Economia mondiale: i Brics verso un sistema monetario anti-dollaro

Il biglietto verde potrebbe perdere il ruolo centrale nelle transazioni mondiali

La riunione dei Brics a Kazan – la bella città sulle rive del Volga, capitale della Repubblica del Tatarstan della Federazione Russa – effettuata sotto la presidenza della Russia, si è tenuta nel duplice formato di Brics e Brics plus cioè con l’allargamento a paesi che non sono né membri, né candidati all’associazione. È stato anche stabilito che i paesi desiderosi di entrarvi a far parte dovranno inizialmente passare per una fase di partenariato. Nel complesso gli stati partecipanti al vertice di Kazan sono stati 36 rappresentando il 57% della popolazione mondiale ed oltre il 40% del prodotto interno lordo del Pianeta, così come calcolato dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale, ambo organismi ubicati a Washington e funzionanti sulla base del dollaro statunitense. Oltre alle 36 nazioni presenti,  il consesso di Kazan ha visto la partecipazione del Segretario Generale dell’ONU António Guterres, del Presidente dell’Unità Africana, nonché Presidente della Mauritania, Mohamed Ould Ghazouani, della rappresentanza dell’ Asean, l’organizzazione dei 10 paesi del sudest asiatico. Infine è stato invitato lo Stato della Palestina rappresentato da Mahmud Abbas presidente dell’Autorità Palestinese. La Palestina ha ricoperto un ruolo importante tanto nel documento finale, lungo una trentina di pagine, quanto negli interventi del presidente russo Vladimir Putin e di quello cinese Xi Jinping. Quest’ultimo ha ricordato come sia stata Pechino a mettere insieme, in un accordo formalizzato in Cina appunto, le diverse componenti della Resistenza palestinese. 

Per riassumere la descrizione della struttura del vertice, a Kazan c’erano i 9 paesi membri a pieno diritto: i 5 fondatori (Russia, Cina, India, Brasile, Sud Africa) più i 4 accettati nella riunione di Johannesburg del 2023 e diventati membri il primo gennaio di quest’anno (Egitto, Etiopia, Iran, Emirati Arabi). Vi erano inoltre 13 stati classificati come partner: Algeria, Belarus, Bolivia, Cuba, Indonesia, Kazakistan, Malaysia, Nigeria, Thailandia, Turchia, Uganda, Uzbekistan, Vietnam. Anche il Venezuela, presente a Kazan col suo presidente Maduro, ambiva ad essere accolto tra gli stati partner ma è incorso nell’opposizione del Brasile in quanto il presidente Lula non ha tolto il veto posto a Caracas dal suo predecessore Bolsonaro. Non conosco abbastanza approfonditamente il contenzioso tra il Brasile ed il Venezuela per poter commentare con chiarezza. Posso solo affermare che Vladimir Putin nel suo intervento conclusivo come presidente in carica dei Brics si è espresso fermamente a favore dell’entrata del Venezuela dicendosi convinto che la pacatezza e razionalità di Lula contribuiranno a sormontare le difficoltà esistenti tra i due paesi sudamericani. 

Il grande impulso alla crescita dei Brics venne dalla Cina nel 2022, alla riunione dei cinque paesi fondatori avvenuta a Pechino nel mese giugno. Fu la Cina a proporre la formula dei Brics plus ed in quel vertice si formulò l’idea, presentata da Putin,  di una moneta Brics di riserva basata su un paniere composto dalle monete dei cinque paesi e da vari metalli preziosi. Il periodo intercorso tra la riunione di Pechino e quella di Johannesburg nel 2023 è stato caratterizzato dalla tematica circa la nuova moneta. In questo contesto anche stati che, al momento, non pensano di entrare nei Brics neanche come partner si sono espressi assai apertamente sulla questione del dollaro come moneta di regolamento degli scambi e degli investimenti internazionali. È il caso del Kenya il cui presidente William Ruto, che quest’anno è stato investito da accese proteste popolari contro il carovita, in una visita ufficiale a Djibouti ebbe a dire che non esiste alcuna ragione che giustifichi il fatto che gli scambi tra il Kenya e Djibouti si effettuino in dollari statunitensi.

