Prato – “Le donne nel distretto tessile pratese” è il titolo di un interessante iniziativa patrocinata dal Comune di Prato e organizzata, in concomitanza con la Giornata Internazionale della Donna,dalla Fidapa sez.di Prato, per riscoprire l’importante lavoro femminile e la sua evoluzione in uno dei settori strategici per l’economia dell’area pratese e non solo. Non a caso se ne è parlato nella sede del Prisma Lab in via Pistoiese che, come ha sottolineato in apertura l’assessora al Turismo Chiara Bartalini, “è un esempio virtuoso di un’ex fabbrica riportata a nuova luce, prestigiosa espressione di rigenerazione urbana”.
Il primo intervento,dopo i saluti della presidente Catia Vannucci, è stato quello storico offerto dalla Fondazione CDSE,(Centro Documentazione Storico Enciclopedico). La storica e archeologa industriale Luisa Ciardi ha messo in luce la difficile realtà che vivevano le donne della zona pratese che lavoravano nelle fabbriche a metà 800. Sottopagate e sfruttate esse scesero in piazza nel maggio del 1896 contro gli stipendi da fame e le misere condizioni di vita. Fu quello il primo sciopero in Toscana di rivendicazione salariale del lavoro femminile che ebbe come protagonista la trecciaiola Barsene Conti, una donna piccola e minuta, soprannominata la Baldissera. Si protrasse per più di un mese allargandosi su Prato, Fiesole, Impruneta, Carmignano, Poggio a Caiano. Allo sciopero si unirono per solidarietà le impagliatrici di fiaschi ad Empoli e le tabaccaie di Firenze.
I diritti delle classi lavoratrici e delle donne della Val di Bisenzio trovarono anni dopo in Teresa Meroni, compagna e poi moglie del sindacalista Tettamanti nominato segretario della Lega Laniera di Vaiano, un serio punto di riferimento. Perché mentre gli ultimi anni prima dello scoppio della grande guerra la classe operaia femminile aveva ottenuto degli importanti risultati riguardo alle condizioni lavorative, dopo il 1915 le cose cambiarono radicalmente e ovunque. E nel 1917 fu proprio “Teresina”, così era affettuosamente chiamata dalla popolazione locale, a guidare quattrocento donne, da Cantagallo alle porte di Prato, in una grande manifestazione che rivendicava non solo la fine del conflitto, ma anche il ripristino dei diritti. Una marcia che attraversò numerosi paesi: Mercatale di Vernio, Carmignanello, Vaiano, La Tignamica e La Briglia riuscendo a coinvolgere oltre 1500 donne occupate nelle fabbriche, che lasciarono il proprio posto di lavoro per unirsi alle manifestanti.
Con l’avvento del fascismo si interruppe anche nel distretto pratese il percorso di emancipazione avviato a inizio secolo creando ostacoli reali all’indipendenza femminile in Italia a cominciare dall’istruzione e il lavoro. Con i nuovi regolamenti legislativi fascisti, le donne vennero escluse dai ruoli dirigenziali. Ad esempio nelle scuole potevano svolgere solo il lavoro di maestra; non potevano realizzarsi in nessuna professione anche perché vivamente sconsigliate. E non a caso negli archivi pratesi le foto dell’epoca ritraggono gruppi di donne lavoratrici che filano e cuciono tutte insieme nei cortili o in casa e non più nelle fabbriche.
Con lo scoppio della seconda guerra mondiale molte donne tornarono a lavorare nelle fabbriche per sostituire gli uomini che erano partiti nuovamente per il fronte, ma è negli anni del boom economico, che anche nel distretto pratese le lotte dentro e fuori le fabbriche unitamente alla ricerca di un difficile equilibrio tra lavoro, famiglia e impegno sociale,fecero sì che le battaglie per l’emancipazione femminile divenissero uno strumento di conquiste politiche e sociali per le donne. A questo proposito la testimonianza in sala della pratese Patrizia Bogani, prima studentessa donna che nel 1956 si iscrisse all’Istituto Tecnico Tullio Buzzi di Prato, frequentato allora solo da ragazzi. Bogani si diplomò con il massimo dei voti suscitando l’ammirazione del Preside che, dapprima contrario alla sua iscrizione, poi la volle come insegnante. E del figlio di Mimí Menchi, lei che da rammendina nella fabbrica del cognato, affascinata dal mondo tessile, spinta dalla volontà di indipendenza riuscì ad aprire un lanificio nel 1961 che oggi è all’avanguardia per i suoi tessuti di alta moda. E poi i racconti di Carla e Romina Casini di Alma azienda del distretto pratese specializzata nella produzione di moquette, che portano avanti l’azienda creata dal padre. In conclusione gli interventi di Elisa Colzi imprenditrice tessile sul valore delle imprese femminili. Nel suo racconto ha ripercorso le origini della sua azienda, la “Colzi Orditura”, dalla fondazione ad oggi, evidenziando il valore del saper fare artigianato e al contempo evoluzione nel settore.Ha sottolineato l’importanza delle donne nel tessile pratese, che ha sempre visto il contributo femminile come motore di creatività e delle aziende terzisti. “Non mancano le difficoltà, ma anche le soddisfazioni per portare avanti un’attività artigiana con radici solide e uno sguardo rivolto al futuro”. Enrico Fabbri,responsabile del Laboratorio di Scienze del Lavoro presso il PIN di Prato, ha parlato dell’occupazione femminile a Prato.
Gli ultimi dati registrano che tra il 2022 e il 2023 l’occupazione nella provincia di Prato è cresciuta del 2,1%, le donne rappresentano il 44,9% contro il 55,1% degli uomini, mentre gli avviamenti sono calati del 3% e le cessazioni del 6,6%.
L’incontro è stata moderato dalla socia Fidapa Viviana Vannucci.
In foto le operaie ausiliari con la spilletta delle maestranze militarizzate 1916 presso il lanificio Forti alla Briglia e un momento dell’evento.