Le Tre leggi della robotica di Isaac Asimov continuano a essere citate come una bussola intuitiva del comportamento delle macchine intelligenti. Ma Asimov aveva previsto molto più delle semplici regole morali: nei suoi romanzi emergono diffidenze popolari, tensioni politiche, conflitti tra lavoratori umani e robot. Ciò che non poteva immaginare era il contesto industriale e geopolitico concreto del XXI secolo, quello che sta per manifestarsi alla International Robot Exhibition (IREX) di Tokyo, la più importante fiera robotica al mondo, che si prepara a segnare una svolta storica nell’avvento dei robot umanoidi.
IREX 2025 mostrerà come gli umanoidi stiano passando dallo stadio di prototipi al ruolo di prodotti commerciali. Nei padiglioni, tradizionalmente dominati da bracci industriali e sistemi automatici, saranno presenti umanoidi capaci di muoversi, afferrare, manipolare oggetti e svolgere attività operative. In Giappone, questo salto non sarà percepito come un esercizio futuristico: il Paese, afflitto da una delle crisi demografiche più gravi al mondo, discute da anni il ruolo dei robot come integratori della forza lavoro. E non a caso, i produttori giapponesi presenti a IREX – da SoftBank Robotics, storica sviluppatrice di robot di servizio, fino ai dipartimenti di robotica di Honda e Toyota – mostrano prototipi che riflettono un pensiero industriale maturo e una visione politica di lungo periodo.
Accanto ai colossi giapponesi, IREX 2025 sarà soprattutto il palcoscenico della Cina. Qui la strategia è diversa: non immaginare come integrare i robot nella società, ma come produrli in serie e conquistare il mercato globale. Aziende come UBTECH Robotics, Unitree Robotics, Agibot e DEEP Robotics arriveranno con umanoidi pronti per la produzione industriale, non per una dimostrazione teorica. La Cina domina già oltre la metà delle nuove installazioni mondiali di robot industriali, e sta cercando di replicare la stessa supremazia negli umanoidi: mira a diventare lo “stabilimento globale” del lavoro robotico.
Gli Stati Uniti, a loro volta, rappresenteranno un polo tecnologico diverso, più orientato alla ricerca avanzata e alle applicazioni commerciali di frontiera. A IREX saranno presenti, direttamente o indirettamente, aziende come Boston Dynamics, riconosciuta per le sue piattaforme robotiche ad alta mobilità, e Agility Robotics, che con il suo umanoide Digit sta cercando di aprire il mercato della logistica automatizzata. È probabile che vengano mostrati anche modelli delle nuove startup americane nate per sfruttare l’esplosione dell’intelligenza artificiale integrata nei robot fisici.
Complessivamente, secondo varie analisi di settore, il mercato globale degli umanoidi passerà da circa 3 miliardi di dollari nel 2025 a oltre 15 miliardi entro il 2030, con una crescita annua stimata vicino al 40%. La regione Asia-Pacifico è già quella predominante e dovrebbe mantenere la leadership, seguita da Nord America; l’Europa rimane molto più indietro, sia come produzione sia come capacità di scalare gli investimenti.
Ed è proprio qui che emerge la posizione europea. L’Europa ha competenze scientifiche notevoli, ma non dispone né di una strategia industriale unitaria sugli umanoidi né di una regolazione specifica dedicata ai robot fisici. L’AI Act disciplina i sistemi di intelligenza artificiale, ma non affronta la presenza sociale dei robot, né il loro ruolo nel lavoro, né le implicazioni di una diffusione massiccia degli umanoidi. A livello industriale, aziende come PAL Robotics (Spagna), Neura Robotics (Germania) e, in misura molto più limitata, realtà italiane come Oversonic, rappresentano iniziative isolate e lontane dalla scala asiatica o americana.
Pur condividendo con il Giappone un crollo demografico altrettanto drammatico, l’Italia non pare in grado per ora di discutere seriamente il possibile ruolo degli umanoidi nella società e nel lavoro. Non esiste un piano nazionale, non esiste un dibattito politico, non esiste una vera visione industriale di lungo periodo. L’Italia, molto probabilmente, potrebbe trovarsi a introdurre i robot non per scelta, ma come reazione tardiva alla carenza di manodopera. E in assenza di preparazione culturale, l’arrivo improvviso degli umanoidi potrebbe in futuro alimentare una nuova forma di paura collettiva – una “robotofobia” – simile a quella che oggi e in passato ha caratterizzato il dibattito, molto spesso tutto ideologico, sull’immigrazione. I robot, saranno in questo caso forse percepiti come “altri”, forse vissuti come invasori tecnologici o concorrenti, e diventare terreno fertile per narrazioni politiche polarizzanti.
In questo senso, IREX 2025 mostrerà non solo quali tecnologie stanno arrivando, ma anche quali società sono pronte a integrarle. Il Giappone vede negli umanoidi un’estensione necessaria del proprio modello sociale; la Cina vede una leva industriale e geopolitica; gli Stati Uniti un terreno di innovazione competitiva. L’Europa – e in particolare l’Italia – potrebbero invece vedere gli umanoidi solo quando sarà troppo tardi per gestirne razionalmente l’impatto. Sintetizzando il ritardo è sia industriale che culturale.
Le Tre leggi di Asimov continueranno a essere citate, ma la vera regolazione del futuro dovrà confrontarsi con demografia, industria, psicologia sociale e politica internazionale. La convivenza tra esseri umani e robot non sarà un problema tecnico: sarà una questione di società. IREX 2025 ne offrirà la prima, concreta dimostrazione.