Il valzer delle banche: governo fra golden power e cordate amiche

Le ultime mosse spiegate dal professor Alessandro Volpi

L’iniziativa di Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, di lanciare un’Offerta pubblica di scambio su Banca Generali, potrebbe rappresentare il tentativo di rispondere all’analoga Offerta lanciata da Mps, e dai suoi azionisti, Delfin, Caltagirone, Eredi Del Vecchio e il Ministero del Tesoro, sulla stessa Mediobanca. Ragionevolmente, l’intenzione di Nagel potrebbe essere quella di evitare che Mediobanca sia assorbita in una banca commerciale di medie dimensioni, con qualche problemino finanziario, a cui il governo ha dato il massimo appoggio. Ma la situazione è più complessa di come sembra. Sulla vicenda, abbiamo chiesto al professor Alessandro Volpi, economista e storico, di guidarci fra le varie piste che si stanno intersecando, tra le multiformi ipotesi che stanno prendendo piede.

Professore, quali potrebbero essere le ragioni che hanno spinto l’ad di Mediobanca Alberto Nagel a lanciare questa proposta pubblica di scambio?

“L’intervento di Nagel può essere letto in vari modi. Noi sappiamo che Mediobanca ha “subito” questa offerta pubblica di scambio da parte di Mps, quindi da parte del gruppo legato a Caltagirone, Delfin, Eredi Del Vecchio, con anche la presenza del Ministero del Tesoro. Si tratta, a mio modo di vedere, di un’offerta che presenta alcune riserve, nel senso che Mps cerca di acquisire, attraverso l’offerta pubblica di scambio (Ops), una realtà bancaria che è più grande di lei dal punto di vista della stabilità finanziaria, pur avendo Mps recuperato una parte della propria stabilità con l’avvenuta parziale privatizzazione. Tuttavia Mediobanca ha in questo momento una serie di attivi di investimento che la rendono particolarmente preziosa, peraltro con il legame che conosciamo con le Generali. Quindi, un’eventuale ipotesi di scalata di Mps nei confronti di Mediobanca è particolarmente rischiosa, e penso che da questo punto di vista Nagel abbia anche quella preoccupazione. Se questa operazione andasse a buon fine, potrebbe essere temporaneo, mentre potrebbe poi aprire criticità di varia natura, come abbiamo visto nella storia recente del nostro sistema bancario: quando una banca più piccola cerca di acquisire una banca più grande, normalmente le cose non vanno bene. Basti pensare ad Antonveneta. La prima preoccupazione dunque riguarda la tenuta di Mediobanca una volta acquisita da Mps. Una preoccupazione che dovrebbe animare anche lo stesso gruppo dirigente di Mps, e anche lo stesso Ministero del Tesoro. Mi sembra invece che regni una certa distrazione sull’operazione Mps-Mediobanca e anche che si profili un’atmosfera favorevole alla stessa”.

Quindi la mossa di Nagel potrebbe essere puramente difensiva?

“Non credo. Ci potrebbe essere una seconda ipotesi, incentrata invece sul fatto che Nagel, con l’idea di lanciare un’offerta pubblica di scambio su Generali, non soltanto vorrebbe scongiurare l’acquisto da parte di Mps, ma tenta di realizzare quello che è oggettivamente un soggetto bancario interessante: Mediobanca più Banca Generali. In sintesi, ciò significherebbe creare una realtà che può avere 300 miliardi di euro di attivi e sinergie importanti nella raccolta del risparmio gestito, che è poi il grande tema di tutte queste operazioni. Ormai, la vera linfa delle operazioni bancarie non sono più i capitali propri delle banche, ma sono prevalentemente i risparmi dei cittadini risparmiatori. Quindi alla volontà difensiva, se così si può dire, si aggiunge contemporaneamente una volontà propositiva, che consiste nell’idea di costruire un aggregato che in effetti potrebbe avere una sua grandezza, tale da renderlo un soggetto capace di stare dentro un mercato del credito dove le dimensioni contano sempre di più. Direi, tirando le fila, che le ragioni che hanno mosso Nagel potrebbero essere fondamentalmente queste due”.

Insomma, due gambe per una decisione più complessa di quanto appaia?

