Il 60% del patrimonio francese è generato dall’eredità. Una percentuale da capogiro che fotografa un paese in cui sembra essere in forte aumento la disuguaglianza e in forte decelerazione la spinta produttiva. All’inizio degli anni ‘70 il peso dell’eredità si attestava attorno al 35%. Lo ha reso noto il Consiglio di analisi economica rilevando come il livello attuale è simile a quello degli Anni Folli, cioè un secolo fa. Un regresso sul fronte della ineguaglianza che rischia ora di impennarsi ulteriormente, nonostante già adesso il 10% dei più ricchi detenga il 55% del patrimonio francese.
In arrivo, secondo gli studi della Fondazione Jean Jaurès, sarebbero in arrivo 9.000 miliardi di euro che lasceranno in questi anni i baby boomer (nati tra il 1946 e il 1964) ai loro eredi. Questo turbinio di dati ha reso ora il tema dell’eredità e delle tasse di successione al centro del dibattito politico in vista delle ormai prossime elezioni presidenziali del 2027. Ogni schieramento, dalla destra alla sinistra, cerca di inviare il messaggio giusto. Un messaggio difficile perché la stragrande maggioranza dei francesi non vuole assolutamente un aumento delle tasse di successione che già considera al 77% ingiustificate e all’84% le vorrebbero ridotte. L’imposizione francese viene considerato attualmente una delle più alte dei paesi membri dell’Ocse con un tasso tra il 20 e il 45% in linea diretta anche se il tasso medio, secondo l’economista Guillaume Allègre, é del 5% e del 10-15% al di sopra dei due milioni di euro.
Il dibattito si è fatto molto acceso, nonostante in realtà, paradossalmente circa l‘85% dei francesi sia esonerato dalla tassa di successione se l’eredità non supera i 100.000 euro, cioè il massimale della detrazione fiscale per la linea diretta. La Impopolarità della tassa obbliga a grandi contorsioni ideologiche, anche sul fronte della sinistra che vede nei lasciti di successione uno strumento per rimpolpare le casse dello stato e finanziare misure sociali che riducano l’ingiustizia sociale rimettano in moto il meccanismo della ridistribuzione che sembra attualmente molto arrugginito.
Sul fronte più a sinistra ci si concentra nel colpire le grandi eredità, quelle che all’incirca riguardano l’1% delle eredità. Jean-Luc Melanchon (LFI) vuole che allo stato vada tutto quello che supera i 12 milioni di eredità, i socialisti, ancora divisi sulla candidatura alle presidenziali, vogliono un contributo sociale generalizzato per le grandi successioni o, come Raphael Glucksmann un aumento sostanziale per le mega eredità, gli ecologisti non bisogna toccare il 99% delle eredità ma aumentare il peso contributivo delle grandi fortune. Per il principale sindacato, la CFDT, bisognerebbe invece tassare tutte le eredità a partire del primo euro. Tutto il fronte mira poi a cancellare una serie di nicchie fiscali, come quella che facilita la trasmissioni delle aziende di famiglia, in vista di un bottino compreso tra i 10 e 15 miliardi da investire nella ridistribuzione della ricchezza. Sul fronte opposto tutti sembrano propensi a ridurre le tasse di successione, magari incrementando il ricorso alle donazioni facilitandole anche per nipoti e bisnipoti.
Ben conscio del sentimento ostile a un rialzo fiscale dell’eredità, il primo ministro Sebastien Lecornu ha già intanto annunciato nel suo progetto di bilancio che nel 2027 non ci sarà un aumento della tassa di successione. Ma, come scrive “Liberation”, “perché le ricchezze patrimoniali continuino ad aumentare” ha già messo in cantiere una serie di misure per favorire le donazioni familiari senza attendere la successione, mirando a non farsi scappare almeno una fetta dei 6.500 milioni di euro dei risparmi dei francesi.
Nel progetto di bilancio l’attuale governo non ripropone però alcune misura di ridistribuzione. Promette invece un anno all’insegna dell’austerità con un obiettivo di far economie per 54 miliardi di euro e ridurre al 5% dl PIL il deficit pubblico che senza questi tagli potrebbe passare dal 5,4% del 2006 al 6,5% nel 2027. Lecornu ‘lancia il ballo dell’austerità” scrive “Mediapart” sottolineando come Lecornu “si eriga a padre del rigore di tutta la nazione .. ad esclusione degli ultraricchi, dei militari e delle grandi aziende”.
L’accetta che si sta per abbattere sui conti del paese viene annunciata mentre il clima sociale si sta facendo teso, tanto che sui social si stanno moltiplicando gli appelli per dar nuova vita al movimento dei Gilets Jaunes che nel 2018 avevano infiammato il paese. Tra l’aumento dei prezzi del carburante, un’inflazione in salita e la prospettiva di un bilancio d’austerità il contesto si sta facendo infiammabile anche se al momento la mobilitazione sociale é ancora modesta.
Interessante sarà ora soprattutto vedere come il paese reagirà ai dati sulla ricchezza del paese e sulla preponderanza dell’effetto eredità sul suo patrimonio. Una situazione che rimette in discussione il cammino attuale di un paese che da industrializzato e con ambizioni di giustizia sociale rischia di incamminarsi verso un declino. Cammino che del resto non é solo confinato alla Francia e che potrebbe ben essere discusso anche in altri paesi occidentali.
In foto Raphael Glucksmann