Caro carburanti, i conti della Cgia di Mestre: 1,1 miliardi in più al mese

L’analisi dell’Ufficio Studi: “Le misure del Governo non hanno compensato”

Qualche giorno fa, esattamente il 7 agosto scorso, è giunto il report dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre sul caro carburanti che, grazie in buona sostanza a guerre e cambiamenti climatici, sta diventando sempre più insidioso per famiglie e imprese . Intanto, il dato comparato mostra che, a parità di consumi rispetto al 2025,” nel 2026 il caro carburanti rischia di pesare sulle tasche degli italiani per oltre 1,1 miliardi di euro in più ogni mese, pari a 13,6 miliardi di euro nell’intero anno.” Si tratta d una zavorra di dimensioni considerevoli, che, secondo la Cgia veneta, comporta un aggravio pesante anche per la competitività delle imprese.

Un aggravio ancora più impattante dal momento che, secondo i ricercatori dell’Ufficio Studi,
le misure finora adottate dal Governo non sono riuscite a compensare, nonostante lo stanziamento di oltre 2,35 miliardi di euro al fine di contenere il prezzo alla pompa di benzina e gasolio, dal momento che gli aumenti continuano e “sono di gran lunga superiori”

” In linea puramente teorica, i 2,35 miliardi di tagli alle accise introdotti finora per il 2026 hanno sterilizzato gli aumenti di soli 2 mesi su 12 “, dicono i tecnici della Cgia di Mestre.

Intanto, sulla risoluzione governativa, approvata in Parlamento, che cercherà di strappare alla Commissione europea l’attivazione della clausola di salvaguardia per escludere le spese per l’energia dai vincoli del Patto di Stabilità sulle orme di quanto succederà per la Difesa, è cominciato il confronto con Bruxelles. Ma se anche arrivasse i semaforo verde europeo, i quasi 14 miliardi e mezzo da spendere nell’arco di tre anni che sono le risorse aggiuntive, saranno disponibili solo a partire dal prossimo autunno. Inoltre, il finanziamento avverrà grazie a un ulteriore incremento del debito pubblico, come ricordano gli studiosi.

In questo quadro, il dubbio che pone l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre è se sia davvero necessario ricorrere a nuovo debito, ” di fronte all’urgenza di sostenere famiglie e aziende alle prese con il caro carburanti e il peso delle bollette”, pur essendo le risorse ” destinate a finanziare interventi per accelerare la transizione ecologica e non misure di riduzione dei prezzi”.

L’alternativa lanciata dalla Cgia veneta sarebbe quella di intervenire sulla spesa pubblica. Ecco i numeri con cui sostiene la sua sfida: “nel 2026, al netto degli interessi, le uscite dello Stato raggiungeranno il livello record di quasi 1.090 miliardi di euro – dicono dall’Ufficio Studi . – una riduzione anche solo dell’1% libererebbe quasi 11 miliardi di euro, risorse che
potrebbero essere destinate a contenere gli aumenti dei prezzi di benzina, diesel, luce e gas”.

Le criticità di questa proposta sono almeno due, come sottolineano gli studiosi: da un lato, una parte importante di questa spesa è già stata impegnata, dall’altro toccare ora la spesa sociale, con l’aumento della povertà certificata dall’Istat e del disagio sociale, è molto rischioso per il Paese. Tuttavia, niente vieta, dice la Cgia, di cercare quei capitoli di bilancio in cui sono ancora possibili interventi per “tagliare sprechi e inefficienze, evitando così di scaricare l’intero costo dell’emergenza energetica sulle future generazioni attraverso un nuovo aumento del debito”.

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