“Se lasciamo che l’Intelligenza Artificiale si sviluppi secondo le direttrici della deregulation all’americana, sarà un disastro”. Lo afferma senza mezzi termini Giorgio Parisi, Premio Nobel per la Fisica, che ha tenuto una lectio sull’IA all’Università di Siena in occasione dell’inaugurazione del 758° anno accademico: “L’approccio dell’Europa all’IA all’insegna delle regole è senz’altro quello più opportuno – aggiunge Parisi – e non dimentichiamo che nella competizione globale è sempre più incalzante il ruolo della Cina”. Cosa fare? In primo luogo, creare infrastrutture che servano ai bisogni degli Stati in modo coordinato e centralizzato: “Serve un Centro di ricerca europeo pubblico sull’Intelligenza Artificiale, che possa formare persone competenti in grado di confrontarsi con le grandi Big Tech. Non possiamo continuare a vedere manager e programmatori delle aziende multinazionali proprietarie dei modelli di IA che svolgono il ruolo di consulenti degli Stati e dell’Unione Europea. Non possiamo lasciare – sottolinea Parisi – a quattro-cinque grandi compagnie private il compito di regolamentare l’intelligenza artificiale”.
È il grande tema della contrattazione, attualmente irrisolto: l’avanzata velocissima della tecnologia degli algoritmi non tiene conto delle esigenze pubbliche etiche. L’affermazione generica della bontà del progresso, che sfocia in un determinismo tecnologico che non sta trovando alcun argine, si scontra con il concetto di bene comune. Che sussiste anche in un’era di profonda trasformazione come quella che stiamo vivendo. Per questo è necessaria una contrattazione tra le esigenze pubbliche degli Stati sovrani – e quindi dei cittadini – e l’offerta di IA che proviene da grandi aziende private diventate più potenti dei Governi nell’era del boom digitale.
L’Unione Europea ci prova. Proprio in questi giorni è stato varato il Pacchetto Digitale Omnibus, che è un tentativo concreto di semplificazione dell’AI Act, ma senza abbassare la guarda della regolamentazione. In questo quadro di trasformazione epocale si inseriscono appelli come quello del Premio Nobel Giorgio Parisi: o si alza il livello della competenza di chi rappresenta l’interesse pubblico in ogni Stato e nell’Unione Europea o la potenza degli investimenti americani e cinesi nello sviluppo dell’IA sconvolgerà il sistema economico dell’Europa.
Anche perché i risultati ottenuti dalla ricerca sulle reti neurali multistrato e sulle sue applicazioni, sono enormi e costanti: “Gli ultimi modelli – spiega il professor Giorgio Parisi nella sua lectio a Siena – hanno avuto un successo straordinario e fanno cose incredibili e utilissime. Sono in grado di fare una specie di ragionamento, ovvero di spiegare i vari passaggi che vengono eseguiti; tuttavia, non hanno al loro interno una visione, un modello del mondo. Questi modelli sono, in qualche modo, dei parolai: conoscono solo il mondo delle parole, ma non hanno un corpo e quindi non hanno una percezione del reale: sono disincarnati, desomatizzati, la loro conoscenza è puramente sintattico-semantica (sulle relazioni tra le parole), non ontologica (su come sono fatti gli oggetti e le relazioni nel mondo reale)”.
Ci sono campi di applicazione come quello delle biotecnologie che possono vedere l’IA protagonista anche nella lotta alla diffusione delle grandi epidemie. Parisi ha fatto l’esempio del Biotecnopolo di Siena, di cui è membro del Consiglio di amministrazione: “E’ un istituto estremamente avanzato, con tecnologie all’avanguardia, che si basano anche sull’IA – commenta Giorgio Parisi – Si comincia a studiare sia la preparazione dei vaccini sia lo sviluppo di nuovi farmaci, perché sono le due gambe su cui si deve muovere un centro contro la pandemia: i vaccini servono a prevenire la malattia e i farmaci a curarla”.
Anche nella formazione, e in particolare nelle istituzioni universitarie, l’Intelligenza Artificiale non solo trova utilizzi sempre più diffusi, ma pone anche questioni fondamentali: “Certo che l’IA è un potente strumento nell’apprendimento e nella formazione. Spetta alla scuola e all’Università – sottolinea Parisi – utilizzarne le prerogative salvaguardando il pensiero critico e la capacità di autonoma elaborazione creativa dei giovani nell’età della formazione”.
È la stessa convinzione del Rettore dell’Università di Siena, Roberto Di Pietra: “Vi sono strumenti che le tecnologie ci mettono a disposizione per attività che possono essere svolte a distanza in modalità sincrona o asincrona. Certo, il digitale ci permette forme di interazione nel passato inimmaginabili. Certo, le potenzialità offerte dall’intelligenza artificiale sono ancora da comprendere pienamente per essere attuate utilmente. Nei processi di apprendimento degli esseri umani queste tecnologie possono svolgere un ruolo contributivo, ma non sostitutivo”.
Nel suo intervento, il Rettore Di Pietra ha anche presentato il progetto “Venti, Quaranta, Ottocento”, che intende avviare le celebrazioni in vista del 2040, anno in cui l’Università di Siena compirà 800 anni dalla sua fondazione. In questo ambito è stato chiesto a personalità illustri che hanno “intersecato” il loro percorso con quello di Unisi, compreso Giorgio Parisi di scrivere un testo di massimo 800 righe su come saranno l’Ateneo e le Università in Italia e nel mondo nel 2040 e un testo più breve per anticipare la visione immaginifica del 2140, quando l’Università di Siena compirà 900 anni. I contributi “degli scrittori e delle scrittrici per il futuro” resteranno inediti e segreti, all’interno di una “capsula del tempo”, per essere scoperti solo in occasione dei due anniversari. I testi destinati a essere aperti nel 2140 saranno inoltre murati in una delle nicchie del cortile del Rettorato con una targa commemorativa, diventando così, come ha ricordato il Rettore Di Pietra, “la prima che invece di riferirsi a un anno del passato indicherà un anno del lontano futuro”. E in questa bella operazione che lega il prestigio del passato al futuro, cercando di individuarne i confini, l’Università di Siena ha fatto uso dell’Intelligenza Artificiale per avere un’idea di come potrebbe essere la capsula del tempo: “Ci siamo rivolti a Chat Maker” ha detto Di Pietra mostrando l’immagine. Un rendering realizzato dall’IA, che pare tentare di restituire i tratti di quella manualità artigianale capace di attraversare i secoli, dal 1240 quando l’ateneo senese iniziò il suo cammino, fino ad oggi, nell’era delle “macchine” governate dagli algoritmi.
Nella foto Giorgio Parisi con il rettore del’Università di Siena Roberto Di Pietra