Come la propaganda putiniana mina le basi democratiche: il caso Navalny e Reggio Emilia

La foto che vedete, del Navalny “nazista”, è un clamoroso fotomontaggio. Eppure è utilizzato da gruppi di sinistra radicale e di populismo estremo per diffondere, non si sa quanto consapevolmente, il morbo putiniano antidemocratico

Prendete la foto di cui sopra, Navalny spalleggiato da un plotone di bandiere con tutto il repertorio della destra estrema, la stessa immagine utilizzata da sedicenti gruppi antifascisti per chiedere tonitruanti il ritiro dell’ordine del giorno del duo Genta (Pd)-Benassi (+Europa) sulla cittadinanza onoraria al martire Navalny. Orbene, la foto in questione è un clamoroso fake, un fotomontaggio riconosciuto.

Anche “il Manifesto” celebra Navalny

Di per sé il valore del comunicato dei sedicenti e misteriosi antifascisti della Montagna, che ad una più approfondita indagine, lasciano intuire probabili collegamenti con neonati gruppi rossobruni come “Fronte del Dissenso” di populismo estremo (filo-Hamas, no Vax, no euro, filo-russi e filo altri gentiluomini di tal foggia) vicini ad atteggiamenti forse potenzialmente anche un po’ eversivi, sarebbe nullo. Sono quattro (ancorché inquietanti) gatti. Senza offesa per i gatti. Il problema è un altro. E sta nel fatto che la giustificazione addotta da questi cenacoli forse inconsciamente ma sostanzialmente filo-putiniani, è sovrapponibile o comunque non troppo dissimile da quella espressa anche da forze politiche regolarmente elette nel consiglio comunale di Reggio Emilia.

Puntuale infine è arrivata anche la scomunica della cittadinanza onoraria, da parte del partitino di estrema sinistra Sic!, alias Casa Bettola più Sinistra italiana meno Potere al popolo. Sul delirante comunicato di Sic! (a proposito, ma chi ha avuto la bella pensata di dargli un nome così tragicomico?), l’unico commento che ci sentiamo di fare è che sia semplicemente incredibile che questi estremisti gruppettari siano alleati e in coalizione col Pd. Certo che questi/e di Sic! sono proprio delle sagome...Scrivono che il regime putiniano, la Ue e gli Usa sono più o meno la stessa cosa. Ma dimenticano che in Russia gli attivisti dei partitini antisistema come loro, vengono spediti direttamente in Siberia senza neanche passare dal via.

Orbene, noi non sappiamo, nella mente dei consiglieri comunali reggiani, a proposito del mancato riconoscimento al martire Navalny, laddove finisca la semplice sprovvedutezza politico-culturale e dove piuttosto cominci l’interesse a solleticare la pancia di un bacino elettorale vocato al complottismo estremo via web. E francamente non ce ne frega nulla. Ce ne frega invece nella misura in cui, attraverso gli strumenti della propaganda putiniana, la stessa che ha confezionato la foto-fake a corredo del comunicato “antifascista” reggiano, si assumano atteggiamenti che dal nostro punto di vista minano alle radici i valori liberali, oltre che l’ABC della logica che dovrebbe aiutare a discernere i fattiInvece si affibbiano a Navalny, un eroe del nostro tempo perfino per il quotidiano comunista “Il Manifesto”, e si diffondono le etichette attribuite ad arte dal tiranno di turno per giustificare i suoi terrificanti crimini. Ad esempio si dà dell’”omofobo” a Navalny, cioè a un martire il cui corpo è tuttora nelle mani dei suoi aguzzini, anche se in rete è facile recuperare comunicati Reuters che testimoniano le battaglie pubbliche fatte dal dissidente russo già nel 2013, a favore dei gay.

