La questione migranti sta esplodendo a Vicofaro, in Toscana, a Pistoia. Ma la vicenda della parrocchia di Santa Maria Maggiore che accoglie senza discriminazioni chiunque di loro si trovi sulla strada, facendolo dormire anche in chiesa se i locali della parrocchia non bastano e ora oggetto di un’ordinanza di immediato sgombero da parte del sindaco FdI, Alessandro Tomasi, in odore di diventare il candidato della destra alle prossime regionali di autunno, appare come una cartina di tornasole. La foto dell’incapacità o non volontà italiana di inclusione e gestione del fenomeno, specie sotto il governo attuale, come rilevano coloro che per questa ordinanza protestano. Dall’appello a livello nazionale di sostegno dell’esperienza di Vicofaro di cui è ispiratore e tra i primi firmatari padre Alex Zanotelli alle richieste locali e toscane di revoca dell’ordinanza da parte dello Spi (il sindacato pensionati) Cgil e dell’Associazione Libera.
Da anni, il parroco di Vicofaro, Massimo Biancalani, accoglie senza distinzioni, esitazioni o ricerca delle simpatie altrui, chiunque non abbia dimora o sostegno, senza nessuna discriminazione: in maggioranza sono giovani migranti senza dimora e futuro , ma c’è anche chi, per qualsiasi altro verso, è fragile. Adesso sulla parrocchia-casa di accoglienza incombe lo sfratto. L’ordinanza del sindaco che dichiara di essere stata fatta per motivi di sicurezza è stata notificata per conoscenza alla diocesi di Pistoia, nella persona del vescovo, il 6 giugno scorso e ha come termine quello di essere eseguita entro 20 giorni. Da parte sua, la diocesi di Pistoia critica ma non respinge l’ordinanza del sindaco, assicurando “che Vicofaro verrà ristrutturata e resa idonea all’accoglienza e che nel frattempo chi ci vive sarà ricollocato”. La diocesi si dice anche certa che Biancalani “che ha sempre rispettato il suo vescovo” non si opporrà . Per ora però niente sembra facile e assicurato.
Così la questione è diventata incandescente e significativa dell’urgenza di affrontare in Italia una invece mai affrontata fino in fondo questione dell’immigrazione, anzi spesso usata per propaganda politica tanto che a forza di gridare “al migrante al migrante”, un problema certo non facile ma che potrebbe essere risolto in maniera vantaggiosa per tutti si è trasformato in diffusa indifferenza, quando non paura e odio. Come, d’altronde si è visto nel recente referendum. In questo clima l’eccezione Vicofaro rischia di trasformarsi da una realtà problematica ma comunque virtuosa in una miccia incandescente, perlomeno a stare alla totale incapacità dimostrata finora dalle istituzioni e dal governo di offrire reali strumenti per trasformare la buona volontà in accoglienze inclusiva e strutturata.
Come funziona Vicofaro? Chi non ha altra dimora che la strada, i ragazzi arrivati in Italia su mari tempestosi sognando una vita migliore e incontrando invece solo solitudine, disperazione e ostilità, si rivolgono alla parrocchia e trovano immancabilmente accoglienza: in quello che Biancalani definisce “non solo un rifugio ma anche una prospettiva di futuro”. Niente soldi, finanziamenti, aiuti: si arrangia da solo uno dei pochi luoghi, se non l’unico, di questo tipo in Italia, tanto che i migranti, come qualsiasi altra persona in difficoltà, arrivano da ogni parte, anche da fuori Toscana. “La stragrande maggioranza dei giovani che vengono da noi dopo avere affrontato tante sofferenze per venire in Italia senza poi trovare accoglienza hanno tutti i requisiti legali per essere accolti”, rivendica il parroco che riunisce anche circa 130 persone nello stesso momento, che trovano letto, cibo, sostegno, si familiarizzano con la lingua e, se ci sono i volontari, anche corsi per imparare un mestiere, e aiutano a gestire la struttura.
Dopodiché , “visto che in Italia la situazione migranti continua a essere un’emergenza, anche questa lo è – dichiara Biancalani – Che la situazione sia facile non lo dice nessuno. Le misure per i migranti sono più che insufficienti e noi accogliamo tutti quelli che ne restano fuori. Il governo non se ne cura. Questo governo, peggio di tutti: non vede altra soluzione dei respingimenti pur in situazioni di pericolo e in mancanza di accordi con i paesi di origine. I centri di respingimento, i Cpr, sono luoghi orribili, peggiori del carcere, dove non vengono rispettati neanche i diritti fondamentali delle persone. E ora ci si mette anche la farsa dell’Albania”.
Biancalani, nonostante sia solo in una realtà complessa e difficile che certo non incontra le simpatie, quanto piuttosto le proteste, del vicinato, e vada contro il mainstream del pensiero comune, spiega che la strada presa a Vicofaro “non è semplice ma in questa situazione è l’unico modo di seguire il Vangelo. La vera spinta me l’ha data Papa Francesco quando nella lettera apostolica Evangelii gaudium parlava delle chiese come ospedali da campo che accolgono i feriti. Noi lo facciamo in chiave moderna accogliendo i migranti. Di fatto l’atteggiamento di Francesco verso i poveri, i migranti, gli ultimi è stato quello veramente cristiano, ce lo insegna il capitolo 25 del Vangelo di Matteo che dice di dare da bere e da mangiare a chi non ce l’ha” .
