Firenze – Una cosa rara sulle scene di tutto il mondo: annunciando due fuori programma (uno dei quali un’anteprima mondiale), che sostituiscono un pezzo già previsto il direttore di un festival invita gratuitamente il pubblico a partecipare alla serata successiva dove quello spettacolo verrà recuperato. Stesso posto, stesso biglietto.
E’ accaduto l’11 luglio al Florence Dance Festival. Di scena su due serate l’Aakash Odedra Company, la compagnia fondata nel 2011 dal danzatore coreografo nato a Birmingham da genitori indiani, protagonista assoluto dei due spettacoli. Rispetto al programma della prima sera, è stata rinviata al 12 luglio la performance Cut (Coreografia di Russell Maliphant) e insieme alle previste Tu Mera Dil e Constellation sono andate in scena Shyam Ke Rang, Krishna’s Colours, novità assoluta, e Two (Maliphant) interpretata da Clementine Benson che oggi presenterà in una versione ampliata (Two by Two).
“Vorrei invitarvi tutti allo spettacolo di domani gratuitamente”, ha annunciato Keith Ferrone, direttore del Festival insieme a Marga Nativo, fra gli applausi del pubblico. Del resto nessuno avrebbe avuto da eccepire sul cambiamento di programma che offriva una grande primizia internazionale. Aakash ha realizzato una coreografia nuova ispirandosi, attraverso il suo linguaggio fatto di movimento antico e contemporaneo, fortemente improntato alla cultura indù e a quella islamica Sufi, alla suggestione artistica e architettonica del Chiostro Grande di Santa Maria Novella dove è stato allestito il palco rotondo del festival.
“E’ stato un magnifico regalo perché rientra nel concetto che abbiamo voluto quest’anno per la 34ma edizione del Festival, “Danzando in Chiostro Maggiore”, dedicata proprio a chi ci ospita esaltando lo spirito e le suggestioni dei messaggi degli artisti del luogo”, dice ancora Ferrone. Un ulteriore evento che conferma la capacità del festival di collegarsi con la città (ma è presente anche al Politeama di Prato) di seminare il meglio della danza contemporanea in luoghi quali gli Uffizi e Palazzo Pitti dove nei giorni si sono esibiti Aakash e Clementine.
Venendo allo splendido spettacolo dell’11 luglio, Constellation (coreografia di Sidi Larbi Cherkaoui) ha colpito talmente gli spettatori che dopo un lungo applauso, non riusciva ad alzarsi dalla sedia nonostante che lo spettacolo fosse terminato. Fonti di luce e musica hanno creato un’atmosfera astrale in grado di predisporre l’anima a una concentrazione su se stessa e sulla sua ansia di infinito. I bulbi luminosi si muovevano indipendentemente l’uno dall’altro spinti da Aakash in uno spazio indefinito, fino a che il danzatore ne ha scelto uno, come se finalmente avesse trovato la fonte del valore della sua esistenza, al quale affidarsi in una pace suprema.
La stessa atmosfera astrale si poteva percepire nella prima performance, Tu Mera Dil, da un altro punto di vista. Qui il coreografo danzatore ha svolto una esplorazione di Sufi Kathak, un insieme di due ambiti culturali, l’induismo e l’Islam. Nei giri rapidissimi, negli effetti della lunga veste che si apre e si richiude, la magia della danza che nel rapporto emozionale fra movimento e musica, crea le premesse per la ricerca introspettiva e il contatto con il sé più profondo.
Ancora “astrale” il pezzo Two danzato da Clementine Benson. Una danza che si sviluppa su un quadrato luminoso che rompe il buio della scena nel quale la danzatrice sviluppa le capacità del proprio corpo di rappresentare le più diverse posizioni plastiche, assorbendo l’attenzione e le emozioni degli spettatori e come interpretandole, esercitando dunque un’attrazione magnetica come le forze dei “buchi neri” stellari.
Krishna’s Colours, infine, novità assoluta, ha visto Aakash indossare sugli stinchi delle preziose sonagliere in una performance nella quale il suono (voce, sonagli, colpi con i piedi e le mani) e la musica evocativa creavano il medium per il dialogo fra la più alta cultura occidentale e quella indiana. Le diverse manifestazioni di Krishna, incarnazione dell’Ente supremo, sono altrettanti aspetti dell’umanità universale, come quelli trasfigurati nelle Storie di Cristo e dei santi domenicani delle lunette del Chiostro grande. Un’intensa preghiera comune che unisce religioni diverse in un unico grande amore per l’umanità .