Ormai ognuno di noi lo sa, ed è opinione comune anche tra gli economisti: l’avvento dell’Intelligenza artificiale rappresenta un elemento di discontinuità talmente forte da essere paragonato alla rivoluzione industriale in Gran Bretagna alla fine del 700. Con tutto ciò che questo implica ovviamente, compreso il fenomeno conosciuto come la “distruzione creatrice”, ovvero quello che vede le imprese non in grado di sfruttare le innovazioni lasciare il passo aa nuove imprese. E’ quasi inutile ricordare che si tratta di un fenomeno di portata scoiale enorme, che, nel caso dell’Europa vede difficoltà ancora più sanguinose nell’adattamento, in quanto si tratta di Paesi in buona parte fondati (o che si fondavano) su sistemi di welfare che erano stati in grado di difendere il livello di benessere dei lavoratori, ovviamente in parte.
Perciò, la domanda sorge spontanea, cosa si deve fare di fronte a queste grandi svolte della tecnologia? A rispondere i relatori che oggi, lunedì 5 ottobre 2026, hanno tenuto un importante convegno organizzato dall’ European University Institute a Firenze presso Palazzo Buontalenti, incontro che ha avuto il compito di mettere sotto la lente il Manifesto per la reindustrializzazione della Toscana un anno dopo, ovvero il documento esteso un anno fa appunto, da Marco Buti, Stefano Casini Benvenuti e Alessandro Petretto, e che indica la strada maestra per la nostra regione per non farsi cogliere senza difese davanti un momento storico particolarmente complesso. Fra i vari fili del discorso, un posto particolare ha trovato il ruolo dell’Intelligenza Artificiale nei percorsi di sviluppo, resilienza o semplicemente difesa delle imprese toscane. E u primo dato, agganciato appunto alla “regola” della distruzione creatrice, che la morìa di chi non saprà adattarsi altererà profondamente il tessuto ecnomico imprendistoriale e produttivo della regione.
Del resto, al dato positivo della crescita della diffusione dell’Intelligenza Artificiale nelle imprese industriali in Toscana, fa riscontro anche un dato che è comune a tutta la penisola, ovvero che la crescita è sostenuta nelle grandi aziende e nei settori tech, mentre rimane ancora “work in progress” nelle PMI manifatturiere. “Dai dati ISTAT nel 2025 in Italia il 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti usava almeno una tecnologia IA. Era 8,2% nel 2024. Tra le grandi imprese vi sono circa il 53,1% attive in questo contesto mentre solo il 15,7% delle PMI. Nelle PMI piccole si passa dall’8% al 15% in un anno”, si legge nel report. Inoltre, in Toscana le imprese che avevano investito in IA sono tra l’8% e il 6%, quindi leggermente sotto la media nazionale, anche se in recupero. Nell’industria solo il 19% è in fase avanzata di adozione, contro il 36% nei servizi
Se nei distretti industriali toscani si sta puntando su IA, sono in particolare i settori della moda, pelletteria, meccanica e nautica a spingere. Da indagini compiute sul campo, emerge che l’80% delle imprese manifatturiere toscane che usano IA riporta benefici tangibili. Dall’Ateneo di Firenze si sottolinea che le priorità per l’integrazione dell’intelligenza artificiale ne riguardano l’uso nella valorizzazione dei beni culturali, nell’agroalimentare e nel settore chimico-farmaceutico.
Ma quali sono gli usi più diffusi per chi adotta l’IA? Intanto l’estrazione di informazioni da documenti, ma anche la generazione di testi, immagini e codici, e il riconoscimento vocale. In fabbrica, si legge ancora, “si aggiunge anche macchine learning per analisi dei dati e il miglioramento autonomo delle prestazioni, come
l’automazione dei flussi. Fra gli ostacoli che le imprese denunciano, la poca chiarezza legislativa, i costi per le consulenze e soprattutto la mancanza di competenze. Infine, come emerge dall’ analisi fonte OCSE,
l’Italia è al sedicesimo posto tra i Paesi dell’associazione, per competenze IA.
Nonostante qualche esitazione iniziale, la regione Toscana è stata la prima Regione in Italia a prevedere la possibilità di istituire una Sandbox con una Legge regionale (L.R. 9 dicembre 2024, n. 57). Si tratta, come spiega la sintesi del Rapporto, “di un ambiente virtuale isolato e sicuro per testare sistemi e programmi IA con dati reali senza rischi, particolarmente utile per il settore industriale alla ricerca di innovazioni produttive e distributive. Vi sono proposte di concentrare risorse su “parchi scientificotecnologici
ed ecosistemi dell’innovazione” nei distretti e di formare nuove skills digitali e green, utilizzando i fondi comunitari nazionali finalizzati.
Le previsioni che si basano sugli ultimi dati indicano che per l’Italia c’è la prospettiva, nel biennio 2025-2026, per più dell’80% delle aziende, di una marcata crescita degli investimenti in IA nel prossimo anno. Gli sviluppi indicano un passaggio dalla sperimentazione all’integrazione piena, con la maggioranza delle aziende che punta alla maturità dei progetti in 3-6 mesi. L’84% delle grandi imprese avrebbe già adottato IA generativa. La Toscana, dicono gli studiosi, “dovrebbe almeno andare allo stesso passo”.