Radicondoli (Siena) – Il percorso delle leggende medioevali che dall’Europa d’Oltralpe, in particolare francese, hanno influenzato il territorio italiano è particolarmente ricco di episodi in terra senese. Basti pensare alla famosa Spada nella Roccia a Montesiepi, la superba struttura alto romanica che si erge sopra la stupefacente abbazia di San Galgano, dove la spada del santo sembra davvero la prefigurazione storica del ciclo arturiano, come del resto ha ipotizzato il grande storico medioevalista toscano Franco Cardini che sottoline anche l’assonanza del nome di San Galgano con Gawein (o Gawain), cugino di Artù.
E a pochi chilometri dalla zona della spada infissa nella roccia, un’altra leggenda si narra fra i contadini di sangue etrusco-longobardo della zona, una leggenda che ci riporta alle varie versioni della “caccia infernale” o caccia de dannati” che si menziona in vari luoghi d’Europa.
Innanzitutto, il luogo: si tratta di una zona circoscritta del comune di Radicondoli, quella delle terre che si trovano fra la Fattoria di Solaio, un’antichissima “dipendenza” del distrutto castello di Montalbano (che si trovava con ogni probabilità nella cima dirimpettaia al luogo dove da tempi immemorabili sorge Solaio, corruzione del latino “solatìum”) e del castello di Fòsini. A pochi chilometri da Chiusdino, nel cuore di una delle poche zone della Toscana ancora del tutto selvaggia e in buona parte (tranne per lo sfruttamento dei soffioni da parte dell’Enel) incontaminata. Ed è proprio qui, nei boschi che furono (e in parte ancora sono) di Solaio, che la “caccia infernale” è una tradizione paurosa che si racconta ai bambini, con tutto il suo seguito di cani latranti dagli occhi di bragia, battitori dal viso celato in cappucci sbrindellati, e, qui sta la singolarità del racconto senese, non un solo Sire ma ben due a comandare la cacciata. Una torma di anime dannate che con cani e battitori appare fra le ombre paurose della notte nei boschi e scompare saltando al di là dei vari rivi che si precipitano giù dalle alte Cornate, il massiccio che sovrasta le altre alture.
Fin qui la leggenda, come raccolta oralmente da contadini del luogo. Ma una vicenda storica interessante potrebbe essere racchiusa in un ritrovamento che data più di mezzo secolo fa, con riguardo in particolare alla singolarità dei due “leader” della cacciata. Infatti, come si legge nel volume “Radicondoli”, a cura di Costanza Cucini, Multigrafica Editrice, Roma 1990, nel podere di San Silvestro in antico appartenente a Solaio (pag. 210), “il sig. Nello Gazzei, piantando alberi nelle immediate vicinanze presso il vicino podere di San Silvestro”, avrebbe rinvenuto “numerose tombe coperte da lastroni; gli inumati avevano armature di ferro. La descrizione fornita farebbe pensare a probabili tombe longobarde”. In altri resoconti locali, invece le tombe sono due, come i guerrieri ricoperti di ferro rinvenuti. E questo ritrovamento potrebbe essere la traccia storica che, frammista alla tradizione delle cacce infernali sparse un po’ in tutta Europa dal ciclo medioevale di leggende nate in Francia o ancora più a nord, ha dato vita alla caccia dannata in terra senese.
