Chiedevano solo di poter studiare in modo degno, con professori in cattedra, scuole agibili, bagni puliti e magari meno topi per aule e corridoi. Richieste espresse da liceali con un movimento spontaneo che dalla periferia di Parigi si è estesa a tutto il paese. Prima pacificamente, poi meno in reazione a una violenza poliziesca che era stata la prima risposta del governo a una gioventù che credeva chiedere una scuola all’altezza di un paese da sempre fiero della sua “education nationale”. Poi, invece di prestare immediatamente ascolto ai giovani e magari rivedere a rialzo la voce scuola nel progetto di bilancio 2027, si è trovato un capro espiatorio politico, il leader di sinistra Jean-Luc Melanchon (LFI ) che si è schierato a fianco dei manifestanti. Secondo il primo ministro Sebastien Lecornu che cita “servizi di intelligence” il movimento di protesta sarebbe “una manovra organizzata dalla LFI e dai suoi proxy dell’ultra sinistra”.
Come rileva il quotidiano “Liberation” ora l’accusa che “La France Insoumise” strumentalizzerebbe il movimento liceale corre senza ostacoli in tutti gli schieramenti di centro destra, dimentichi che i problemi se non di sfascio ma di grande adeguatezza della scuola pubblica sono ormai di antica notorietà pubblica senza che mai il governo li abbia considerati di estrema urgenza. Cosicché il ministro degli Interni Laurent Numez invece di prendersela con la polizia che ha cercato di smorzare la protesta con migliaia di arresti (80% di minorenni) e ferendo gravemente alcuni giovani, sottolinea “l’irresponsabile partecipazione di deputati ed eletti di LFI” al blocco di alcuni licei” mentre sul fronte del centro destra Bruno Retailleau chiede l’interdizione di LFI perché organizza l’insurrezione, Gabriel Attal e Valerie Pecresse l’accusa di utilizzare i giovani come carne da cannone” e dall’estrema destra Marine Le Pen la ritiene responsabile della situazione che attraversa il paese”.
A loro Melanchon ha già risposto; dopo essersi attirato i fulmini per non aver condannato i liceali per aver reagito talvolta con degradi agli attacchi della polizia e aver dato ad esempio fuoco a pattumiere, ha ora invitato genitori ad accompagnare con un bracciale bianco i giovani liceali alle manifestazioni previste per accompagnare uno sciopero nazionale, sia per favorire un clima di protesta pacifica che per difenderli da eventuali scontri con la polizia. Intanto le autorità, a parte gli inviti alla calma, agli studenti offrono ma non subito “una piattaforma di concertazione” cui i “liceali potranno contribuire “ per apportare “risposte strutturate”. Il movimento dei liceali, iniziato a Creteil (periferia parigina) il 17 settembre scorso, si è allargato a macchia d’olio con il governo che per cercarne di arrestare la spinta ha chiuso 400 istituti scolastici sui 3.700 del paese. Molti sono ora occupati in attesa di sviluppi che non possono esimersi da un aumento di finanziamenti nel prossimo bilancio. Allo sciopero dei liceali si sono uniti anche i sindacati del settore scolastico, che si attendono una riposta budgettaria alle richieste dei giovani che non intendono fermarsi finché non verrà loro garantito di poter studiare in modo decoroso.
Il movimento di protesta di giovani si inserisce in un momento particolarmente teso, con un malcontento alimentato da caro benzina, un’alta inflazione, perdita di potere d’acquisto e una presidenza ritenuta debole. Un malcontento che potrebbe innescare nuovamente movimenti come quello dei Gilets Jaunes, la rivolta spontanea nata nel novembre del 2018 per l’aumento della tassa sui carburanti.
Le forze politiche inoltre sono ormai prevalentemente concentrate su manovre in vista delle presidenziali del 2027, non sembrano rendersi ancora pienamente conto del rischi di sommosse in un paese come la Francia che prende facilmente fuoco e che spesso difende le proprie rivendicazioni in modo violento. Anche i giornali danno più ampio spazio alle primarie del partito socialista o le posizioni antisemite di Bardella, presidente di RN, il partito di estrema destra di Marine Le Pen che alle esigenze dei giovani. Bisognerà vedere ora, con lo sciopero dei liceali prima e quello dell’intersindacale e interprofessionale del 18 ottobre cosa sarà in gioco alle presidenziali, con le richieste che si estendono da quelle della scuola all’aumento dei salari, pensioni, minimi sociali e lotta all’inflazione.
In foto Jean-Luc Melanchon