delle difficoltà che in passato si sono avute per avere le autorizzazioni. Noi siamo un Ente che autorizza più velocemente; i nostri pareri, in 10-15 giorni, vengono forniti e oltre il 90% sono positivi”.
Perché?
“Perché abbiamo un “piano del Parco” dove c’è scritto cosa si può fare in zona A, cosa si può fare in zona B, cosa si può fare in zona C ed è scritto chiaro, quindi facilmente applicabile. Inoltre, anche nel regolamento se riusciamo a semplificare qualcosa ci permetterà di aiutare quelle attività che riscontrano il problema A, il problema B, il problema C, altrimenti i cittadini che vogliono investire, si scoraggiano a monte”.
Le aree interne anche in Europa si stanno spopolando, che cos’è che non si è fatto e Voi cosa state tentando di fare?
“Ci sono tanti fondi da poter utilizzare. Avere un territorio attrattivo e magari portare mediaticamente anche degli esempi di persone che hanno realizzato qualcosa di nuovo, con investimenti trasversali come i tanti giovani che si sono avvicinati ai nostri boschi, investendo in attività che consentono di acquisire manodopera locale, sicuramente un vantaggio per trattenere i nostri cittadini. Cosa non è stato fatto? Credo non sia investito abbastanza sui servizi. Le famiglie e i giovane cercano servizi e comodità. Forse ovunque è stato questo un valido motivo. Noi infatti abbiamo fatto, ad inizio anno, un provvedimento per i comuni al di sotto dei 2000 abitanti, che si chiama “Botteghe Aperte”; abbiamo dato un contributo a fondo perduto a tutte quelle attività esistenti che avevano l’esigenza di cambiare un frigorifero per mettere doppia classe A per il risparmio energetico; oppure altri per istallare un pannello fotovoltaico. Perché in un comune con pochi abitati anche spendere 7/8 mila euro per una modifica è elevato. Abbiamo avuto 400 richieste e se vengono tutte approvate verrà investito l’intero budget che abbiamo stanziato. Questo vuol dire tenere più attività aperte e adeguate alle esigenze locali”.
Presidente, da qualche mese abbiamo la nuova denominazione dell’Aeroporto di Salerno Costa d’Amalfi e del Cilento. Cosa ha previsto l’Ente Parco in termini promozionale?
“E’ una cosa bella per noi, perché questa nuova denominazione darà largo spazio a quello che è il Cilento e sarà una Costa altrettanto valorizzata. Inoltre, questa strategia di marketing, se vogliamo usare questo termine, darà economia a tutta la provincia di Salerno perché c’è tanto ancora da fare emerge dai nostri territori.
Una strategia di marketing è stata pianificata?
“Sappiamo che non basta solo avere una denominazione per fare crescere il nostro Cilento, ecco perché, stiamo studiando una strategia per facci trovare pronti al previsto flusso di turisti. Sappiamo anche che occorrono infrastrutture e strutture recettive se vogliamo competere con l’affermata Costiera Amalfitana. Ovviamente occorre l’aiuto della Regione Campania e del Governo per poter investire e terminare in breve tempo le opere soprattutto i collegamenti per l’aeroporto”.
Avete presentato queste progettazioni agli Enti proposti?
“Abbiamo presentato al Ministero della Coesione, dei Trasporti e alla Regione una programmazione che coinvolge proprio le strade del Parco. Abbiamo immaginato un piano di interventi per dare più accessibilità e percorribilità dei tratti ad esempio, Vallo della Lucania e la cittadina di Campagna. Decongestionare il traffico delle SS18 è un vantaggio collettivo perché tutte le persone che vanno nei comuni di Ascea, Palinuro, Camerota, Sapri per lavoro o altro, potranno ridurre i tempi e facilitare le loro attività.
Cosa state facendo per esaltare i borghi?
“Stiamo immaginando un progetto attrattivo proprio per le aree interne. Per fare conoscere il potenziale dei nostri luoghi che molti turisti che vanno a Paestum non sanno quanto di bello c’e’ anche sui monti”.
Vuole farci un esempio?
“L’intendo è realizzare percorsi turistici come ad esempio quello religioso, archeologico, green che non tutti sanno che anche le aree interne possiedono. L’Ente ha presentato una progettazione anche al Ministero della Cultura e del Turismo “Weekend al Parco” che ha come obiettivo quello di destagionalizzare il turismo ed estendere la permanenza sui nostri territori anche nei mesi primaverili e autunnali”.
In conclusione Presidente, il Sud di Salerno ma tutta la provincia vanta un svariato patrimonio. Lei pensa che i risultati di una crescita avverranno nell’immediato?
“Abbiamo la potenzialità, oggi il Parco Nazionale è riconosciuto a livello Nazionale ed internazionale. Ci viene attribuito da tutti che non è soltanto il secondo parco d’Italia, ma è il Parco più bello d’Europa, per le sue bellezze e le sue peculiarità. Occorre solo essere bravi ad investire con intelligenza e collaborazione da parte di tutti i comuni, enti, cittadini stessi. Non possiamo perdere questa opportunità di crescita e di ripopolazione del nostro meraviglioso territorio e di tutta la provincia di Salerno”.
(Anna Ferry Ferrentino)