Col 99% dei detentori di azioni, l’assemblea di Iren ha approvato il bilancio 2015 che si chiude con un utile di esercizio di oltre 124 milioni e mezzo di euro di cui oltre 70 milioni da destinare in dividendi (0,055 euro ad azione) pagabili dal prossimo 22 giugno. Ed un debito che diminuisce di 386 milioni. Un bilancio approvato a maggioranza più che bulgara con le contestazioni in sala ad opera dei piccoli azionisti, specie di Mario Guidetti che guarda con nostalgia ad Agac, di Secondo Malaguti che invita ad una maggior attenzione verso le persone e soprattuto di Francesco Fantuzzi che contesta la presunta omissione in bilancio di diverse voci debitorie e che ha ricordato l’esposto inviato dai piccoli azionisti alla Consob. Che a sua volta avrebbe chiesto chiarimenti alla multiutility sul denunciato trattamento privilegiato verso il comune di Torino con un singolare meccanismo di “conto corrente condiviso” alimentato dai crediti vantati da Amiat (azienda rifiuti controllata da Iren) nei confronti del comune stesso.

Mentre gli azionisti discutevano dei vari punti all’ordine del giorno, i sindacati all’ingresso di via Nubi di Magellano protestavano anche con l’ausilio di petardi; casus belli la modifica dello statuto Iren, anche questo passato a larga maggioranza, che prevede il voto maggiorato degli azionisti pubblici. Che potranno dunque vendere le loro azioni anche fuori dal patto di sindacato mantenendo tuttavia la maggioranza pubblica nelle azioni decisive. Su questo punto ha preso la parola, dal palco dell’assemblea, anche il sindaco di Reggio Luca Vecchi. Secondo il quale il bilancio 2015 è uno dei migliori della storia della società in questione, di un “gruppo – ha detto il primo cittadino reggiano – che sta diventando azienda e non una fusione fredda di territori”.
Il nuovo cda, eletto a grande maggioranza rispettando le indicazioni già note dei membri del patto parasociale, ha infine eletto il nuovo presidente, dopo la decisione dei sindaci di Torino, Genova e Piacenza. Si tratta di Paolo Peveraro, che occuperà la poltrona su cui sedeva fino ad oggi l’ex ministro Francesco Profumo che passerà alla guida della Compagnia di San Paolo. Peveraro è stato per due mandati assessore a Torino, prima con Castellani e poi con Chiamparino, e vicepresidente della Regione Piemonte con Mercedes Bresso. Insieme a Franco Reviglio, all’epoca presidente di Aem, portò in Borsa la municipalizzata del Comune. Fu Peveraro a rendere possibile la fusione tra Aem e l’omologa società genovese Amga da cui nacque Iride. Le impronte di Peveraro si trovano anche nella nascita di Iren, frutto della fusione tra Iride e l’emiliana Enia. Fino all’anno scorso Peveraro era presidente del Collegio sindacale; vice resta il reggiano Ettore Rocchi, ad il genovese Massimiliano Bianco.
Per quanto riguarda poi la spinosa questione dei compensi dei vertici di Iren e dei componenti il Consiglio d’amministrazione, su cui si dibatteva animosamente fino a pochi mesi fa, saranno “in linea” con le remunerazioni dell’ultimo periodo; la spesa nel 2015 per amministratori e dirigenti Iren è stata di circa 1,5 milioni di euro. Di cui poco meno di mezzo milione all’ad, poco meno di 200mila euro al presidente e oltre 250mila al vice.
Sul problema dei debiti del comune di Torino nei confronti di Iren spa (circa 180 milioni di euro), alcuni parlamentari 5stelle hanno presentato un’interrogazione.