Durante l’ultimo anno la discussione sul tema della moneta si è diversificata. La Cina punta ad un sistema di regolamento degli scambi con più monete mentre il Brasile è molto favorevole alla creazione di una moneta Brics. Il presidente Lula stesso afferma di andare ogni sera a dormire sognando la moneta unica. L’India sembra avere una posizione simile alla Cina. La differenza tra il Brasile ed i due maggiori paesi del mondo – tra l’altro ravvicinati grazie all’accordo raggiunto al ridosso della riunione di Kazan circa la soluzione del conflitto riguardo la frontiera orientale himalayana che perdurava dalla guerra sino-indiana del 1962 – risiede nelle diverse condizioni economiche. Il Brasile, i cui maggiori partner commerciali sono la Cina e gli USA, ha una posizione debole sul piano internazionale dovuta al suo ruolo di esportatore, in gran parte, di materie prime minerarie ed agricole che, come fu sottolineato dalla scuola economica latinoamericana, crea un grosso problema di instabilità finanziaria nella bilancia dei pagamenti. Nel contesto specifico il Brasile ha un ampio deficit nei confronti degli Stati Uniti ed un notevole saldo attivo con la Cina determinato dalle esportazioni primarie in cui figurano il ferro e la soya. In tale quadro una moneta unica neutrale, non egemonizzata da alcun paese, costituirebbe agli occhi del Brasile un fattore di stabilità e sicurezza. Di converso Cina ed India, di cui gli USA sono il maggior partner commerciale, hanno un elevato saldo attivo nei confronti degli Stati Uniti ottenuto tramite esportazioni industriali e ad alto contenuto tecnologico. Ciò conferisce alla dimensione finanziaria insita in tali flussi una ben maggiore solidità. 

Anche la Russia sembrerebbe essere vicina alle posizioni del Brasile ma in forma molto più attenuata e flessibile. La riunione di Kazan è stata preceduta da un dettagliato documento elaborato dal ministero delle finanze russo, dalla banca centrale russa e dall’ufficio studi privato moscovita Yakov Partners. Il documento si concentra prevalentemente sulle modalità dei pagamenti e non sulla creazione di una moneta unica, sebbene Putin a Kazan abbia mostrato il facsimile di una possibile banconota. Concretamente invece, sempre a Kazan, è stata presentata la carta elettronica Brics Pay basata su un sistema di pagamento imperniato sul blockchain. Questa sembra essere, per ora, la direzione presa dai Brics a Kazan;  creare cioè un sistema di pagamenti basato sulle piattaforme delle banche centrali collegandole direttamente aggirando così l’intermediazione finanziaria delle banche private come invece avviene nel caso del sistema Swift. 

Si potrebbe quindi concludere che non focalizzandosi più principalmente sul dollaro USA, i Brics abbiano ridotto le apprensioni che serpeggiavano da alcuni anni negli ambienti bancari e governativi statunitensi e nelle organizzazioni internazionali dominate dagli Stati Uniti. È accaduto il contrario. Generalmente le suddette apprensioni venivano mascherate ridicolizzando il discorso dei Brics riguardo la formazione di una propria moneta internazionale. E’ infatti su questa falsariga che si sono mossi i commenti della stampa all’indomani  della riunione di Kazan il 24 ottobre proclamando a gran voce il fallimento di Putin nel raggiungere l’obiettivo della moneta dei Brics. In realtà il Dipartimento di Stato statunitense si è rapidamente espresso contro ogni tentativo di costituire piattaforme di collegamento diretto tra le banche centrali che eliminerebbe in tal modo l’intermediazione delle banche private. Il portavoce del Dipartimento di Stato Venant Patel ha dichiarato che aggirare il sistema attuale incentrato sul dollaro è un atto antidemocratico e corrisponde al carattere autoritario dei governi che spingono in tale direzione.

Questa affermazione sta avendo un effetto pratico immediato. Infatti da qualche tempo presso la Banca dei Regolamenti Internazionali (nota come la banca centrale di tutte le banche centrali) con sede a Basilea è stato istituito un progetto intitolato mBridge consistente nel creare un sistema di transazioni simultanee dirette tra le banche centrali. In tale prospettiva la BRI di Basilea coadiuva la formazione di una piattaforma comune tra le banche centrali della Cina, di Hong Kong, Thailandia, Emirati Arabi e, tra breve, dell’Arabia Saudita. Secondo un articolo dell’agenzia  Bloomberg del 28 ottobre, a Washington si è svolta una riunione con i dirigenti della BRI volta ad interrompere e chiudere il progetto mBridge. Il dollaro deve dunque rimanere la moneta centrale di riferimento in tutte le transazioni internazionali, altrimenti ne va della “democrazia”.

Total
0
Condivisioni
Prec.
Emergenza abitativa e overtourism, anelli della stessa catena

Emergenza abitativa e overtourism, anelli della stessa catena

Mentre gli sfratti esplodono, uno studio di PF mette in luce la relazione fra

Succ.
Musica: Sofya lancia la sfida e chiede spazio per i giovani talenti

Musica: Sofya lancia la sfida e chiede spazio per i giovani talenti

Non solo XFactor: quarto single per la cantautrice e la sua band

You May Also Like
Total
0
Condividi