IA, retromarcia dell’Europa sulla responsabilità giuridica delle big tech

Trump vince il primo round del braccio di ferro transatlantico

L’Unione Europea dei diritti digitali abbassa la testa di fronte ai diktat all’insegna della deregulation degli Stati Uniti. Il campo di battaglia è quello dell’intelligenza artificiale. Sono passate solo poche ore dalle accuse contro i troppi lacci del’ AI Act, lanciate al Vertice di Parigi sull’IA dal vicepresidente americano Vance, ed ecco la prima riprova della resa. In fretta e furia la Commissione Europea ha annunciato il ritiro della direttiva sulla responsabilità giuridica dei proprietari dei sistemi tecnologici. Scarne le motivazioni enunciate in inglese: “No foreseeable agreement – the Commission will assess whether another proposal should be tabled or another type of approach should be chosen”. In pratica, la Commissione accenna all’assenza di accordi prevedibili in materia, da cui deriverebbe la necessità di un ripensamento.

In realtà, il rapporto di causa-effetto tra la strigliata di Vance e la retromarcia dell’Unione Europea, appare incontrovertibile, Basta rileggere i passi decisivi dell’intervento dell’emissario di Trump al Vertice di Parigi: “L’Europa ha messo troppe regole sull’IA, state frenando lo sviluppo del settore. Gli Stati Uniti sono leader mondiali dell’intelligenza artificiale e lo saremo ancora di più perché i sistemi di intelligenza artificiale sviluppati in America saranno liberi da pregiudizi ideologici”.

Il braccio di ferro tra Usa e Ue, ha dunque visto con chiarezza chi sia stato il vincitore del primo round dopo il ritorno di Trump in campo. D’altronde, la supremazia degli Usa nei confronti dell’Europa non riguarda solo l’IA, ma tutto il comparto delle tecnologie digitali, dalle piattaforme social agli stessi smartphone che, per paradosso, i colossi digitali a stelle e strisce ci potrebbero togliere di mano da un momento all’altro. Basterebbe un bug sulle piattaforme per far sembrare possibile il ritorno ai semplici telefonini di una volta. L’Europa soffre di una debolezza strutturale tale che di fronte a un tono di voce più alto, come quello usato da Vance, le regole faticosamente adottate, dall’AI Act al Digital Service Act, diventano improvvisamente lacci e lacciuoli da togliere di mezzo.

In realtà, che il dietro-front sia avvenuto a Parigi non è un caso. Proprio la Francia aveva espresso perplessità sulle regole dell’AI Act. E altrettanto aveva fatto Henna Virkkunen, finlandese, Vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia.

La direttiva sulla responsabilità da intelligenza artificiale era stata introdotta nel 2022, aggiornando il quadro dell’UE in materia di responsabilità civile, introducendo per la prima volta norme specifiche per i danni causati dai sistemi di IA. Le nuove norme erano pensate per far sì che coloro che hanno subito danni causati dalla tecnologia di IA possano accedere al risarcimento come se avessero subito danni in qualsiasi altra circostanza. La direttiva introduceva due misure principali: la cosiddetta “presunzione di causalità”, grazie alla quale i danneggiati non dovranno spiegare in dettaglio come il danno sia stato causato da una determinata colpa o omissione, e l’accesso agli elementi di prova di imprese o fornitori, quando si tratta di IA ad alto rischio.

Con un certo orgoglio nella riaffermazione di un ruolo dell’Europa garantista nei confronti dei diritti dei cittadini, anche di fronte all’avanzata delle tecnologie, la Commissione spiegava le motivazioni dell’introduzione  della direttiva sulla responsabilità giuridica dei proprietari dei sistemi tecnologici: “Alla continua diffusione dei progressi tecnologici deve corrispondere la messa in essere di garanzie volte a far sì che i consumatori dell’UE beneficino dei più elevati livelli di tutela, anche nell’era digitale. La Commissione – si legge nei documenti ufficiali ancora pubblicato sul sito dell’Ue -si impegna a garantire che le innovazioni tecnologiche pionieristiche non vadano mai a scapito delle garanzie per i cittadini. È necessario un quadro giuridico armonizzato a livello dell’UE per evitare il rischio di frammentazione giuridica al momento di colmare i vuoti dovuti a questi progressi tecnologici senza precedenti.

