Dopo la celebrazione del bilancio sociale e l’annuncio che inevitabilmente le erogazioni benefiche sono destinate al calo progressivo nei prossimi anni, a partire da questo 2011, si è riaperta la battaglia all’interno della fondazione “Manodori”. Che aveva caratterizzato le concitate fasi della nomina a presidente e vice di Gianni Borghi e Cristina Carbognani ed i primi mesi di vita del rinnovato ente. La calma che precede la tempesta, come si dice in questi casi. Una lettera di quattro consiglieri ora riapre la partita ed una gestione fino ad ora tutto sommato tranquilla. Firmata da Gianni Vezzani e Walter Vezzosi, oppositori della prima ora e Armando Anceschi e Gino Mazzoli, di recente nomina, l’atto d’accusa alla presidenza Borghi parla di questioni di merito e metodo. Il metodo è liquidato con la richiesta di maggior trasparenza, nel merito la faccenda si fa complessa. E riguarda specificamente gli investimenti della Manodori in Unicredit, circa il 75% del patrimonio complessivo attualmente un valore di 120 milioni di euro. Un patrimonio che rischia di assottigliarsi sempre più visto l’andamento drammatico del titolo. Ma anche la diversificazione nel Banco Popolare, per 2 milioni e mezzo, ha prodotto perdite consistenti. Così come in Enel e Iride. La lettera dei quattro non è solo l’atto di richiesta di chiarimenti di una parte del consiglio ma, essendo Anceschi e Mazzoli di nomina comunale, rappresenta la rinnovata dichiarazione di guerra da parte del sindaco Graziano Delrio.
26 Ottobre 2011
Guerra fredda
Manodori: fronda d’accusa di quattro consiglieri
Alcuni membri del Consiglio dell’ente scrivono una lettera di richiesta di chiarimenti sugli investimenti Unicredit: obiettivo la gestione Borghi
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