Casa Firenze, l’edilizia sociale prevale a spese di quella popolare

Strutture troppo degradate e costi troppo alti, passano all’Ers: il caso di via de’Pepi
Via de’ Pepi

Firenze – Cinquecento  alloggi per risolvere l’emergenza casa. Come spiegato dalla sindaca Sara Funaro negli ultimi giorni di dicembre, la giunta si rimbocca le maniche per procedere a una svolta sul problema sempre più stringente del disagio abitativo. Tuttavia, la questione è: dove verranno recuperati questi alloggi? Di quante risorse ci sarà bisogno? Basteranno i soldi già promessi per dare il via a una nuova era della casa?

Andiamo a esaminare quali sono le case promesse e a chi saranno destinate. Ai nuovi poveri, ovvero, quella che viene definita“fascia grigia”, cioè i nuclei familiari che, principalmente per gli esorbitanti costi degli affitti. non riescono a trovare soluzioni abitative sul libero mercato pur avendo un Isee superiore ai 16,500 euro, grazie al quale non possono però partecipare ai bandi per le case popolari. Prima, amara sorpresa. Invece di misure tese a calmierare il mercato degli affitti, tra quelle annunciate alcune vanno ad impoverire il patrimonio ERP, cioè quello che dovrebbe dare risposte alla fascia più debole della popolazione, quella che ha partecipato al bando per le case popolari. Bando che a Firenze si è chiuso il 31 dicembre e che si presume (ancora non è stato comunicato il numero delle richieste pervenute,  attenendosi ai dati emersi dai bandi precedenti) debbano essere non meno di tremila.  E quali sono i provvedimenti annunciati, di fronte a questi dati?  “Non si attacca la rendita speculativa ma si tolgono risorse destinate a chi necessita di maggior tutela”, dicono i Cobas. In altre parole: nonostante la richiesta inevasa della fascia “nera”, il disegno che emerge sembra andare nella direzione di una riduzione di quegli alloggi che compongono il patrimonio “case popolari”.

Ricominciamo da capo. E partiamo da una vicenda seguita in modo molto puntuale sulle nostre pagine, ovvero del caso via de’Pepi: quello di una sessantina di alloggi, tra cui 14 in via dei Pepi in pieno centro storico fiorentino, conferiti al Fondo INVIMIT dopo essere stati svuotati dai legittimi assegnatari, nonostante la storica destinazione nel patrimonio Erp. Una svista dei dirigenti comunali? In ogni caso, grazie all’opposizione di uno degli assegnatari, il sindacalista Giuseppe Cazzato, la vicenda finì dapprima davanti al Tar, poi, in seguito al ricorso del Comune, al Consiglio di Stato. Che emise una classica sentenza tombale: gli alloggi in questione erano incardinati, grazie alla destinazione, all’uso di alloggi popolari, facendo perciò parte del patrimonio inalienabile dell’Erp fiorentino. La domanda, ovviamente, dopo le dichiarazioni nero su bianco della sindaca, sorge spontanea: grazie a quale meccanismo la fila di alloggi di via de’ Pepi, indiscutibilmente Erp, potrebbero passare al regime molto meno vincolato di Ers, ovvero edilizia residenziale sociale, ovvero, affitti calmierati destinati non più alle tremila circa famiglie che hanno fatto il bando delle case popolari, ma alla cosiddetta fascia grigia?

Non solo. Un’altra domanda che sorge partendo dalla necessità di dare risposte per la “fascia grigia”, sarebbe quella di capire le motivazioni del perché il Comune abbia deciso di non esercitare la prelazione per i 114 alloggi edificati nell’area dell’ex Emerson in via Niccolò da Tolentino, per i 24 di via di Scandicci e i 23 di via Arnoldi, prelazione prevista dalle convenzioni stipulate nel 2005, dando così il nulla osta alla vendita dopo il fallimento della società“le Quinte” che aveva edificato questi alloggi. Alloggi che, come ricorda Giuseppe Cazzato dei Cobas, furono costruiti nell’ambito del programma sperimentale “20.000 alloggi in affitto” istituito nel 2001 dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, (programma duramente contestato oltre che dai movimenti dell’abitare anche da quelli ambientalisti, perché permetteva la costruzione in deroga alle destinazioni previste dai piani regolatori, prevedendo l’automatico cambio di destinazione d’uso delle aree). Questo programma, oltre al cambio di destinazione e all’abbuono dei vari oneri dovuti per la costruzione e dell’ICI, prevedeva, nel caso di alloggi destinati all’affitto permanente come quelli delle Quinte, anche il rimborso del 45% del costo di costruzione. Si tratta quindi di alloggi la cui natura di destinazione è già stata ampiamente ripagata dalle casse pubbliche. “La necessità a nostro avviso di un intervento diretto del comune nell’acquisto di questi alloggi – spiega il sindacalista – deriva dall’azione intrapresa dal liquidatore fallimentare che ha proposto ricorso al TAR per l’eliminazione del vincolo dell’affitto permanente. Da questa mossa deriva un grave rischio di perdere alloggi costruiti con forti investimenti pubblici, oltre a quello di procedure di rilascio anche per gli inquilini che attualmente li abitano”. Parlando di soldi, il prezzo minimo previsto per la prossima asta fissata ad aprile è pari a 10.400.000 euro per i 161 alloggi, con un costo medio ad alloggio di poco più di 60.000 euro.

