La grande stagione delle Riviste culturali italiane

La mostra nelle sale al piano terra della Galleria degli Uffizi

“Non si volge chi a stella è fisso” è questo il motto dei giovani vinciani, tra tutti, “Giuliano il Sofista” e “Gian Falco” alias Giuseppe Prezzolini e Giovanni Papini che sotto il nume tutelare di Attilio Vallecchi, dopo i primi numeri stampati da altri nomi della nascente editoria fiorentina, fondarono nel 1903 la rivista “Il Leonardo”, un incontro quello che anni più tardi Giovanni Papini definì quasi un segno del destino.

Ed è proprio da “Il Leonardo” la rivista fiorentina nata in una stanza presa in affitto a Palazzo Davanzati che riuniva i giovani intellettuali desiderosi di rinnovare la cultura del tempo e di portare in Italia il dibattito filosofico in atto a favore del pragmatismo di Schiller e James che prende il via la mostra appena inaugurata nelle sale al piano terra della Galleria degli Uffizi e che porta il titolo “ Riviste. La cultura in Italia nel primo ‘900” fortemente voluta dal Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e  a cura di Giovanna Lambroni, Simona Mammana e Chiara Toti.

Organizzata dagli Uffizi insieme alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze la mostra abbraccia un periodo che va dal 1903 al 1926, ventisei sono le riviste pubblicate in tutta Italia ma che hanno il loro centro propulsore in Firenze, un totale di 264 pezzi in mostra tra pagine di riviste, testate, libri, dipinti, disegni, sculture, un’occasione questa per scandagliare il vasto giacimento fiorentino, sia della Galleria degli Uffizi che della Biblioteca Nazionale di Firenze ma anche della Fondazione Primo Conti, il taglio scelto è quello dell’influsso delle idee trasversali esistente all’epoca anche tra i collaboratori.

Non solo Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini, Benedetto Croce, Ardengo Soffici e Tommaso Marinetti ma anche Piero Gobetti, Antonio Gramsci, Leo Longanesi, Curzio Malaparte, Massimo Bontempelli, e altri ancora protagonisti dell’esposizione, li troviamo nelle pagine e alcuni ritratti nelle opere d’arte che li hanno resi immortali. Se “Il Leonardo” in mostra in bacheca  con la prima pagina datata 4 gennaio 1903 che mostra la straordinaria testata che propone il Programma sintetico e altri documenti fondamentali come il “Discorso ai Giovani del Gruppo Vinciano” di Gian Falco del Novembre 1902, e le prove grafiche per le testate di Doudelet e Oscar Ghiglia, Adolfo de Carolis,  è solo l’inizio, questo affascinante viaggio nelle riviste del primo Novecento prosegue con “Il Regno” fondato da Enrico Corradini sempre nel 1903 e primo organo di stampa del nazionalismo italiano, “Hermes” del 1904 rivista letteraria di ispirazione dannunziana e sempre nel 1903 arriviamo a Napoli con “La Critica” di Benedetto Croce e Giovanni Gentile.

Le inquietudini del gruppo dei vinciani vengono superate e nel 1908 Giuseppe Prezzolini fonda “La Voce” luogo di dibattito culturale e di circolazione delle idee in un ambito di pluralismo e di portata internazionale, le firme sono quelle di Giovanni Amendola, Benedetto Croce, Gaetano Salvemini, Giovanni Gentile. Il 1913 è l’anno di “Lacerba” di Giovanni Papini e Ardengo Soffici,  la rivista letteraria di stampo “anti-passatista” e che diventerà l’organo di riferimento del futurismo fiorentino prende il nome dal poemetto del Trecento di Cecco d’Ascoli da cui sarà ripreso il verso che sarà inserito nella testata “Qui non si canta al mondo delle rane”, su queste pagine che vedranno  collaborare i più grandi artisti dell’epoca, tra questi anche  Picasso di cui è in mostra il disegno pubblicato.

Nel 1905 a Milano Filippo Tommaso Marinetti insieme a Sem Benelli e Vitaliano Ponti  fonda “Poesia”  che nel 1909 pubblicherà il Manifesto del Futurismo e diventerà organo ufficiale del movimento a Firenze invece nel 1916 nascerà, Grazie a Emilio Settimelli e Bruno Corra “L’Italia Futurista” che durerà per due anni. Dal dramma della guerra scaturirà  un “ritorno all’ordine”.

Siamo nel 1918/19, nascono in questo periodo a Roma due riviste cardini della cultura italiana,  “Valori Plastici” e “La Ronda”, sulla prima troveranno spazio le teorie estetiche di Carlo Carrà, de Chirico e Savinio, del primo troviamo in mostra anche l’opera manifesto “L’ovale delle apparizioni” realizzata contestualmente alla preparazione del primo numero e proveniente dalla Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma, un “Ritorno all’ordine” anche nel mondo letterario sotto il segno di Manzoni e Leopardi.

Nel dopoguerra Piero Gobetti a soli diciassette anni fonda “Energie Nove”, siamo a Torino, è qui che un anno dopo Gramsci, Tasca, Terracini e Togliatti fondano “ L’Ordine Nuovo” organo del neonato movimento dei consigli di fabbrica, nel 1922 Piero Gobetti fonda “Rivoluzione Liberale” e indaga le cause storiche delle contraddizioni italiane, con “Il Baretti” in seguito alle limitazioni alla libertà di stampa, potrà portare avanti l’opposizione al fascismo sul piano culturale.

L’affermarsi della tendenza culturale di Strapaese che sostiene l’idea di una cultura autarchica è alla base delle riviste “Il Selvaggio” che nasce a Colle Val d’Elsa nel 1924 per poi trasferirsi a Firenze sotto la guida di Mino Maccari e “L’italiano”  diretta da Leo Longanesi fondata a Bologna due anni più tardi, a quest’ultimo spetterà la guida di entrambe le riviste negli anni Trenta. L’apertura alle nuove correnti di stampo europeo saranno i cardini di “900” e di “Solaria” che concludono il viaggio nell’Italia delle riviste del primo Novecento.

E’ in lingua francese “900” fondata da Massimo Bontempelli e Curzio Malaparte mentre “Solaria” di Alberto Carocci si divide tra “rondisti” che aspirano a un’arte lontana dalla politica e “solariani” che vedono nella cultura uno strumento di analisi e denuncia e sopravvivrà fino alla metà degli Trenta. Accanto alle riviste battagliere nasce una produzione editoriale importante che spesso serve per finanziare la pubblicazione delle riviste stesse e che rappresenta la nascita dell’industria editoriale italiana, è quello che accade con i libri della Libreria della Voce un’idea che parte da Prezzolini e ancor prima con la Biblioteca del Leonardo e che porterà Attilio Vallecchi da semplice tipografo a diventare “il primo editore del Novecento letterario” come precisato da Giorgio Luti nel suo memorabile “Firenze corpo 8”.

La mostra è stata presentata nella Biblioteca Magliabechiana alla presenza del Direttore della Galleria degli Uffizi Eike Schmidt del Presidente del Senato Ignazio La Russa, del Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, della Direttrice della Biblioteca Nazionale di Firenze Laura Passarelli, della Prof.ssa Simonetta Bartolini membro del Consiglio Superiore Beni culturali e paesaggistici, del Governatore della Toscana Eugenio Giani e delle tre curatrici.

In foto: Eike Schmidt, Gennaro Sangiuliano, Laura Passarelli, Ignazio La Russa

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