Ce la farà Leonardo Di Caprio a vincere il suo primo Oscar come attore protagonista, fermo restando che non si capisce perché non glielo abbiano dato nel 2007 (The Departed, nemmeno candidato)? Sylvester Stallone è simpatico: ma candidarlo tra i non protagonisti è roba da “Scherzi a parte”.
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Regìa: Alejandro Gonzalez Inarritu
Top star: Leonardo Di Caprio
USA 2015
Possono vincere l’Oscar “Revenant” come miglior film e Leonardo Di Caprio come migliore attore? Doppio sì. Per noi spettatori da bar non c’è nemmeno da pensarci su: meglio Revenant di The Martian, Il ponte delle spie, La grande scommessa e Mad Max. Viva la semplicità: la storia è al limite dello scolastico ma ben raccontata, c’è l’eterna lotta uomo-natura (impressionante la scena dell’orso) e il sempre caro tema cinematografico della vendetta. Altro non serve. I paesaggi sono protagonisti tanto quanto gli attori, la lentezza è sopportabile e soprattutto funzionale alla vicenda, Di Caprio è costretto a recitare in condizioni che potrebbero sfociare nell’involontariamente ridicolo, invece se la cava alla grande. Finale in salsa splatter per un film in cui – vivaddio in epoca social – si parla solo lo stretto necessario. Revenant non è un capolavoro (e 12 candidature sono un po’ tantine), ma vedere premiata la semplicità narrativa, accompagnata dalla complessità tecnica, sarebbe bello.
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Regìa: Ryan Coogler
Top star: Sylvester Stallone
USA 2015
Considerando che un Oscar l’ha vinto pure Nicholas Cage, oltretutto da protagonista, non ci sarebbe da stupirsi per un Oscar da non protagonista a Sylvester Stallone. Ma la domanda è: perché? Stallone ha avuto tanto, molto più dal pubblico che non dalla critica, d’accordo, ma in fondo cosa conta di più per un attore? Il favore delle recensioni o degli spettatori? Ha fatto incassi stellari, ha dato volto e muscoli e due personaggi che non moriranno mai, Rocky e Rambo, ha avuto più opportunità di tanti altri attori migliori di lui. Non è sufficiente? C’è proprio bisogno di un Oscar?
Ma scendiamo nello specifico: in questo “Creed”, ennesimo capitolo della saga di Rocky, Stallone (sempre più simile in faccia a Renato Pozzetto) fa il suo compito facile facile. Nessuna scena madre, nessuna sfaccettatura di un personaggio monodimensionale, buono assoluto, malinconico e tendenzialmente depresso, quindi lecitamente monoespressivo. E’ simpatico, fa tenerezza, d’accordo. Ma tanto basta per l’Oscar?
Poi se volete parliamo anche della storia, ma forse è meglio di no, tanto è sempre la stessa. Sono passati gli anni, sul ring non sale più Rocky Balboa ma il figlio dell’ex amico-rivale Apollo Creed, eppure le scene di pugilato non si possono guardare, oggi come allora. Suona il gong e d’improvviso le guardie scompaiono, i pugili pensano solo a darle, senza proteggersi, ci si colpisce a tutto braccio (roba da staccare la testa) e gli arbitri lasciano proseguire gli incontri con traumi e ferite che muoverebbero a pietà anche Josef Mengele, il dottor morte di Auschwitz. Immancabile il discorso finale, talmente denso di retorica da far rimpiangere Ivan Drago e il suo “ti spiezzo in due”.
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Gli 8 film candidati all’Oscar
La grande scommessa (voto 5,5), Il ponte delle spie (voto 5), Mad Max: Fury Road (voto 5,5); per questi tre film vedi: http://www.7per24.it/2016/02/04/la-notte-degli-oscar-si-avvicina-e-noi-contestiamo-3-film-candidati/
Brooklyn (chi l’ha visto?)
Sopravvissuto-The Martian (voto 4,5) (vedi http://www.7per24.it/2015/12/07/damon-deep-douglas-e-cage-quando-le-top-star-non-bastano-a-salvare-i-film/)
Room (chi l’ha visto?)
Il caso Spotlight (chi l’ha visto?)