Tirando le fila, la domanda diventa: perché è stato deciso di levare dall’Erp gli alloggi di via dei Pepi e perché il Comune non ha deciso di comprare gli alloggi delle Quinte, il cui costo a questo punto è decisamente conveniente? E infine, quali sono i richiami normativi su cui poggia l’operato del Comune?

Le domande di cui sopra sono state rivolte all’assessore alla casa del Comune di Firenze, Nicola Paulesu, dal consigliere di Fpc Dmitrij Palagi, in consiglio comunale, ma sono rimaste di fatto inevase. Si è parlato di un indirizzo di giunta, ovvero la delibera 498 che prevede, parlando dell’operazione messa in atto nell’ex caserma dei Lupi di Toscana, di indirizzare in buona sostanza tutti gli sforzi di giunta verso la creazione di nuovi alloggi Ers. Qualcosa di più giunge dal presidente di Casa spa Luigi Paccosi, che argomenta che, nel caso di via dei Pepi (caso simbolo, come già premesso) gli alloggi sono ormai troppo malandati per ripristinarli, e quindi è più conveniente per il Comune estrapolarli dal patrimonio Erp e far intervenire un privato, trasformandoli in Edilizia sociale. Ma, obietta Cazzato, “il danno a questi alloggi,  che ora sono malandati ma che fino alla mobilità forzosa decisa dal Comune erano abitati, è stato provocato dall’allontanamento degli assegnatari, cui sono stati riassegnati altri appartamenti molti dei quali in quelli che erano appena ultimati in viale Giannotti. Dopo questa operazione, nel blocco di via dei Pepi non è stato fatto più niente, lasciando che il trascorrere del tempo portasse all’inevitabile degrado. Degrado che, a questo punto, consente di dichiarare gli alloggi popolari non convenienti per la ristrutturazione e perciò sottraibili al loro utilizzo originario di case popolari per trasferirli nel novero dell’Ers”, in accordo all’indirizzo di giunta che prevede l’estensione dell’Ers come panacea di tutti i mali.

Oltre ai 14 alloggi di via dei Pepi, il presidente di Casa spa ha indicato, nel corso di un’audizione in commissione comunale, che sarebbero circa 90 gli alloggi per i quali viene stimato un alto costo di recupero e per i quali viene ipotizzata la sottrazione al patrimonio ERP e il loro utilizzo come alloggi ERS, con il coinvolgimento di soggetti privati. Dimenticando quindi le persone (almeno qualche migliaio) che non avranno casa poiché non potranno pagare un canone sociale, in quanto si trovano sotto l’Isee da “fascia grigia”, e quindi sarebbero idonei a vedersi assegnata una casa popolare.

Patrimonio Erp che ormai, vista la sottrazione indefinita di alloggi che subirebbe se si seguisse lo schema che potrebbe essere utilizzato per via dei Pepi, andrebbe incontro a un progressivo impoverimento. Con buona pace delle 500 case annunciate dalla Sindaca che dovrebbero costituire il passo necessario per contrastare l’emergenza abitativa cittadina. Case che, se ci saranno, non saranno più popolari, ma ad affitti concordati.

Ricordiamo, ribadisce Cazzato, che il patrimonio Erp, benché di proprietà dei comuni, “è assimilato al patrimonio demaniale e non è previsto il cambio della sua natura se non nelle modalità previste dalla vigente normativa e che  né la normativa statale né quella regionale prevedono la possibilità di simili operazioni. Chiederemo quindi con forza alla Regione di scongiurare il pericolo di queste operazioni che non sono legate alla contingenza dello stato di singoli edifici, ma si configura come un’operazione a più vasto raggio che punta al definitivo affossamento dell’Edilizia Residenziale Pubblica e alla contestuale sostituzione con l’ERS”.

 Il rischio? E’che questo sistema finisca per depredare il patrimonio Erp in particolare dei suoi alloggi più pregiati, ovvero, nel caso di Firenze, di quelli posti nel centro storico, patrimonio dell’Unesco e preda di prezzi gonfiati da turismo, affitti turistici e speculazioni di grandi fondi. Con una sottile, ma neanche tanto in definitiva, sfumatura classista: per i poveri non c’è più posto sotto la cupola del Brunelleschi.

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