Ecco le immagini che Putin non vorrebbe diffondere: la Mariupol “liberata”, o meglio le sue macerie, occupate dalle milizie caucasiche cecene

Perché in sostanza, per questa cultura illiberale, se uno è “di sinistra” merita tutte le attenzioni del caso, se uno invece è di “destra” può tranquillamente crepare ammazzato come un cane dai carcerieri siberiani. O comunque, anche se non è bello essere trucidati in carcere, sono affari suoi. Ma Navalny era “di destra”, come propalano costoro, aizzati dai canali putiniani, “razzista”, “guerrafondaio”, “omofobo”, “nazista”? Naturalmente sono, almeno le ultime quattro (essere “di destra” è perfettamente previsto dalla nostra Costituzione), accuse infamanti senza radice alcuna se non le fake di cui dicevamo. Navalny è stato, in età giovanile e molto prima di essere fatto fuori da Putin così come altri oppositori e giornalisti critici prima di lui, un nazionalista oppositore ad un regime che ha sempre espresso il chiaro intento di restauro dell’Urss, cioè di una mostruosa creazione geopolitica, multietnica a parole, imperiale e imperialista nei fatti. Nel video giovanile di cui si è poi scusato per i toni non per i contenuti, i suoi bersagli sono i Caucasici del sanguinario ceceno Kadyrov uno dei tanti signori della guerra al servizio del dittatore del Cremlino. La Cecenia è una dittatura violenta e corrotta mantenuta da Mosca, cioè dai pochi soldi del popolo russo, buona solo da fornire carne da macello da inviare in Ucraina. I kadyroviti li abbiamo visti tristemente all’opera a Mariupol, città che hanno raso al suolo al grido di “Allah u Akbar”.

Navalny con la figlia Dasha e la moglie Juljia. La quale, dopo l’annuncio di voler proseguire la lotta contro la tirannia sul solco del marito, dagli organi di informazione russi controllati dallo Zar, è definita “puttana”

Ecco perché delle prese di posizione reggiane “antifasciste” sul “nazismo” di Navalny ride tutto il mondo, tranne Cina, Russia, Corea del Nord, Cuba e Ciad, ovvero le dittature. Dal suo canto anche il ministro Salvini, vicepremier, dovrebbe seriamente pensare alle dimissioni, non solo perché si aggirava per la piazza di Mosca con la maglietta di Putin ma anche perché, a cadavere del martire ancora caldo, ha dichiarato che “bisognava attendere il pronunciamento dei magistrati e dei medici russi per accertare le cause della sua morte”. Ebbene, ha detto proprio così.

Nel frattempo prosegue la raccolta di firme per conferire la cittadinanza reggiana alla memoria al povero Navalny. Della serie si notano più le assenze, spiace dover rilevare che quasi nessuno dei recenti celebratori di Berlinguer ha al momento sottoscritto l’appello, così come (non) hanno fatto alcuni noti “antifassisti” di casa nostra. Evidentemente la santificazione di Assange, che molto probabilmente prendeva rubli dall’Urss,  e infatti ebbe anche l’onore di curare una rubrica sul famigerato canale iperputiniano “Russia Today“, va benissimo. Mentre per Navalny devono valere le fake news rossobrune.

Toh guarda, Putin tra Salvini e Conte…

Molti di costoro, eterno ed immarcescibile vizio di parte della sinistra radicale reggiana, si riempiono la bocca di “antifassismo” da mattina a sera. Però il fascismo brutale contemporaneo, quello vero, quello di Putin, non lo riconoscono ed anzi, sotto sotto, forse c’è pure un po’ d’ammirazione verso il Cremlino, dettata dall’antiamerikanismo di fondo e dalla nostalgia dell’Urss.

Ma è ancora possibile che nel 2024, davanti alla mole di possibilità di informazione e di fronte ad innumerevoli prove documentali, ci siano gruppi o peggio forze politiche che credano, o fingano di farlo, al tiranno di turno che distribuisce patenti di “nazismo” come noi beviamo bicchieri d’acqua, per giustificare i suoi terrificanti crimini? La risposta sconsolante e inquietante è sì.

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