A proposito di buona scuola

In questi giorni si dibatte molto sul Disegno di Legge “La Buona Scuola” e più in generale sul futuro della Scuola italiana Mi pare opportuno esprimere alcune considerazioni a fronte dell’importanza che la Riforma ha per il Paese e dell’attenzione che Confindustria e la nostra Associazione hanno sempre dedicato agli argomenti legati alla Formazione e all’Education.

Come sistema associativo, abbiamo già avuto modo di esprimere il nostro apprezzamento per ogni iniziativa di riforma che: accresca l’autonomia scolastica; introduca finalmente criteri di merito e di valutazione; valorizzi la professionalità degli insegnanti e dei capi di istituto; rafforzi l’apprendimento attivo, l’alternanza, il collegamento scuola-lavoro, le attività laboratoriali e il filone tecnico-professionale.

Questi ci sembrano elementi centrali di un serio approccio riformista. In sintesi, abbiamo bisogno di una scuola più autonoma, più premiante, più aperta al lavoro, all’impresa e al territorio. Molte di queste misure sono al centro del Disegno di legge che è in discussione, in alcuni casi, a nostro modo di vedere, declinati in maniera soddisfacente, in altri migliorabili.

Condividiamo soprattutto il potenziamento dell’alternanza scuola-lavoro, per il quale però riteniamo siano necessari incentivi fiscali alle imprese, così come la presenza di tutor scolastici e aziendali e la progettazione e valutazione congiunta di docenti e imprenditori degli esiti di apprendimento delle esperienze in alternanza. Uno degli aspetti più interessanti nel testo del Governo è la ricerca di una “via italiana” all’alternanza, un modello che consenta di educare e lavorare nello stesso momento.

Altro punto forte dell’attuale progetto di riforma è il rilancio dell’autonomia. E questo è il vero nodo. Siamo in mezzo al guado per un’autonomia che è stata concessa a metà: non c’è infatti la possibilità di decidere né la gestione del personale né l’organizzazione scolastica

Bene anche l’attribuzione di maggiori capacità gestionali ai presidi. È una scelta che va incoraggiata. Occorre non limitarsi ad una figura di preside con mere funzioni amministrative ma rafforzare la capacità del capo di istituto di avere gli strumenti per una ottimale gestione e valorizzazione della professionalità degli insegnanti.

È fondamentale valorizzare il merito degli insegnanti, evitando che l’unica forma di valutazione della carriera sia basata su meri criteri di anzianità. E’ un’anomalia infatti che per gli insegnanti non si adottino le buone regole di una moderna cultura di gestione delle risorse umane (formazione iniziale, selezione, reclutamento, formazione in servizio, valutazione dello sviluppo professionale, incentivi e carriera). Buone regole che non sono prese soltanto dalle imprese, ma anche da amministrazioni pubbliche virtuose di cui in Europa abbiamo tanti esempi.

Positiva la previsione di “laboratori territoriali per l’occupabilità” per incrementare il collegamento scuola-impresa-territorio. Infatti è molto difficile per la scuola adeguare i laboratori dei settori tecnologici all’evoluzione dell’innovazione tecnologica; per questo molte esperienze positive già oggi in Italia prevedono che gli studenti frequentino i laboratori delle imprese per prepararsi adeguatamente nel settore tecnologico relativo al proprio indirizzo. Le norme introdotte nel DDL potranno favorire la collaborazione scuola-impresa per orientare le attività formative verso settori strategici e per fornire servizi propedeutici all’inserimento del giovane nel mercato del lavoro.

Consideriamo molto positiva anche la previsione di un Piano nazionale scuola digitale, un progetto di fondamentale importanza sia per garantire la giusta dotazione infrastrutturale alle scuole, sia per la formazione dei docenti e degli studenti verso le competenze digitali. Una scuola più digitale aiuterà, infatti, i giovani a comprendere meglio i processi di cambiamento ed evoluzione delle nuove tecnologie.

In Italia, a differenza di quanto accade nella maggior parte dei paesi europei, non c’è ancora un sistema efficiente ed efficace di valutazione per controllare in modo sistematico ed obiettivo i risultati e la qualità del servizio scolastico. La scuola pubblica italiana è infatti una delle maggiori voci di spesa del bilancio pubblico: un così rilevante ammontare di risorse non può continuare ad essere privo di un sistematico monitoraggio dei suoi risultati.

In conclusione, auspichiamo che il Parlamento sappia cogliere l’occasione del Disegno di legge per una profonda innovazione del modello organizzativo e gestionale del sistema dell’istruzione, riducendone l’autoreferenzialità e il corporativismo e aprendola in modo più efficace alle esigenze dei giovani, delle famiglie, delle imprese.

Puntando sul collegamento scuola-lavoro sarà possibile inoltre arricchire la nostra scuola sul piano culturale e professionale dando ai giovani competenze spendibili e possibilità più concrete di entrare stabilmente e crescere nel mercato del lavoro.

Claudio Lodi

Vicepresidente Unindustria Reggio Emilia

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