Alla faccia del revisionismo: “Dossetti fascista”

Scoppia la polemica sul presunto fascismo del Monaco di Monteveglio

“In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti” (Ennio Flaiano)

Il caso è scoppiato come un bubbone su una moscia campagna elettorale tra silenzi angosciati e reazioni dialetticamente scomposte. Almeno sui social network dove all’indirizzo dei protagonisti revisionisti si è scatenata la canea. Il casus belli cala improvvisamente dalle colline di Vetto una serena serata primaverile quando la storica Rossana Maseroli Bertolotti presenta la sua ultima fatica “La guerra dentro la guerra”; in cui vengono pubblicati documenti inediti su un presunto entusiasmo fascista dell’allora 24enne Giuseppe Dossetti, tra i padri della Costituzione, esponente di spicco della Dc, teologo e politico intellettualmente e moralmente ineccepibile, poi monaco fondatore di diverse comunità di studio e dialogo intrareligioso.

Al collega giornalista Andrea Zambrano non sembra vero; qui si va al cuore del cattocomunismo avrà pensato, al nocciolo stesso del mito su cui si fonda lo stesso Pd e, di conseguenza l’incrollabile sistema politico di maggioranza soprattutto locale. Insomma un piatto gustosissimo su cui affondare forchetta e coltello. La forchetta è “Prima Pagina”, giornale reggiano su cui scrive e “milita”, il coltello invece è “il Giornale”, quotidiano nazionale per cui collabora. Ecco allora che la vicenda del “Camerata di Monteveglio” (scusate l’astorica irriverenza ma è per sintetizzare) diviene di italico dominio. Col quotidiano della Cei “Avvenire” che corre immediatamente ai ripari per rintuzzare l’ultima “zambranata” e riportare il pensiero nell’alveo della sua correttezza ortodossa (alveo in cui, lo diciamo espressamente, almeno per don Giuseppe Dossetti scorreremmo giurando anche noi di 7per24 che propriamente inquadrabili non siamo). Ma fin qui la dialettica resta nella dimensione del civile scambio storiografico.

Centenario_Dossetti
Don Giuseppe Dossetti

E’ invece sul piano del post-istituzionale (come ormai si sono codificati mezzi tipo facebook) che alcuni riflessivi Dottor Jekyll si sono tramutati in irosi Mister Hyde prendendosela di brutto con Zambrano, al limite dell’insulto. Facendo passare Zambrano dal “torto storico” alla “ragione dialettica”. Ci spieghiamo: il don Dossetti col fez è poco credibile specie se si inquadra il dibattito nel clima enfatico con cui il Guf si serviva delle menti più brillanti del tempo per portare acqua al mare mitologico del regime. Ma cercare di tarpare sul nascere ogni dissidenza, ogni dibattito specie di natura storico-fondante, nel tentativo di isolate culturalmente e socialmente la voce dissidente, questa sì è propensione che sarebbe piaciuta al Mascella. Zambrano fa spesso il Pierino conscio di dare vita a qualche, a volte forzata, marachella pur di scompaginare le carte. Ma nell’angosciante sdilinquimento qui e ora, noi rispolveriamo la citazione (presunta) di Voltaire: “Non sono d’accordo ma darei la vita per consentire di esprimere le tue idee”. Che è il cuore della democrazia. E che certamente sarà piaciuta a don Dossetti, “la cui sua superiorità umana e morale (per dirla con Pierluigi Ghiggini) è indiscussa: i suoi epigoni dovrebbero celebrarlo di meno e imitarlo di più”.

 

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