“Ci potrebbe anche essere una terza ragione. Con questa operazione, Nagel potrebbe mettere in atto l’intenzione di voler dare un segnale “diverso” all’azionariato Delfin e Caltagirone, che peraltro è presente sia in Mps sia in Mediobanca sia nella situazione Generali. Il messaggio che mi sembra possa emergere, da parte dell’ad di Mediobanca potrebbe essere formulato così: “Nel momento in cui proponiamo l’offerta pubblica di scambio su Banca Generali, per sostenerla mettiamo in vendita l’intera partecipazione di Mediobanca a Assicurazioni Generali, liberando un spazio importante”. A quel punto, l’idea che forse Nagel coltiva è provare in questo modo a indurre Mps, ma in modo particolare il Gruppo Delfin-Caltagirone, a una più ampia operazione che vada in direzione del controllo, non tanto di Mediobanca, ma delle Assicurazioni Generali. Ed è un’operazione in cui, secondo questa ipotesi, Delfin-Caltagirone-Mps potrebbero trovare una sponda in Unicredit. Del resto, come si è visto nelle scorse settimane, l’Unicredit di Orcel, nel momento in cui si è trattato di rinnovare le cariche all’interno di Generali, ha votato come Delfin e Caltagirone, creando una sorta di alleanza in parte un po’ anomala fra questi soggetti. Quindi leggerei dietro queste mosse di Nagel questi tre piani: uno difensivo, uno che consiste nel provare a costruire realmente un soggetto bancario che raccolga risparmio gestito importante, e infine, collocare tutto ciò dentro una più generale mediazione, per cui Mediobanca si defila da Generali e Generali Assicurazioni diventa oggetto di un’eventuale operazione Delfin-Caltagirone con, magari, anche una possibile partecipazione di Unicredit”.

La presenza degli stessi azionisti (Delfin e Caltagirone in particolare) in tutti i soggetti bancari che abbiamo esaminato, che rilievo può assumere, nella partita che si sta giocando?

” E’ questo dato che induce a ipotizzare la terza lettura. Nagel è amministratore delegato in una società in cui Delfin e Caltagirone hanno un peso molto molto rilevante, sfiorano il 30%. Il resto è in mano ad altri soggetti, dentro ci sono anche i fondi internazionali, che certamente non vedono di buonissimo occhio le due cordate italiane, però è chiaro che Nagel debba i qualche modo rispondere anche ai suoi azionisti di riferimento. Per cui l’ipotesi che in molti hanno formulato e che secondo me è credibile, è la seguente: Mps alla fine rinuncia all’ipotesi di Mediobanca, Mediobanca si lega a Banca Generali (operazione resa più fluida dal fatto che ha gli stessi azionisti ed è un soggetto interessante) mentre, contestualmente si apre la partita di Generali Assicurazioni dove però Delfin e Caltagirone hanno bisogno, per potere arrivare a compimento dell’operazione, dell’appoggio di Unicredit. Come del resto potrebbe essere stato segnale anticipatorio il voto delle cariche di Assicurazioni Generali”.

Il ruolo di Ministero del tesoro?

“Penso che la politica in queste vicende c’entri molto. Intanto perché, come si diceva prima, l’idea di costruire una realtà Mps-Mediobanca che tra l’altro a sua volta si lega al tentativo in corso dell’ops della Bpm sui fondi comuni di investimento Anima, molto legati a Mps, è un’operazione in fondo molto gradita al governo, dal momento che attraverso questa operazione Delfin Caltagirone, che sono azionisti molto vicini al governo Meloni, e in parte, attraverso Bpm, anche alla Lega, avrebbero avuto un forte rafforzamento, dal momento che si potrebbe creare una sorta di piccolo polo italiano Bpm-Mps- Mediobanca. Rispetto a questo, la reazione di Nagel fa pensare che ci sia una parte dei grandi fondi finanziari internazionali che non sia così favorevole a questa intromissione. E quindi l’ipotesi Generali potrebbe assumere la natura di un tentativo di soddisfare Delfin Caltagirone e quindi la politica del governo, in relazione a una situazione molto importante: a quel punto il governo acquisterebbe influenza non solo su Mps ma anche su Assicurazioni Generali”.

E’ questo il meccanismo per cui ritiene che il governo a guida Meloni si stia costruendo un sistema bancario amico?

