Danza: Kinkaleri, la gioia del corpo vince sulla pesantezza dell’oggi

In prima assoluta a Cango l’ultimo lavoro dell’ensemble di Prato

Firenze – Cosa conta davvero oggi quando le guerre annientano il valore della vita umana ridotta a nemico o a danno collaterale? Contano le relazioni umane, la libera e aperta espressione del proprio corpo e della propria unicità, la gioia di sentirsi in consonanza con tutti gli esseri della terra, soprattutto quelli che riempiono di forza, energia e spontaneità gli elementi fondamentali, l’aria, l’acqua, la luce.

In questi incontri liberi e aperti al reciproco piacere che non è solo fisico, si manifesta la gioia di vivere. Così come nel gioco che non ha sovrastrutture di razionalità o di interesse, e che proprio per questo costruisce autentici momenti di conoscenza reciproca.

E’ la grande sarabanda dell’esistenza come quella che viene raccontata da Hieronymus Bosch nel trittico “Il giardino delle delizie”, conservato al Prado, al quale si ispira la coreografia che Kinkaleri ha presentato in prima assoluta a Cango, i Cantieri Goldonetta, nel cartellone della Democrazia del corpo, rassegna ideata da Viriglio Sieni sui migliori risultati della ricerca coreografica internazionale.

Il giardino di Bosch è evocato con elementi e attrezzi scenici essenziali a rappresentare l’acqua e l’aria, e anche da alcune figure create dai danzatori come quella dei due cavalli con l’amazzone che li guida. Ma è un esercizio inutile andare alla ricerca delle somiglianze descrittive con il trittico, perché quello che Massimo Conti, Marco Mazzoni e Gina Monaco hanno messo in scena è soprattutto l’intensità del convivere fra tutti gli esseri nel mondo che offre piacere e bellezza e che, grazie all’umanità, si sublima in fantasia e creatività. Dunque niente solennità, pesantezza, pregiudizio, sensi di colpa che si trasformano in prepotenza e inganno.

Si tratta, come avverte il titolo della performance, di “Some dances on dickfaces” (SDOD), nel quale l’ultimo termine esprime il contrario del senso e delle circostanze nelle quali viene comunemente usato:  queste sono facce di c.  che si riconoscono nella loro unicità, chiedono e offrono, raggiungono pienezza e piacere solo aprendo il loro corpo, creando e condividendo. E lo mosrano nel volto sorridente. Un Eden terreno nel quale tutti sono accolti, perché non esiste una colpa del vivere.

All’inizio la performance guarda al sipario trasparente sul quale sono disegnati stormi di rondini, volano gli uccelli volano, danzano i ballerini, seguendo codici di geometrie esistenziali, direbbe qualcuno, in duetti e quartetti: cercandosi e toccandosi, amandosi in gioiosi movimenti ed  equilibrismi elaborati. Un telo leggerissimo di plastica azzurra rappresenta poi l’acqua nella quale si immergono come grande delfini comparendo a tratti, nelle loro nudità giocose.

Bottiglie d’acqua offrono loro lo strumento per giocare e colpirsi rovesciandosi addosso zampilli dalle bocche. Grande fisicità e capacità di trasmetterla come emozione quella dei quattro danzatori: Samira Cogliandro, Marco Fichera, Matteo Marongiu, Stefano Roveda.  

Il corpo vince su tutto: “Sull’orlo del disastro umano del linguaggio, del pensiero, – spiegano i tre dell’ensemble Kinkaleri – sull’orlo di una intelligenza che non evolve nonostante l’evidenza di una necessità, non possiamo far altro che tenere fisso lo sguardo sul corpo antico, dimenticato e inesplorato nella sua libera presenza”.

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