Così il gioco è diventato epidemia

L’intervento dell’assessore alle attività produttive del comune di Quattro Castella Giacomo Bertani Pecorari

Quando il gioco diventa un'epidemiaGiacomo Bertani Pecorari*

Negli ultimi 5 anni la dipendenza da gioco d’azzardo è aumentata in modo esponenziale. Purtroppo però, come spesso accade per i fenomeni di dipendenza, fino a che essi non assumono proporzioni enormi restano poco visibili e percepibili nella vita quotidiana. L’invisibilità del disagio sociale frequentemente conduce ad una sua pericolosa sottovalutazione. L’estensione e la gravità di questa “nuova dipendenza” viene invece percepita più chiaramente da chi svolge incarichi di natura pubblica o sociale.

Da amministratore posso assicurare che i casi di ludopatia sono aumentati di anno in anno ad un ritmo vertiginoso. Molte situazioni emergono direttamente nei colloqui con i cittadini, durante i quali ci vengono riportate delle situazioni familiari in relazione al gioco molto pesanti. Dalla moglie che si fa girare lo stipendio del marito sul proprio conto corrente per evitare che venga dilapidato, ai casi di furti domestici per avere i soldi per continuare a giocare. Ai problemi connessi con la dipendenza, come l’alienazione, il deterioramento delle relazioni, lo sviluppo di disturbi cognitivi, si affiancano gravi problemi di natura economica che coinvolgono la rete familiare del soggetto affetto da ludopatia. Come è facile immaginare, questo mix è assolutamente esplosivo sotto un profilo sociale. Senza considerare l’altro lato del problema, altrettando grave e preoccupante, della sempre più massiccia presenza della criminalità organizzata dentro il business del gioco.

Le cause della rapida diffusione della ludopatia posso essere principalmente rintracciate nell’interazione di due fenomeni fra loro non direttamente connessi: la vittoria delle lobbies sulla regolamentazione del gioco d’azzardo e la crisi economica. In questi ultimi anni è indubbio che la politica nazionale sia stata piuttosto “permeabile” alle richieste delle lobbies del gioco d’azzardo. Le variazioni normative sul tema degli ultimi anni sono state smaccatamente unidirezionali. La politica, spesso in modo poco trasparente, ha supinamente accettato la demolizione del quadro normativo vigente fino a 10 anni fa in materia. Tale modello, in vigore senza sostanziali modifiche dagli anni ’70, aveva funzionato tutto sommato bene. In Italia il gioco d’azzardo era praticato in regime di monopolio pubblico e concessione (lotterie), in apposite zone definite in concertazione fra enti locali (casinò). I soggetti che potevano esercitare il gioco erano pochi e controllati, occorreva sottostare ad una serie di disposizioni limitanti nell’esercizio dell’attività, la fiscalità era inasprita sui proventi del gioco d’azzardo.

L’ingresso massiccio dei gruppi privati nella gestione delle concessioni pubbliche sul gioco avvenuta negli anni ’90 ha inasprito la pressione sulla politica per la deregolamentazione del settore. Oggi l’attività di gioco d’azzardo può essere esercitata pressochè ovunque, il mercato è stato aperto a migliaia di nuovi operatori ed è stata sostanzialmente equiparata ad una normale attività di servizio o commercio. Se si unisce questa esplosione di presenza del gioco d’azzardo nella vita quotidiana con il fatto che negli ultimi anni milioni di persone senza lavoro trascorrono buona parte del loro tempo in situazioni di inattività, è possibile spiegare questa repentina crescita.

Come amministratore locale lancio un grido di allarme. Attenzione, il problema ha superato abbondatemente la soglia di guardia e sta assumendo proporzioni consistenti. Il mio non è “bigottismo” contro un vizio, quanto piuttosto una preoccupazione rivolta alle conseguenze della massificazione di questo vizio. Non amo i divieti o i tabù, preferisco le regole chiare e serie per governare i fenomeni. Occorre una rivoluzione copernicana nell’approccio al gioco d’azzardo. Anzitutto riconoscendone a pieno i rischi di dipendenza e pericolosità sociale. Questo per ripristinare un regime regolamentare orientato all’inibizione della diffusione della pratica del gioco d’azzardo. L’apertura di sale gioco deve ritornare ad essere soggetta ad autorizzazione, i luoghi di gioco devono essere oggetto di programmazione urbanistica e concertazione dagli enti locali. Sarebbe opportuno reintrodurre un regime di fiscalità più severo sugli utili derivanti dall’azzardo. Ma questo non è comunque sufficiente: occorre anche affrontare il problema delle migliaia di persone affette da ludopatia oggi. Attraverso percorsi di recupero affidati ad enti professionali, al pari di quanto avviene per le altre dipendenze, e tramite serie politiche di prevenzione sui più giovani.

In questi mesi il tema sta finalmente e faticosamente conquistando l’attenzione dell’opinione pubblica. Anche grazie al coraggio di tanti amministratori locali che hanno assunto posizioni dure nei confronti di questa diffusione. Ci sono lodevoli iniziative legislative in materia che si muovono della giusta direzione. La Regione Emilia Romagna da questo punto di vista si conferma ancora una volta avanguardia nazionale. La portata di queste iniziative avrà però un limite strutturale se non cambia il quadro normativo nazionale in modo drastico. E sarà complesso un intervento in questo senso fino a che non saranno recisi i legami, soprattutto economici, che hanno legato in questi anni le grandi aziende del gioco con la politica e tutte le sue strutture derivate.

*Assessore alle attività produttive Comune di Quattro Castella

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