“Metto in evidenza che la politica del governo Meloni si è manifestata anche in un altro modo, ovvero, all’affacciarsi dell’ipotesi di un’offerta pubblica di scambio di Unicredit nei confronti di Bpm per contrastare l’operazione messa in campo da Mps e quindi dal governo, il governo ha utilizzato il golden power, ovvero ha messo limiti molti stringenti a Unicredit per evitare in qualche modo che si compisse questa sorta di acquisizione di Bpm, banca legata alla Lega. Unicredit di Orcel (Andrea Orcel è l’ad, ndr) è una banca che ha una prospettiva decisamente più ampia, e, direi, molto più legata alla finanza internazionale. Il principale azionista di Unicredit è BlackRock. Unicredit, in contemporanea all’operazione Bpm, sta cercando di portare a casa l’operazione Commerzbank, di cui BlackRock è il terzo azionista, dopo Unicredit (in cui è primo azionista) e lo Stato tedesco. Così, l’atteggiamento del governo sembrerebbe abbastanza chiaro: da un lato, favorisce questa aggregazione, Mps-Bpm-Mediobanca, dall’altro cerca di ostacolare, tramite il golden power, il tentativo di Unicredit di acquisire Bpm”.

In tutto questo, perché secondo lei potrebbe essere credibile l’ipotesi di un’alleanza (anomala, come la definisce lei stesso) Delfin Caltagirone-Unicredit?

“Penso che questa ipotesi potrebbe diventare un modo per attenuare le ostilità da parte del governo nei confronti di Unicredit. In altre parole, l’ipotesi è che Unicredit sostiene l’acquisizione di Generali da parte di Delfin-Caltagirone, mossa che ha il significato di avverare un avvicinamento significativo alle posizioni del governo, e contestualmente il governo vede meno criticamente la fusione o eventuale acquisizione da parte di Unicredit su Bpm e l’operazione più generale Unicredit- Commerzbank ,che peraltro ha già avuto il via libera della Banca centrale Europea. Per cui da questo punto di vista si potrebbe immaginare una sorta di scambio che vedrebbe, di fronte alle pressioni del governo per fermare Unicredit rispetto a Bpm, Unicredit che si dichiara disponibile all’acquisizione di Generali da parte di Delfin e Caltagirone e quindi delle cordate vicine al governo. A quel punto, Delfin e Caltagirone avrebbero Mediobanca aggregata a Banca Generali più il già storico controllo di Mps, e raggiungerebbero così il controllo sulla situazione più importante del nostro Paese, in una logica di monopolio o comunque della raccolta del risparmio gestito. Resterebbe da giocarsi una partita più o meno conflittuale, ma su cui penso che troveranno un accordo, con i grandi fondi internazionali. I quali sono interessati, a loro volta, all’operazione Unicredit-Commerzbank. Tra l’altro il governo Meloni ha dichiaratamente sostenuto, a difesa di Generali, che avrebbe valutato l’ipotesi di utilizzare il golden power nel caso che Generali volesse stringere legami troppo stretti con Natixis (parte del gruppo francese BPCE, ndr) , nel tentativo di evitare l’intromissione di finanza estera”.

Ma tutto ciò, tirando le fila, come ricade, se ricade, nelle esistenze quotidiane dei cittadini?

“Intanto sottolineo che l’azione del governo è senz’altro particolarmente presente, nell’assenza completa delle opposizioni e di dibattito nel Paese. Il rischio è declassare tutto questo a questioni puramente tecniche, che non interessano le persone ma solo un ristretto numero di “addetti”. Senza considerare che si sta parlando di risparmio gestito, dei principali soggetti che si occupano del risparmio gestito, e quindi delle polizze e delle assicurazioni, di gran parte dei cittadini italiani, tanto più di fronte alla crescente ritirata dello Stato sociale. Un settore senz’altro rilevante, che pesca nella vita quotidiana dei cittadini. Del resto, la forza dei soggetti bancari ormai risiede nel risparmio gestito, che è la fonte vera di linfa di queste realtà. Chi riesce a effettuare la raccolta più ampia di risparmio gestito e a ottenere risultati migliori, ovvero realizzare profitti enormi per trasformarli quasi interamente in dividendi, vince. E vince attraverso le esistenze quotidiane di tutti noi”.

In foto, l’ad di Mediobanca Alberto Nagel, Wikipedia

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