L’arte dell’incisione nel percorso artistico di Georg Baselitz

Il pittore e scultore tedesco si è spento il 30 aprile scorso all’età di 88 anni

Nelle interviste Georg Baselitz non lo cita fra gli artisti toscani contemporanei che frequentava nel suo periodo fiorentino. Solo con Ottone Rosai sentiva una forte affinità artistica. E tuttavia è inevitabile che alla mostra delle sua produzione grafica, xilografica e linoleografica, allestita al museo Novecento, il pensiero vada  a un altro artista, Pietro Parigi.

Due mondi artistici, due stili, due visioni così lontane per ambienti culturali, percorsi di vita, ideali, esperienze, caratteri. Eppure entrambi esprimono il saper fare artigiano che toglie qualunque alibi a chi nasconde la mancanza di talento  dietro astratte dichiarazioni di principio.

Nel percorso della mostra “Avanti!” a cura di Sergio Risaliti, in collaborazione con il figlio di Baselitz Daniel Blau, anch’egli artista (24 marzo 2026 e fino al 13 settembre 2026), c’è una sezione, nel chiostro, dedicata agli strumenti e alle tecniche di incisione utilizzate dall’artista: “Su questi piccoli fogli bianchi nasce un gioco di linee – scrive Baselitz – il progetto reca già in sé la chiara intenzione di realizzare qualcosa che non serva ad abbellire feste e palazzi , né a mettersi in mostra con effetti illusionisti”.

L’artista che intaglia il legno o incide il linoleum si identifica nelle mani da artigiano che diventano oggetto di rappresentazione. A queste dedica cinque rappresentazioni nelle serie di corpi umani rovesciati, tormentati, sconvolti in linee disarmoniche, di volti, di piedi e gambe tradotti anche in sculture. “Io lavoro esclusivamente con disarmonie… Applico infatti a tutto ciò che faccio i principi della disarmonia, dello squilibrio, della distruzione. E la sventura, la vera grande sventura è che l’armonia si instaura comunque sempre di nuovo”, dice nelle interviste.

Opere dai titoli spiazzanti, come se fossero parole scelte a caso, e invece sono collegate all’immagine per contrasto concettuale, per paradosso stridente, con lo scopo di spingere l’osservatore a non fermarsi superficialmente alla prima cosa che gli viene in mente, e costringerlo a riflettere. Baselitz racconta che ha tratto l’idea da Lucio Fontana, quando ha cominciato a guardare il retro delle tele con i tagli. Titoli che nulla hanno a che fare con il taglio: “Al massimo si potrebbe ipotizzare che Fontana pensasse a ciò che stava scrivendo, ‘Maddalena portava una gonna corta’ o roba del genere”.

La realtà è scomoda e inquietante e l’artista ha la responsabilità di esaltarne il potenziale disturbante, increspare la superficie piatta del consumatore compulsivo dei giorni nostri. Scomoda al limite della provocazione che è parte integrante della sua concezione artistica : il ribaltamento, il rovesciamento dei soggetti rappresentati. “I quadri di Baselitz destabilizzano la visione e costringono lo spettatore a guardare in modo decisamente innaturale”, spiega Risaliti.

“Con le sue invenzioni e ribaltamenti, Baselitz ci vuole dire che nulla è dato per definitivo e assoluto, che l’energia creativa è superiore a tutto, a ogni tragedia, collasso o frattura, e che si deve andare avanti senza mai rinunciare a trasformare e riorganizzare il campo visivo, la struttura figurativa, i saldi e perpetui contenuti della storia dell’arte , mettendo al centro il corpo umano, la natura reale del mondo, le pulsioni e le energie psichiche”, ancora Risaliti nell’introduzione al bellissimo catalogo, che contiene riproduzioni in grande formato delle 170 opere esposte (160 stampe, cinque dipinti e altrettante sculture), un’antologica di 60 anni di attività di incisore.

La mostra ripercorre la molteplice varietà dei temi trattati dall’artista tedesco nel corso della sua lunga carriera artistica, dagli esordi tormentati fino alle più recenti sperimentazioni, esplorando in maniera profonda la sua relazione con le tecniche dell’incisione. Destino ha voluto che fosse l’ultimo atto della presenza fisica di Baselitz che si è spento il 30 aprile scorso all’età di 88 anni. Il 6 maggio avrebbe dovuto partecipare all’inaugurazione di un’altra sua personale “Georg Baselitz. Eroi d’Oro”, a cura di Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, che presenta la più recente serie di suoi dipinti di grandi dimensioni.

Per quanto riguarda il titolo, nell’intervista pubblicata in catalogo, Baselitz si richiama all’inno “Avanti popolo!”, che per lui significa un appello a non fermarsi agli stereotipi e a non lasciarsi ingannare, collegato con l’altro slogan della sinistra “lotta continua”, nel senso del superare gli ostacoli che bloccano il libero di spiegarsi del pensiero e la libertà dell’artista nello stravolgere i canoni consolidati.

Un titolo che diventa ancora più pregnante dopo la sua scomparsa: definisce l’intera sua vita che ha sempre rifiutato le semplificazioni di corrente o di stile, ma ha cercato nuovi concetti, nuove poetiche: “Baselitz ha trovato per sé una via individuale che non è inimitabile né può diventare stile”, scrive il critico Ulrich Weisner per il quale l’artista tedesco “è uno xilografo nato”. Osservando le sue xilografie, “si potrebbe persino pensare che proprio in questo ambito risieda la sua vera vocazione, che nel mezzo della xilografia il suo concetto artistico e le sue capacità si realizzino nel modo più immediato e coerente, con la massima chiarezza e naturalezza”.

Qui si ripropone il parallelismo con il suo collega toscano, Pietro Parigi. La forza della xilografia sta nella nettezza e nella forza del segno, che per Parigi rappresentava il carattere originario della fede cristiana e la semplicità e autenticità del rapporto umano. Per Baselitz esprime energia senza limiti e ricerca insoddisfatta dell’assoluto.  

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