È un peregrinare surreale quello di chi muove alla volta delle terre del tufo. Lasciate le ultime propaggini di un paesaggio dolce e collinare di Manciano, generoso di grappoli pronti alla vendemmia, si apre agli occhi, ma ancor più all’animo, la sensazione netta di spingersi alle propaggini. Giungere viandante ai luoghi d’origine ancestrale. Cammino ad un territorio sacro. Nessuno ti aveva preparato a questo. Pitigliano, Sorano, San Quirico, Sovana, si sa sono lontani, ma qui tufo e verticalità proteggono da tutto e soprattutto dal vento anche dal vento del tempo. Sono le rupi tagliate nel tufo, le grotte incassate in pareti a piombo su piccole radure attraversate dalla Lente , dalla Fiora da numerosi ruscelli di cui solo lo scorrere giunge alle orecchie come dichiarazione d’esistenza in mezzo alle fronde ombrose e cupe. I fiumi qui hanno il femminile perché divinità creatrici di vita come madri.
Una verticalità verde di arbusti che si arrampicano o pendono da pareti ocra, a tratti gridano la loro discesa al fondo. E sono veri salti nel passato. L’immaginazione porta a vedere uomini della protostoria semicoperti di pelliccia arrampicarsi per raggiungere la dimora, scavata caverna dal vento, e rifinita con attrezzi litici rudimentali.
Nessuno ti aveva preparato al fatto che immerso in questo ambiente, suoni da dentro, echi, luci, azioni mai attivate prima nel nostro inconscio avrebbero “smottato” nel tuo profondo. La natura che ti si presenta è una natura incontaminata che ha ingoiato l’antropico.
Per questo la visita al Parco archeologico delle “Città del tufo” ha un sapore unico che ti accompagna anche dopo aver visitato i vari siti: Sovana, Sorano e Vitozza di San Quirico che appartengono ad un mondo a parte, mai integratosi nella Toscana che conosciamo, nemmeno nei secoli che verranno, perché flebile la presenza dei Romani, più vivida l’orma degli Aldobrandeschi con cattedrali esempi d’arte longobarda e sede Vescovile, e al posto dei Medici e dei Lorena in queste terre è la casata e i loro masti, bastioni, stemmi e fortezze degli Ursini che presentano una terra omogenea e alternativa di borghi che oltre Pitigliano si addentrano in un “Paese, un Feudo” di fortezze cinte da profondi burroni, collegati dalle famose vie cave o da camminamenti sotterranei oggi visitabili. Per questo è diverso dal resto, perché di estrema difficoltà di conquista e di colonizzazione, preservatosi uguale a se stesso nello scorrere delle vicende storiche.

Le grotte nel tufo, da caverne a stalle, abitazioni, tombe o colombari, magazzini e luoghi di lavoro oggi sono cantine che celebrano le feste del vino e dell’olio. Merita una settimana di visita questa seconda Toscana.
Che ricchezza una Toscana! Pensante quant’altra ricchezza scoprire una seconda Toscana, feudo di castelli, chiese, abbazie, e cattedrali, ai margini della prima, anello tra l’Amiata, la Val d’Orcia e il viterbese. Abitanti da un accento niente affatto fiorentino, senese o aretino ma con inflessioni da un sapore laziale.
Nel sito di Sovana si trova un’imponente necropoli distribuita sulle collina a nord del torrente Calesine dove possiamo ammirare delle tombe monumentali con il fronte a colonnata: tomba Pola, la tomba Ildebranda , la tomba ad edicola del Tifone e quella della Sirena. Tombe a dado di estrema importanza per la loro unicità, a semidado o falsodado. Oltre ai sepolcri, le vie cave: il Cavone, la via cava di San Sebastiano e quella del Poggio Prisca.
Questi luoghi cantano più forte che mai fascino e mistero dei Tyrsenoi (Tirreni) o come loro stessi si definivano i Rasenna. La continuità con le strutture abitative Villanoviane. L’artigianato fittile e l’influsso artistico dei greci evidente nelle coppe, nei crateri, nelle anfore. La produzione di statuette, votive di sculture bronzee o con spille e monili aurei. Gli affreschi funerari, Chimera e Pegasi, Apolli, innumerevoli sarcofaghi, urne, stele in pietra.
Passano alla mente tutte le suggestive opere e manufatti dal sapore lunare e mitico degli Etruschi. Nel sito di S. Quirico, Vitozza di estremo interesse le abitazioni rupestri i Castelli e non ultimi i Colombari. Percorrendo il sentiero principale detto “la carrereccia “ sono ammirabili resti di fortificazioni e chiese, la Chiesaccia in particolare, ma anche sulla Lente, che costeggia tutto il sito, un interessantissimo acquedotto.

Non vi potete privare di passeggiate in questo ambiente naturale di estrema piacevolezza con meraviglie architettoniche e archeologiche, scoperte rubate alle fronde boscose che vi lasciano a bocca aperta per il loro sapore vero, non affatto artefatto.