S'allarga, Confimi Impresa, l'associazione di categoria delle piccole e medie imprese (Confederazione dell'industria manifatturiera italiana e dell'impresa privata), conquista territorio e lancia un manifesto in dieci punti. Perchè se sono loro, le piccole e medie imprese, il motore dell'Italia, quello per ripartire, allora è bene fare massa e spiegare cosa serve, per rimettersi sul campo.
Per quanto riguarda il territorio, è una questione di rappresentanza: e così entrano le associazioni territoriali di Ravenna, Bologna, Firenze e di Confimi Impresa Calabria. La confederazione è installata in nove regioni: Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Umbria e Lazio e, ultime aggiunte, Toscana e Calabria, con 16 uffici territoriali dove operano circa 250 funzionari al servizio delle imprese associate. Ed ecco i numeri: il sistema riunisce circa 20 mila imprese per 330 mila dipendenti con un fatturato aggregato dell'ordine di 70 miliardi di euro.
La filosofia dell'associaizone la spiega Paolo Agnelli, presidente Confimi Impresa: "Oggi è indispensabile svincolarsi da metodi di gestione che certe organizzazioni datoriali adottano o hanno adottato come fondamento della loro politica di rappresentanza dicendo 'basta' alle strutture tecnocratiche, autoreferenziali, concentrate unicamente a drenare risorse per garantire solo la loro sussistenza. Basti pensare ad esempio all'ampliamento funzionale ed economico dei sistemi di bilateralità. Metodi all'antitesi degli interessi delle imprese e, di riflesso, dei lavoratori. Senza un cambiamento radicale, non saremo in grado di fronteggiare le profonde trasformazioni in atto".
E per essere chiari, Confimi Impresa lancia un "manifesto", o meglio, un programma di politica economica per il prossimo Governo.
Punti principali: riduzione generale dell'imposizione e in particolare delle imposte sui redditi da lavoro e d'impresa, a partire con l'iniqua e (per Confimi Impresa) incostituzionale Irap, "balzello" affossa-lavoro, da realizzare con interventi di contenimento della spesa pubblica, favorendo così, sempre secondo Confimi, la ripresa dei consumi e la tenuta del sistema sociale; riduzione del costo dell'energia che si scarica con conseguenze nefaste sulla competititvità delle imprese manifatturiere; riduzione del cuneo fiscale e degli oneri sociali impropri; rapporto più trasparente con il sistema bancario e con gli istituti di credito. Premessa: il sistema bancario è hiamato a recuperare la divisione di ruoli tra credito e finanza. E, di seguito alla premessa, gli istituti di credito sono chiamati a spostare i rischi di impresa non solo sui derivati ma sull'affidamento alle imprese con una valutazione soggettiva azienda per azienda secondo criteri progettuali e di merito. Insomma, un valutazione diciamo più all'americana, almeno per come ci si immagina in Italia, che non consideri solamente i capitali di garanzia o le garanzie a scapito della bontà delle idee. In linea con questo modus innovativo, viene proposta anche la definizione di nuovi parametri di valutazione delle imprese manifatturiere diversi da quelli attuali; riforma degli ammortizzatori sociali, il cui finanziamento dovrà essere ispirato al criterio del bonus-malus; unico contratto del manifatturiero con un collegamento più stretto tra il salario e dove si produce ricchezza.