Le norme nazionali vigenti in materia di responsabilità – continuava la Commissione Ue – non sono adatte a gestire le domande di risarcimento dei danni causati da prodotti e servizi basati sull’IA. I sistemi possono spesso essere complessi, opachi e autonomi, rendendo eccessivamente difficile, se non impossibile, il soddisfacimento dell’onere della prova da parte del danneggiato. Una delle funzioni più importanti delle norme in materia di responsabilità civile è garantire che i danneggiati possano chiedere un risarcimento. Se le sfide poste dall’IA rendono eccessivamente difficile l’accesso al risarcimento, non vi è un accesso effettivo alla giustizia. Norme efficaci in materia di responsabilità costituiscono inoltre un incentivo economico a rispettare le norme di sicurezza, contribuendo pertanto alla prevenzione dei danni. La direttiva sulla responsabilità da intelligenza artificiale trova un equilibrio – concludeva la Commissione Europea – tra gli interessi di coloro che hanno subito danni connessi ai sistemi di IA e gli interessi delle imprese attive nel settore”.

Ecco, semplicemente leggendo le motivazioni che avevano indotto al varo della norma, si capisce quanto invasiva sia la sua cancellazione e quale portata strategica assuma la retromarcia dell’Unione Europea di fronte allo strapotere dell’oligarchia costituita dai colossi digitali e dall’Amministrazione Trump, all’interno della quale è sempre più pregnante il ruolo di Elon Musk.

Unica voce, al momento giunta dal Parlamento Europeo contro la repentina decisione della Commissione, è quella di Axel Voss, tedesco, deputato europeo dei Popolari. Non più tardi del 21 gennaio scorso, intervenendo nel dibattito sulle questioni della salvaguardia digitale, Voss aveva sollecitato “l’applicazione del Digitale Service Act per proteggere la democrazia sulle piattaforme dei social media, anche contro le interferenze straniere e le distorsioni algoritmiche”. E’ chiaro che di fronte alla giravolta della Commissione, Voss abbia immediatamente reagito con un post su Linkedin: “Abolendo la direttiva sulla responsabilità dell’AI, la Commissione sta attivamente scegliendo l’incertezza giuridica, favorendo squilibri di potere delle imprese e un approccio da Far West alla responsabilità dell’AI, che avvantaggia solo le Big Tech. La realtà ora – ha evidenziato Voss – è che la responsabilità dell’AI sarà dettata da un mosaico frammentato di 27 diversi sistemi giuridici nazionali, soffocando le startup e le PMI europee nel settore AI”.

Nel silenzio generale su quanto accaduto, che caratterizza il nostro Paese, tra i primi ad intervenire, Michele Mezza, docente di Sociologia delle culture digitali all’Università Federico II, saggista autore, tra gli altri, di “Connessi a morte” (Donzelli), sottolinea: “La direttiva sulla responsabilità giuridica dei proprietari dei sistemi tecnologici era una scelta di civiltà che insieme al progetto dei 200 miliardi, annunciato dalla von der Leyen in materia di intelligenza artificiale, faceva dell’Europa l’area commerciale più equilibrata e matura nel settore. Questa via prevedeva una lucida determinazione a tenere il campo sgombro dai monopoli che paralizzano la competizione, riducendo la tendenza all’innovazione. In questa direzione il provvedimento sulle responsabilità che si potevano identificare nei comportamenti delle grandi imprese multinazionali apriva spiragli importanti alle imprese europee.  retromarcia europea su questo aspetto ci dice che  il variegato mondo delle ambizioni di stati- come la Francia e la stessa Italia- o di imprese come le nuove realtà tipo la francese Mistral o le potenze computazionali dei calcolatori italiani sono destinate ad un ruolo subalterno nella competizione fra USA e Cina”.

La realtà è che dall’insediamento di Donald Trump in poi, si fanno sempre più frequenti le novità che puntano ad aumentare la deregulation in materia di IA. L’ordine esecutivo del Presidente che annulla quello più garantista di Biden, è stata la prima mossa fin dalla notte dell’insediamento di Trump. Ma evidentemente il raggio d’azione che caratterizza il patto tra la Casa Bianca e i colossi digitali, va ben oltre i confini americani. E l’immediata resa dell’Unione Europea dopo la strigliata di Vance al Vertice di Parigi, fa comprendere quanto sia rapida ed efficace l’offensiva contro quei diritti dei cittadini anche di fronte alle tecnologie più avanzate, dei quali l’Europa fino ad oggi era la paladina.

In foto J.D. Vance giura da vicepresidente Usa

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