Così non dice, invece, l’ordinanza del sindaco su cui la diocesi si pronuncia con qualche cautela: “Pur avendo da eccepire sui termini di formulazione di detta ordinanza e sulla sua opportunità, la diocesi, come già fatto negli ultimi mesi e in ogni occasione in cui è stata chiamata in causa, assicura che agli ospiti di Vicofaro sarà trovata nel più breve tempo possibile una diversa collocazione perché, al di là del dispositivo dell’ordinanza, è chiara la consapevolezza di dover superare questa ospitalità in modalità emergenziale, che offre accoglienza ad un numero esorbitante di persone, lasciandole inevitabilmente in condizioni di alloggio gravemente precarie ed anche pericolose, prima di tutto per loro stesse e poi per il bene di tutti. Per i principi che muovono l’azione della diocesi, a tutti gli ospiti di Vicofaro sarà offerta accoglienza e assistenza in altre strutture messe a disposizione dalla diocesi”.
Ma sia a Biancalani che a chi in città e altrove protesta sembra allo stato delle cose irrealistica la promessa di una temporanea dignitosa accoglienza di tutti gli attuali ospiti di Vicofaro in attesa che la parrocchia venga realmente ristrutturata e neanche che questa venga realmente attrezzata per un’inclusione non più basata sugli sforzi di un singolo e qualche volontario ma su una realtà istituzionale che se ne faccia davvero carico. Perlomeno,pensano impossibile che tutto ciò venga messo in piedi in 20 giorni senza, sottolinea il parroco, come lo Spi Cgil e Libera, un vero progetto alle spalle, un piano corredato da individuazione e reperimento di strutture che dica chiaramente dove si vuole andare a parare. Il rischio, si teme, è che i rifugiati vengano ributtati sulla strada e “tutto è meglio della strada”, dice Biancalani.
L’apparenza dicono sembra più quella dello spot politico e di uno sfratto puro e semplice piuttosto che della costruzione di un’alternativa. Il timore è motivato anche dal fatto che infinite sono state negli anni le promesse di far passare l’esperienza di Vicofaro da emergenziale a strutturata, ma poi non si è mai visto mai niente. “Noi facciamo quello che chi dovrebbe fare non fa”, commenta Biancalani dicendo che nessuno come lui desidererebbe “un’uscita dallo stato emergenziale, ma questa ordinanza è solo l’ennesimo capitolo della linea dell’amministrazione che vuole contrastare un’esperienza di accoglienza di cui non si negano le criticità ma che ha fatto del bene, non solo levando le persone dalla strada ma rimettendole in carreggiata e dando loro una possibilità. Noi abbiamo fatto un lavoro importante che sarebbe toccato fare alle istituzioni”.
Bene ristrutturare Vicofaro ma non buttando fuori la gente, continua il parroco che non crede ne’ alla volontà vera del sindaco di trovare un rimedio stabile ne’ a un’accoglienza temporanea per i migranti: “Queste cose si fanno seriamente, ci deve essere un progetto, un piano preciso. Io qui non vedo progetti per i migranti, non trovo capitolati di spesa, ma solo la volontà di fermare questa esperienza. Il vescovo? Forse non conosce bene la situazione. L’ordinanza è tassativa: 20 giorni, ma non si possono collocare in così pochi giorni più di cento persone. Se ci fossero strutture, progetti e futuro, ce li accompagnerei io questi ragazzi. Ci deve essere per prima cosa il rispetto delle persone e d’altronde si può migliorare lo stato della parrocchia senza bisogno di svuotarla”.
Spi Cgil di Pistoia e Prato e Libera Pistoia e Toscana chiedono la revoca di un’ ordinanza che “è solo un atto di forza fallimentare per coprire l’assenza totale e colpevole del sindaco e del governo della città sui temi dell’accoglienza e dell’inclusione”. Riconoscono i problemi di Vicofaro ma “perché ha sempre operato in stato di emergenza, come emergenziale e non strutturale è stato e continua ad essere l’approccio della politica rispetto al fenomeno migratorio, spinto ai margini da quella legge Bossi-Fini che produce essa stessa clandestinità e la cui riscrittura non è mai stata messa in agenda”.
Dichiarano che “la mossa a gamba tesa del sindaco in questo contesto e con questa tempistica è solo un premio al suo elettorato, che rischiava di deludere e di perdere alla vigilia delle elezioni” . E, al posto dello sgombero traumatico, chiedono che “la provvisoria chiusura di Vicofaro, necessaria per il ripristino di condizioni adeguate a una accoglienza dignitosa e sicura, avvenga nel rispetto e nella presa in carico delle persone che lì hanno trovato rifugio, revocando l’ordinanza ed elaborando un progetto organico che diventi una sorta di organigramma dell’accoglienza futura”.