
Se Fotografia Europea 2023 fosse un concorso a premi, avrebbe una vincitrice in partenza. Perché se è vero che le mostre di arte contemporanea tendono sempre più a trasformarsi in passatempi domenicali per annoiate famiglie borghesi, e Fotografia Europea non fa eccezione, a volte l’arte riesce a innestarsi nella carne viva della realtà. Dunque è “Odesa” (scritta giustamente in ucraino con una solo esse, non in russo con due) di Yelena Yemchuk la mostra fotografica, in programma a partire dal 28 aprile ai Chiostri di San Pietro, da non perdere all’interno della nuova edizione di Fotografia Europea.
L’artista ucraina, ben nota agli appassionati di moda per i suoi splendidi ritratti di fotomodelle, pubblicati regolarmente sulle più prestigiose riviste del settore, si è trasferita a 11 anni con la famiglia negli Stati Uniti. “I miei genitori non dissero a nessuno che avrebbero lasciato l’Unione Sovietica, ben sapendo che non gli sarebbe più stato possibile rientrare in patria”, ha dichiarato la Yemchuk a Vogue in una recente intervista.
L’oggetto dei suoi scatti sono i ritratti dei giovani della fascinosa città del Mar Nero, crogiuolo di mille etnie, area di confine ricca di una storia che si perde nella notte dei tempi. Secondo la mitologia greca, Giasone arrivò fino alle sue sponde alla ricerca del leggendario Vello d’Oro.
Le fotografie dell’artista ucraina rifuggono l’estetica con la quale sono solitamente dipinti i paesaggi post-sovietici, ovvero ambienti e scenografie disastrate, decadenti, postpunk e postatomiche. I protagonisti della sua mostra (non inedita in Italia, è già stata vista infatti al Festival di Monopoli nell’ottobre 2022, ma questo non è un buon motivo per non andare a visitarla) sono i volti e i corpi efebici dei ragazzi e delle ragazze della città, obiettivo ancora più intrigante, dichiara l’artista, dopo che lo scomodo vicino russo li ha costretti a una maturità precoce, in particolare all’arruolamento nella Accademia Militare della città.
Il comunicato diffuso dagli organizzatori di Fotografia Europea per presentare la mostra di Yelena Yemchuk si adatta bene al clima neneista che si respira a Reggio sulla guerra in Ucraina, a maggior ragione ora che la Schlein detta la linea politica del partito di riferimento in città, e, a proposito della mattanza in corso in Ucraina, parla genericamente di “conflitto iniziato al confine orientale”. L’artista ucraina invece ha idee molto più chiare al riguardo, quelle condivise dal 95% degli Ucraini. “Il popolo ucraino è sotto attacco e sta combattendo per difendere la sua libertà e il popolo stesso da questa folle invasione russa”, ha dichiarato infatti la Yemchuk a Vogue. La mostra è accompagnata da un bellissimo catalogo fotografico (l’auspicio è che il bookshop di Fotografia Europea, o quanto meno le librerie cittadine, permettano agli appassionati di acquistarlo), corredato dalle poesie di Ilya Kaminsky, il grande poeta ucraino di origine ebraica, anche lui come la Yemchuk esule con la famiglia negli Stati Uniti, sordo dall’età di 4 anni fino a che finalmente, negli Stati Uniti, ha potuto recuperare l’udito. “Sarebbe fantastico se i lunghi discorsi di Putin finissero nel vuoto di una nazione che non lo ascolta più, che rifiuta l’odio delle sue affermazioni – ha detto recentemente a “Repubblica” Ilya Kaminsky – Ma ci sono anche altri tipi di silenzio. Quello imposto dalla menzogna, che tenta di mettere a tacere la verità riscrivendo la Storia: dando dei nazisti alle vittime. E poi c’è il silenzio della complicità: di chi resta a guardare mentre una grande potenza prova con la forza a spegnere la voce del suo vicino, piccolo, inoffensivo: libero. Non possiamo tollerarlo. Bisogna fermare Putin. Mantenendo però la nostra umanità».
Anche a noi pertanto non resta che concludere il pezzo con le stesse parole con le quali Yelena Yemchuk termina l’intervista a Vogue: “Slava Ukraini! (Gloria all’Ucraina!)”.