Un’installazione che resta un esempio di come si possano far lavorare insieme moda, arte, musica, design, ricerca visiva, e di come la tecnologia possa aprire le porte anche all’arte e alla creatività, svelandone potenziali altrimenti inediti. Un obiettivo da raggiungere facendo interagire tra di loro non solo le varie discipline ma anche quest’ultime con gli spettatori, messi in grado di imbattersi in immagini, sensazioni e suoni diversi a seconda di come ognuno di loro si muove. Lo dimostra Intergalactic, il nome tra umano e stellare con cui è stata chiamata l’installazione immersiva presentata questo giugno nei fascinosi locali dell’ex teatro dell’Oriolo, diventato ormai parte del campus diffuso in città dello IED (Istituto europeo di design). Un’iniziativa aperta al pubblico da tutto il mondo, un’opera che è il risultato del progetto collettivo e internazionale degli studenti IED delle sedi di Italia e Spagna, realizzato insieme a C2C Festival e Mirror Digital Agency. Coinvolti, le allieve e gli allievi di Milano, Cagliari, Firenze, Roma, Torino, Madrid, Barcellona, Bilbao e dell’Accademia di Como Aldo Galli, appartenenti a differenti ambiti disciplinari come fashion design, sound design, graphic design, textile, marketing, comunicazione visiva, video e motion graphic.
L’esperienza si è realizzata sotto una curatela preziosa come quella di Bill Kouligas, artista, musicista e designer tra le figure più radicali della sperimentazione contemporanea e in questo caso anche mentor degli studenti IED. Kouligas è il fondatore della label PAN, occupa un posto centrale nella scena elettronica internazionale ed è capace di mettere a colloquio tra di loro mondi apparentemente diversi che poi invece, come chi non se ne fosse accorto scopre con Intergalactic, tanto diversi non lo sono, come quelli della musica, della moda, del design e dell’arte contemporanea, e facendo dialogare underground e mainstream, spazio fisico e digitale, ricerca concettuale e impatto visivo.
Il risultato è stato un nuovo innesto tra moda, avant pop, interaction design e ricerca visiva. Tramite un’installazione in cui moda, sound design, tecnologia e arti visive si sono fuse in un’unica immaginifica esperienza sensoriale originata da un pezzo di tessuto disegnato e colorato da un’allieva dello IED e dilatato, reinterpretato, rimesso in circolazione, deformato e esaltato dall’installazione visiva intrecciata alla musica composta da uno degli studenti dello IED di Milano. Una creazione sensoriale che attraverso le proiezioni video su schermi o su valanghe di stoffe velate, alte dal soffitto a terra, ha preso forme, consistenze, colorazioni, suoni, significati diversi.
Tre le grandi installazioni. Due, faccia a faccia, ambedue immense e spettacolari, in dialogo tra di loro. A sinistra, le proiezioni su grandi schermi LCD, animati da una telecamera con un sensore capace di modificare suoni e immagini al passaggio degli spettatori. A destra, le proiezioni su stoffe di velo a cascata, su più livelli, con le immagini modificabili, anche in questo caso, dagli spettatori, ma tramite un clic su un controller. In mezzo, la proiezione centrale costituita da un’architettura di luce che spara nello spazio un mix di musica e performances nate dalla collezione degli abiti creati dai ragazzi, in uno scenario che unisce tessuti, suoni, immagini in movimento, stimoli sensoriali, il tutto dialogante in tempo reale a seconda di come si muovono performer, spettatori, tecnologie. Indossando, i performer, i capi progettati e realizzati dagli studenti che si trasformano in immagini modificate dalla tecnica e dagli spettatori che diventano, anche loro, parte attiva del dialogo tra arte, creatività e le ultime novità tecnologie. Tra corpi umani e corpi cosmici .
Gli studenti hanno lavorato in gruppi trasversali per creare la grande installazione multiforme che ha tenuto saldamente intrecciati tessuti, disegni, immagini in movimento, segnali sonori e stimoli sensoriali. “Il lavoro con gli studenti è stato un processo aperto, in cui le idee si sono evolute in modo organico. Il risultato è Intergalactic, un’opera collettiva che esplora il suono come forza connettiva e riflette un sistema interconnesso, in cui esseri umani, tecnologia e universo si influenzano reciprocamente”, spiega Bill Kouligas. Un’esperienza che “nasce dal desiderio di aprire la scuola al confronto con chi oggi sta ridefinendo i linguaggi della cultura visiva ed è il risultato di un incontro coraggioso tra educazione, sperimentazione e scena culturale. La collaborazione tra i nostri studenti e studentesse e Bill Kouligas è stata un esercizio di apertura, ascolto e invenzione, un’occasione per misurarsi con l’ignoto, con l’alterità, l’interdisciplinarità come forma di pensiero”, aggiunge Benedetta Lenzi, direttrice IED Firenze.
Intergalactic ha dimostrato quello che voleva dimostrare, ovvero che discipline più diverse possono intrecciarsi, che la multidisciplinarietà non è un impaccio ma una risorsa, che le contaminazioni generano creatività e ricchezza di percezioni. Lo ha fatto tramite un intenso lavoro collettivo, sotto la guida di Kouligas. Per iniziativa dell’Istituto europeo del design che a Firenze, come sottolinea Lenzi, ha voluto creare un “Campo aperto” che, oltre a Intergalactic, comprende un’altra serie di progetti, e intende aprire alla vista di chiunque – che venga dalla città, dall’Italia o dall’estero – le sperimentazioni studenti-personaggi esterni nate dalla scuola ma non intenzionate a restarvi chiuse dentro.